Dal Web

Imprese e cyber difesa

Nel 2016 le imprese italiane hanno investito quasi un miliardo di euro (972 milioni) nella cosiddetta information security, con un aumento del 5% sull’anno precedente.
Nel nostro paese il mercato ICT totale vale 66 miliardi.
Secondo quanto dichiarato da Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Information security e privacy del Politecnico di Milano, a Il Sole 24 Ore si tratta di un tasso di crescita “in linea con il trend internazionale ma non ci tranquillizza. Solo una grande azienda su due ha il manager per la gestione della sicurezza informatica, insomma siamo ancora indietro».
Continuando con i dati: 1 azienda su 6 dispone di un piano pluriennale di difesa con riferimenti al piano industriale e guardando tra le grandi società quotate si arriva al 58%.
Sicuramente la consapevolezza in materia di sicurezza informatica sta aumentando in Italia, ma non tutte le società sono in grado di varare un vero e proprio piano organico con il budget necessario.
Nelle nostre aziende attualmente si spende più per tecnologia, servizi di integrazione It, software e servizi esternalizzati mentre si sta ancora lavorando sulla sicurezza delle informazioni. Solo 1 impresa su 7 ha sottoscritto una polizza assicurativa contro i cyber rischi e i danni causati a terzi.
Secondo quanto rivela la seconda edizione dell’Osservatorio Information security e privacy solo il 13% del campione ha adottato delle policy riguardanti l’internet delle cose (pilastro dell’industria 4.0) e il 40% sta valutando le possibili azioni di difesa. Anche per i dispositivi smart si fa ancora troppo poco: appena il 10% delle organizzazioni interpellate adotta delle soluzioni It specifiche.
«Tra le aziende del nostro Paese quasi un attacco su tre va a buon fine e nel 66% dei casi viene scoperto, in media, dopo sei e più mesi. Tra le criticità c’è inoltre la difficoltà di disporre di personale specializzato e le strategie di risposta offrono ampi spazi di miglioramento - aggiunge Paolo Dal Cin, Accenture security lead per Italia, Europa Centrale e Grecia -. Per questo le imprese dovranno lavorare sempre di più e meglio sulla parte di definizione strategica e sulla prevenzione, puntando in modo significativo sull’innovazione».

Fonte: Il Sole 24Ore 

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App Salvanegozi

Hanno due finalità: una piace ai commercianti, l’altra soddisfa i consumatori. Sono le app e i siti web che portano i clienti nei negozi fisici, esempio di come il digitale possa aiutare il commercio tradizionale e il cliente contemporaneamente. Secondo le stime di RetailMeNot.it in Italia dal 2014 alla fine del 2017 l’e-commerce crescerà di oltre il 62% superando i 10 milioni di euro.
A livello europeo l’aumento dell’e-commerce provocherà un calo dell’1,5% delle vendite nei negozi fisici.
Un case-study importante in questo senso è quello di Doveconviene, la app che in 8 anni ha raggiunto oltre 22 milioni di euro di investimenti. Si tratta di una piattaforma digitale, accessibile sia tramite app gratuita che dal portale www.doveconviene.it, che mette a disposizione dell’utente informazioni utili come orari, localizzazione e volantini di negozi e supermercati, per aiutare l’utente nella sua scelta.
Da novembre, inoltre, è attivo un servizio di notifica per iniziative, concorsi e novità nelle vicinanze dell’utente, che sfrutta appieno le potenzialità dei dispositivi mobile, sempre più usati da tutti.
Altra app interessante a questo scopo è Checkbonus, che premia i consumatori quando vanno nei punti vendita convenzionati, anche se non acquistano nulla. Tramite GPS  la app localizza l’utente e gli fa accumulare punti per gift card e buoni acquisto da spendere in uno dei negozi convenzionati, indipendentemente da dove sono stati raccolti.
Risparmiosuper, poi, aiuta i consumatori a fare la lista della spesa risparmiando, sempre tramite la localizzazione.
Infine, c’è Ti Frutta che restituisce al cliente una percentuale della somma spesa, attraverso una tecnologia di riconoscimento dati contenuti negli scontrini di cassa di ultima generazione. Basta fotografare lo scontrino dopo l’acquisto e inviarlo alla app che accredita il denaro sul borsellino virtuale dell'utente.

Fonte: Corriere Economia

 

Fonte articolo: Corriere Economia

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Giappone: impiegati sostituiti dal robot

Sono in molti a temere il giorno in cui le macchine sostituiranno i lavoratori umani, ma invece che un lontano scenario post-apocalittico, potrebbe essere già realtà. In una più importanti compagnie di assicurazioni giapponesi, infatti, trentaquattro dipendenti saranno licenziati e sostituiti da un sistema di intelligenza artificiale, in grado di calcolare le liquidazioni sanitarie in modo totalmente autonomo.
La Fukoku Mutual Life Insurance (questo il nome della compagnia assicurativa) così aumenterà la propria produttività del 30%, con un risparmio di circa 340 milioni di yen (2 miliardi e 775 milioni di euro) ed un ritorno sull’investimento in meno di due anni.
Il sistema di intelligenza artificiale si basa su Ibm Watson Explorer, in grado di
analizzare e interpretare ogni genere di dato (audio, video, immagini e testo non strutturato), certificati e di storie mediche, per calcolare l’ammontare della cifra da erogare al paziente. Per i primi tempi i calcoli delle macchine saranno comunque supervisionati e approvati dal personale umano, ma questa innovazione rappresenta un enorme risparmio di tempo e denaro per l’azienda.
Altre compagnie assicurative giapponesi hanno dichiarato di voler automatizzare completamente il calcolo delle liquidazioni e durante il mese di febbraio, il ministro dell’Economia giapponese introdurrà, in via sperimentale, un sistema di intelligenza artificiale che avrà il compito di snellire modalità e tempi della redazione di progetti in risposta alle richieste dei ministri.

Fonte: Corriere Innovazione

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FOOD ONLINE: MEGLIO SU MISURA

Cereali preparati su misura (con mymuesli.com), biscotti personalizzati da ricevere un’ora dopo l’ordine (a Cupertino con Doughbies), gli abbonamenti giornalieri allo spuntino (si paga un tot alla settimana per snack a domicilio su Naturebox.com) fino alle caffetterie dove la consegna a domicilio include la torrefazione al momento raccontano quanto il food e il largo consumo siano il terreno di conquista per l’innovazione digitale un tempo appannaggio solo di fashion e accessori.
La società Roland Berger ha condotto uno studio sui nuovi modelli di business digitali selezionando 100 start-up «Fast Mover Consumer Goods» in tutto il mondo che ridefiniscono le abitudini di consumo. A emergere è uno scenario dove l’e-commerce del cibo è «una categoria ancora di nicchia nell’online globale (vale circa il 9%, ndr)», spiega Pierpaolo Mamone, principal di Roland Berger e responsabile practice consumer goods, «ma è destinata a crescere grazie alla tecnologia, per un giro d’affari che insieme ai prodotti per la cura della persona sarà di 220 miliardi di dollari (211 mld di euro) entro il 2020 con un incremento del 16% annuo, oltre ogni altra categoria di spesa».
La ragione va ricercata «nei consumatori «always on», sempre connessi, che con il digitale vogliono risparmiare tempo, ma soprattutto fare esperienza di marca, quella gourmet experience tagliata su misura che tante start-up e anche i grandi marchi stanno proponendo in rete».
Alcuni paesi rappresentano già delle best practice nel settore dell’e-commerce del food: è il caso della Corea del Sud e del Regno Unito, dove la percentuale di internet user ad aver acquistato online prodotti alimentari confezionati è pari rispettivamente al 51% e al 37%, mentre in Germania Roland Berger stima che Amazon diventerà il secondo player nel mercato grocery entro il 2020.
La Penisola resta nelle stime un paese più tradizionale nell’approccio alla spesa alimentare. «In generale nel 2017 il tasso di intensità dell’online crescerà se le marche saranno in grado di andare incontro alle domande latenti dei consumatori che vogliono velocità negli acquisti e risparmio in primis», racconta Mamone. «In Italia è dinamico l’e-commerce dei settori consumer electronic e del fashion, ma ci aspettiamo una crescita del food anche nelle categorie meno rappresentate. Parlo di quello che viene definito confectionary, dagli snack al cioccolato ai dolci».
Sono legate proprio al settore dolciario le start-up più innovative legate all’e-commerce del cibo. «Dalla tedesca mymuesli.com ai biscotti della californiana Doughbies, l’online risponde anche a una voglia di artigianalità di preparato al momento», aggiunge Mamone. «Ognuno compone la propria ricetta e ci sono anche abbonamenti online per avere il pranzo sul desk dell’ufficio o lo spuntino pomeridiano a base di frutta secca come garantisce Naturebox».
Anche i grandi brand stanno innovando «per lo più ricorrendo a partnership», afferma la ricerca di Roland Berger. Kitkat Nestlé, per esempio, si è alleato con Android (il sistema operativo di Google), Ferrero insieme con Universal Studios ha lanciato i Tic Tac Minions, E sempre da Kinder Ferrero, secondo quanto risulta a ItaliaOggi sono attesi gli ovetti con la confezione collegata a giochi di realtà aumentata.

(Fonte: Italia Oggi)

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CON E-BAY ARRIVA LO SHOPPING EMOTIVO

A fine novembre eBay ha lanciato un temporary shop sperimentale, basato sul fatto che lo shopping natalizio causi non poco stress a tutti gli acquirenti.
Secondo la ricerca condotta da eBay, infatti, durante lo shopping tradizionale i nostri battiti del cuore subiscono un incremento del 33%, soprattutto per gli over 45. Inoltre è stata evidenziata una perdita di interesse negli acquisti dopo 32 minuti, momento in cui generalmente ci si accontenta di un prodotto che non ci soddisfa pur di non dover proseguire con gli acquisti. Per questo il colosso dell’e-commerce ha aperto per due giorni a Londra il primo pop-up store alimentato dalle emozioni, “The Ultimate Do Good, Feel Good Shop”, concepito per rendere l’esperienza di acquisto il più rilassante possibile.
L’ambiente era certamente ospitale e quasi zen grazie a luci basse e neon colorati, senza suoni o rumori superflui.

Qui ogni cliente poteva entrare in una cabina privata con all’interno soltanto un grande monitor ed una telecamera, dove una voce spiegava tranquillamente le istruzioni dello “shopping emozionale” in cuffia. Bastava inserire i propri dati (nome, indirizzo mail, età e genere) e il sistema mostrava ad ogni utente soltanto 12 prodotti, ciascuno per 10 secondi. Le reazioni ad ogni prodotto visualizzato sono state analizzate tramite un sistema di codifica facciale e tecnologia bio-analitica ideate da Lightwave per interpretare le emozioni suscitate da ogni singolo oggetto visualizzato. Si creava così una lista di regali ideale in base al livello di gradimento mostrato dalle reazioni facciali.
A corredo di questa esperienza le emozioni di ciascuno venivano rappresentate tramite un Emotional Tapestry, una proiezione artistica in real time delle risposte emotive agli oggetti mostrati ai clienti nelle cabine.
“Il concetto di non dover acquistare sotto pressione, ma solo perché il prodotto in questione incontra il tuo consenso è un’opportunità davvero interessante. Questo potrebbe diventare per tutti un modo in cui fare shopping, in futuro” ha commentato Julia Hutton-Potts, direttore della comunicazione di eBay Marketplaces.

Fonte: Ninja Marketing

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INSTAGRAM: COME USARLO AL MEGLIO

Promuovere la propria attività o azienda su Instagram è qualcosa che può sembrare semplice, ma non basta postare foto carine per avere successo su questo social network che conta oltre 500 milioni di utenti attivi al mese.
I punti fermi, secondo gli esperti di Ninja Marketing, devono essere i seguenti: 
1- Conoscere il proprio pubblico: a chi ti rivolgi? Chi può essere interessato ai tuoi contenuti?
2- Coinvolgere i follower: condividi i loro contenuti o stimolali a interagire con le tue foto, ma devi sempre tenere a mente che il centro della tua strategia sono gli utenti.
3- Non sempre il prodotto è al centro: nella tua strategia di comunicazione potrebbero essere coinvolte altre attività e passioni che le persone amano. Potresti trasformare il tuo brand in una filosofia di vita.

Una volta acquisiti questi “fondamentali” possiamo procedere con i consigli d’uso più pratici:
- Posta da una a tre volte al giorno
Devi fare in modo che il tuo profilo appaia attivo, senza abbandonarlo immotivatamente per settimane e poi sovraccaricare improvvisamente i follower di foto. Il giusto, come spesso accade, sta nel mezzo e dipende dai tuoi obiettivi: se vuoi coltivare un pubblico ampio, posta più di una volta al giorno, compresi i festivi, ma senza superare le 3 foto al giorno per non sembrare insistente.

Cerca di capire l’algoritmo di Instagram
Instagram, come altre piattaforme e app, cambia il suo algoritmo ad ogni aggiornamento. L’ultimo ci mostra soltanto le foto a cui crede siamo più interessati, in base ai nostri clic e “mi piace”. Ciò significa che probabilmente vedrete più spesso foto dei vostri migliori amici, mentre quelle delle aziende o di persone con cui avete meno a che fare rimangono in fondo. Il contenuto, in pratica, è su misura, come avviene su Facebook. Il che, da un punto di vista economico va sfruttato a nostro vantaggio. Non è impossibile. Basterà aumentare il cosiddetto engagement con gli utenti, ovvero diventare virtualmente come migliori amici, accendendo il loro interesse ed interessandoti tu stesso ai loro contenuti. Tutto ciò senza mai tralasciare la qualità dei tuoi contenuti.

Idee per aumentare l’engagement:
Foto esclusive o da “dietro le quinte”
Re-post da altri utenti, noti anche come “user generated content”
Video
Contest e premi
Story telling
Citazioni o immagini divertenti.

Pensa bene al testo di accompagnamento
Non è soltanto una riga messa svogliatamente con qualche hashtag. Deve attirare l’attenzione e illustrare l’immagine che affianca e fa parte a pieno titolo della costruzione della qualità del tuo post. Anche il testo serve all’utente per stabilire se un contenuto gli piace o meno. Una didascalia simpatica, intelligente o anche furba potrebbe aiutarti a conquistare un follower indeciso. Inoltre una didascalia con un punto interrogativo stimola l’engagement e avvia una possibile discussione con gli altri utenti.

Qui troverai qualche esempio di aziende che riescono ad usare Instagram al meglio, da cui trarre ispirazione.

 

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Amazon Go: il primo negozio senza casse

All’inizio del 2017 Amazon aprirà il suo primo negozio di alimentari a Seattle.
1800 mq in cui sarà possibile fare acquisti come in un qualsiasi supermercato, ma senza code, senza casse e senza pagare fisicamente. Basterà essere iscritti ad Amazon ed aver scaricato la app di Amazon Go per fare comodamente acquisti con il metodo “Just Walk Out” (letteralmente: esci e via).
Qui trovate il video di presentazione del progetto, per ora usufruibile solo nella versione beta dai dipendenti di Seattle del colosso e-commerce.



Il cliente entra passando il proprio cellulare su un lettore ottico, prende ciò che desidera dagli scaffali e esce, senza contatti con dipendenti o cassieri.
Non è ancora chiaro come Amazon abbia pensato di porre freni ad eventuali taccheggi o furti, ma si pensa addirittura ad un sistema di riconoscimento facciale.
Se da una parte si plaude all’innovazione e alla spesa del futuro, dall’altra un negozio del genere mette potenzialmente a rischio tantissimi posti di lavoro e rapporti umani nella spesa a cui eravamo abituati finora.
Gli interrogativi posti da questa notizia sono tanti e tali da aver istituito una pagina di FAQ ufficiale.

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E-COMMERCE IN ITALIA: I DATI 2016

A fine anno è arrivato il momento di tirare le somme per quanto riguarda i dati in nostro possesso sugli acquisti online degli italiani. A quanto pare non siamo ancora così avvezzi all’e-commerce, se, secondo le ultime stime dell’Osservatori del Politecnico di Milano, concludiamo in rete appena il 5% dei nostri acquisti (da due a quattro volte meno di francesi, tedeschi e britannici).
In 19 milioni hanno sperimentato almeno una volta nel 2016 lo shopping digitale, cioè il 60% degli utenti Internet (in Francia sono 41 milioni, in Germania 48 milioni).
Non c’è però da disperare, visto che nel nostro Paese i consumi in generale sono fermi, mentre quelli sul web nell’ottobre scorso erano cresciuti del 18%. L’oggetto più acquistato? Gli smartphone (mercato triplicato negli ultimi tre anni) e i settori? Si sono ampliati: non solo viaggi e elettronica, ma anche abbigliamento, mobili e alimentari.
Il turismo traina ancora il mercato web con 8 miliardi e mezzo di euro spesi per biglietti e stanze d’albergo (il 44% delle spese complessive fatte in Rete dagli italiani). Per quanto riguarda, però il tasso di crescita i viaggi si fermano a +10%, mentre i servizi nel loro complesso arrivano al +8%. Sorprendono con un +32%, le vendite di prodotti: elettronici (quasi 3 miliardi di euro, +28%), ma anche abbigliamento (+27%) e new entry come arredamento (+48%) e alimentari (+20%).
L’Italia, inoltre, si sta avvicinando ai trend europei anche con l’aumento degli acquisti da smartphone, saliti del 53% nell’ultimo anno, per due terzi in prodotti acquistati, soprattutto grazie ad offerte speciali, a tempo limitato o spinte dalle piattaforme di acquisto social.

Fonte: La Repubblica

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Black Friday e Cyber Monday

La moda del «Black Friday»(folli sconti applicati da negozi fisici e online nel venerdì successivo al giorno del Ringraziamento) si è ormai diffusa in tutto il mondo, Italia compresa ma da dove ha origine?
A quanto pare, dopo aver celebrato il giorno del Ringraziamento, gli americani dedicavano le successive 24 ore di festa (un po’ come il nostro Santo Stefano) allo shopping, spesso per acquistare i regali dell’imminente Natale. Da qui nacque la mossa strategica di sconti ad hoc da parte di molti negozianti.
Il nome “venerdì nero” per alcuni sarebbe nato a Filadelfia e deriverebbe dal pesante traffico stradale che si sviluppa in questo giorno. Secondo altri, invece, sarebbe da far risalire ai libri contabili dei commercianti che passavano dal colore rosso (perdite) al nero (guadagni).
La prima traccia di Black Friday risale comunque al 1924, quando la catena Macy's organizzò la prima parata per celebrare l'inizio dello shopping natalizio, ma fu solo con il boom economico degli anni 80 che questa tradizione commerciale esplose negli Stati Uniti e, successivamente, nel resto del mondo.
Dopo i negozi tradizionali, intorno al 2005, sono cominciati ad aggiungere quelli online, creando una nuova ricorrenza, quella del Cyber Monday, il lunedì dopo la festa, in cui le scoutistiche sono esclusivamente all’e-commerce.
In Italia si registra una maggiore incidenza di acquisti in occasione del Black Friday soprattutto on-line, in quanto il nostro paese non celebra la festa del Ringraziamento e gli acquirenti approfittano delle promozioni a livello globale.
Secondo i dati di una ricerca condotta dal portale di comparazione prezzi Idealo.it, “in Italia, nel 2015 si è registrata una crescita del fenomeno pari al 33,46% rispetto all’anno precedente. In dettaglio, l’incremento percentuale di traffico rispetto alle tre settimane precedenti e successive è stato nel 2015 del 78% per il Back Friday e del 40% per il Cyber Monday.” Nel 2014 la crescita fu più contenuta, con 11,03% di visitatori in più per il Black Friday e solo 4,52% per il Cyber Monday.  
I prodotti più popolari appartengono principalmente al settore dell’elettronica di consumo (console di gioco, robot da cucina, notebook, TV LED, obiettivi, fotocamere, smartphone…).  
Secondo una ricerca condotta da Advisato.it, portale per la raccolta di coupon e codici sconto, il target include principalmente “giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni, di cui il 52% è rappresentato da donne, mentre il 48% da uomini.” 
Il coinvolgimento degli utenti e le conversazioni sui social che vertono sul tema degli sconti del black weekend rispecchiano un comprensibile picco di interesse nel giorno del venerdì (45%), in crescita dai giorni precedenti (30%) e poi a scemare nei giorni successivi (25%) quando il consumatore spera ancora in qualche offerta dell’ultimo minuto. 

Fonte dati: La Stampa Tecnologia 

 

 

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PAUSA PRANZO DI SUCCESSO

In media ognuno di noi passa almeno 8 ore al lavoro, praticamente un terzo della giornata, fermandosi solo per una pausa pranzo che no, non si può proprio passare scorrendo gli aggiornamenti dei social media o peggio, addentando un panino senza staccare gli occhi dallo schermo.
Notice Board Company ha realizzato un’infografica con 10 idee per modificare le proprie abitudini, diventare più produttivi e avere successo al lavoro partendo proprio dalla pausa pranzo.
La parola d’ordine? Basta stress. Ecco come:
1. Mangia cibo sano per nutrire la mente e il fisico. Via libera a: noci, uvetta, mandorle, avocado, frutta e cioccolato fondente
2. Riposati
3. Datti degli obiettivi da raggiungere in una settimana, un mese oppure un anno
4. Ricontrolla quello che hai fatto la settimana precedente
5. Fai esercizio fisico: mens sana in corpore sano
6. Socializza, chiacchiera con i colleghi e fai nuove amicizie
7. Gestisci le questioni di tutti i giorni
8. Esci dall’ufficio!
9. Fa qualcosa che ti appassioni
10. Leggi un buon libro

Fonte articolo: Ninja Marketing

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FOOD DELIVERY: LE ULTIME FRONTIERE

Quello delle consegne a domicilio è un campo in continua espansione, che abbraccia i prodotti più disparati.
Tra questi, sicuramente, il più richiesto è il cibo in tutte le sue forme, il che ha aperto le porte da qualche tempo ad un’infinità di servizi di food-delivery e altrettante start-up basate sulla sharing economy per soddisfare tutti i palati a casa propria.



Ultima notizia che interessa questo settore, in ordine di tempo, è l’arrivo (molto temuto dai concorrenti) di UberEats, l’applicazione testata a Londra e New York nei mesi scorsi e atterrata in Italia, a cominciare da Milano.
Dopo il blocco di UberPop (il famigerato servizio taxi con vetture private) in seguito alla sentenza del Tribunale di Milano dello scorso anno, l’azienda cerca così di mantenere alto il proprio nome nel nostro paese. E’ dunque guerra aperta contro gli altri giganti del food-delivery, con centinaia di ristoranti affiliati e servizio consegne gratuito per un primo periodo (dopodiché sarà di 2,5 euro a consegna).


Un’altra importante novità in questo campo arriva dagli Stati Uniti, dove si sta facendo sempre più strada la consegna a domicilio di cibo per animali, cani in particolare. Con siti come Ollie, PetPlate e The Farmer’s Dog vengono offerti pasti completi, salutari e naturali per gli animali da compagnia più amati dalle famiglie.
Tutto questo ha un senso se pensiamo che il giro d’affari dei prodotti per gli animali sfiora i 63 miliardi di euro negli Stati Uniti e i 2 in Italia (Fonte). 

Tornando nel nostro Paese, a Roma c’è Drink Delivery, il primo servizio di consegna bevande a domicilio (alcolici e non), mentre a Bari troviamo Youeat (operativo anche a Milano, Verona e Bologna), unico brand di food delivery al Sud, che consegna anche la spesa.

Bacchette Forchette pensa a vegani e celiaci di Rimini e Milano, Foodracers viaggia su motocicli, Foodinho (Glovo) in bicicletta, Diet to Go pasti bilanciati per chi deve controllare le calorie e Moovenda sfida il traffico di Roma con un algoritmo.

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Facebook al lavoro con Workplace

Il 10 ottobre scorso è stata inaugurata Workplace, la nuova piattaforma di Facebook dedicata al lavoro e alle aziende di tutto il mondo. Oltre dieci anni di perfezionamento per raggiungere questa versione beta che, secondo quanto dichiarato dallo stesso Mark Zuckerberg sul suo profilo, mira a: «connettere tutte le figure presenti nella vostra azienda e trasformare le idee in azioni con gruppi di discussione». Questo avviene attraverso un news feed personalizzato, chiamate audio e video e la possibilità di una maggiore cooperazione, anche a grandi distanze.
In pratica Workplace è il Facebook per connettere i colleghi, dovunque essi siano nel mondo.



Tra le altre funzioni che offre Workplace troviamo: gruppi multi-aziendali, traduzione automatica, trending post e filtri di ricerca. 
L’idea è quella di scorporare più seria di Facebook da quella ludica e di relax creando una piattaforma pur sempre social, ma solo a scopo professionale. 
Tutto nasce da una semplice analisi statistica: il 20% di chi utilizza Facebook durante l’orario di lavoro lo fa per ottenere informazioni che lo aiutino a risolvere problemi professionali, il 17% per creare relazioni più forti con i propri colleghi e il 17% per comunicare con qualcuno interno alla propria azienda (dati pubblicati dal Pew Research Center). http://www.pewinternet.org/2016/06/22/social-media-and-the-workplace/
Piccolo, ma fondamentale dettaglio: Workplace è il primo servizio a pagamento di Facebook. Richiede infatti la sottoscrizione al modello di business e prevede un sistema di tariffe mensili per utente attivo. Le aziende, infatti, pagano solo per quello che effettivamente utilizzano.
Al momento i cinque paesi che utilizzano di più Facebook Workplace sono India, Norvegia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Fonte: The next tech/Startup Italia

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Cos'è la sharing economy?

Meglio la sharing economy del quantitative easing della Bce. Almeno per rilanciare l'economia: "Con l'aumento dell'offerta, cresce voglia di consumare. E la condivisione dei beni aumenta la disponibilità monetaria, migliorando l'allocazione delle risorse ". Arun Sundararajan, professore alla New York University, è uno dei massimi esperti di sharing economy, eppure non nasconde i dubbi sul termine sharing sottolineando che di condiviso non c'è nulla: "Quando iniziammo a parlare di social network con Facebook e Twitter dimenticammo che la socializzazione era un'altra cosa. È amicizia, amore, è stare insieme nella vita reale, non virtuale. Oggi parliamo di una condivisione più intima come una casa piuttosto di una stanza d'hotel, ma ci riferiamo sempre un servizio a pagamento".
Qual è la definizione giusta?
"Parliamo di una nuova offerta di servizi che vengono venduti. Non siamo di fronte a concetti rivoluzionari, ma stiamo assistendo a una transizione verso un nuovo capitalismo. La sharing economy è qualunque mercato che aiuti lo scambio individuale attraverso una piattaforma decentralizzata, da Airbnb a Bla-Blacar".
Non è troppo parlare di nuovo capitalismo?
"Si sta delineando una nuova architettura sociale. Il consumatore è sia fruitore che produttore di beni e servizi. E i collaboratori si trasformano in microimprenditori. I giganti che arriveranno sul mercato si poggeranno sulle spalle di persone indipendenti e senza di esse il loro giro d'affari, basato sulle commissioni incassate per le singole operazioni, non potrebbe prosperare".
In questo modo verrà stravolto il concetto stesso del contratto di lavoro.
"Sì, ma le prospettive sono ottime. Le barriere all'ingresso si sono abbassate: non si parla di fare concorrenza a Google o Facebook, ma a piattaforme che offrono servizi continuamente migliorabili. Mi viene in mente il caso di Juno, la start up newyorkese che minaccia Uber offrendo lo stesso servizio, ma chiedendo agli autisti una commissione pari alla metà di quella dei rivali".
I regolatori nazionali che ruolo giocano?
"La condivisione è una cosa molto europea perché la società americana è individualista. Eppure il ruolo dei regolatori è molto diverso: negli Usa non si interviene fino a quando le cose non vanno male, da voi accade esattamente il contrario, nulla inizia senza il via libera delle authority. E questo rallenta tutto".

(Tratto da: Repubblica.it)

 

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Il CHIOSCO NELLA CABINA

Avevamo già parlato dell’inversione di tendenza del mercato per cui dai grandi centri commerciali si sta passando ai min-shop e temporary store.
A questo proposito da Londra arriva un’idea innovativa, ma che conserva lo stile tipico inglese: il punto vendita nella cabina telefonica.
Questo uso creativo delle cabine si deve all’ingegnosità della Red Kiosk Company, che un paio di anni fa ha ottenuto il permesso di riutilizzare le cabine telefoniche semi-abbandonate per lanciare piccoli business.
Grazie alla Red Kiosk, gli imprenditori possono affittare una cabina telefonica per circa 15 sterline al giorno o acquistarla per 15.000 sterline.
Un esempio è quello di Ben Spier, che ha trasformato la cabina rossa in un salad bar in Bloomsbury square, lo Spier’s Salad. Insalate preparate solo con prodotti freschi e di agricoltori locali per promuovere la filiera corta.

Ma è possibile aprire cabine che vendono potenzialmente di tutto: dal caffè allo zucchero filato, dai frullati al fish&chips.
Insomma, la vendita ambulante ha cambiato volto.
E in Italia quale potrebbe essere un valido equivalente visto che le “vecchie” cabine telefoniche sono state quasi tutte rimosse con l’avvento dei cellulari?

Fonte: Startupitalia!

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Il drone consegna pizze

La pizza? Dal prossimo anno potrebbe consegnarvela un drone.
La sperimentazione è già partita in Nuova Zelanda, con il primo test lo scorso agosto sponsorizzato dalla catena internazionale Domino's Pizza.
La società che lo ha costruito si chiama Flirtey e la Nuova Zelanda ha emanato già nell'agosto 2015 una legge che permette le consegne via drone.
«Abbiamo sempre detto che non ha senso usare una macchina da due tonnellate per un ordine da due chili», ha dichiarato l'amministratore delegato di Domino's, Don Meij. Il mezzo è stato ribattezzato «Dru Drone», ha sei eliche, viaggerà a un'altezza di 60 metri e a 30 km orari e avviserà il cliente quando sarà in prossimità dell'arrivo.
Deve essere guidato a distanza da un essere umano, che lo monitora e segue in ogni momento per evitare possibili ostacoli.
Il drone va ad aggiungersi al resto della flotta usata dalla catena per le proprie consegne: auto, scooter, bici elettriche e il robottino consegna-pizze Dru (Domino's Robotic Unit), lanciato lo scorso marzo e ancora in fase di sperimentazione.
Nella prima fase sperimentale il drone sarà usato per la consegna di pizze ad una distanza massima di 1 km e mezzo, ma l'obiettivo è raggiungere una distanza di 10 km. 
In futuro Domino's ha intenzione di estendere il servizio in Australia, Belgio, Francia, Germania, Giappone e Olanda.

Fonte: Corriere Innovazione

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Arriva il supermercato del futuro

Arriverà a Milano entro il 2016 il supermercato del futuro.
Lo ha annunciato Coop che ha deciso di far diventare realtà l'esperienza dimostrativa di Expo 2015. Il supermercato 2.0 prenderà vita all’interno del Bicocca Village nel quartiere milanese di Bicocca, appunto. Il negozio coprirà circa 1000 mq – di cui 300 dedicati alla sola ristorazione - e sarà come una grande piazza in cui fare la spesa, aiutati dalla realtà aumentata.

@http://www.greenretailexpo.it/

Tutte le informazioni sui prodotti in vendita, infatti, appariranno direttamente sullo smartphone degli utenti. Saremo in grado di leggere prezzo,valori nutrizionali,provenienza e promozioni di tutti gli articoli sullo schermo del nostro cellulare, senza bisogno di spingere carrelli, scandagliare scaffali e perdersi tra le corsie.

@http://www.mammaonweb.it/


"Il Supermercato del Futuro di Expo 2015 è stata un’opportunità unica per dimostrare al mondo la nostra enorme capacità di innovazione (...)  nei prossimi mesi a Milano apriremo un nuovo punto vendita dove ripartiremo dagli elementi del concept di Expo – ad esempio le etichette interattive, ndr – adeguati a un contesto commerciale reale, quotidiano e permanente» ha spiegato il presidente del gruppo Coop Italia Marco Pedroni.
Si tratta di un'ulteriore dimostrazione della lenta ma inesorabile evoluzione del consumatore italiano, sempre più digitalizzato e attendo alla propria spesa.

Fonte articolo

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La spesa? La trovi nel portabagagli

Come se non bastassero le spese acquistate online e ritirate a punto vendita e quelle consegnate a casa entro un’ora, Volvo è pronta ad andare oltre il normale shopping online facendo trovare agli utenti la spesa direttamente nel portabagagli.
L’ambizioso progetto nasce dalla collaborazione con la start-up Urb-it, ideatrice dell’innovativa app che consentirà di ricevere la spesa in macchina entro due ore dall’acquisto.


La sperimentazione partirà da Stoccolma, per poi allargarsi ad altre città europee ed arrivare fino a 200 entro il 2025.
Non ci sarà bisogno di lasciare l'auto aperta e incustodita, poiché saranno compatibili solo le Volvo connesse online, apribili tramite la app dagli Urber, questo il nome dei personal shopper del futuro.
Il proprietario dell'auto riceverà nome e info sull’Urber incaricato della consegna, con la possibilità di scegliere la persona che si ritiene più adatta. 
Nel caso il tempo massimo di due ore non sia rispettato, la consegna sarà gratuita.
Qui trovate il video promozionale dell’app. https://youtu.be/c8t21wARzpE

Fonte: dday.it 

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Nasce l'etichetta 2.0

Sono passati più di quarant’anni dall’invenzione del primo codice a barre, sperimentato nel 1974 in un supermercato dell’Ohio su un banalissimo pacchetto di gomme da masticare (oggi si trova ora nello Smithsonian’s National Museum of American History di Washington Dc).
Oggi il passaggio dei prodotti sul lettore ottico delle casse ci sembra una cosa normalissima (tanto che in molti supermercati lo possiamo fare anche noi stessi con le casse-self) ma ci sono voluti una ventina d’anni per perfezionarne il metodo che oggi vanta anche un’associazione di rappresentanza internazionale, la Gs1, con sede a Bruxelles e 108 filiali in tutto il mondo.
La sede di Milano, Gs1 Italy, sta perfezionando un’evoluzione del codice a barre da qualche anno, con un progetto chiamato Immagino, per la digitalizzazione dei prodotti di largo consumo.
Hanno deciso di aderire al progetto circa mille aziende produttrici di beni di largo consumo in Italia, coinvolgendo anche la maggioranza dei marchi della Gdo loro clienti. Questo sistema consiste nel pesare, misurare e fotografare ogni singolo prodotto e inserirlo, insieme a tutte le informazioni riportate in etichetta, all’interno di un unico database.
In questo modo, tramite la lettura di un semplice codice a barre, anche l’utente a breve potrà accedere a tutte le informazioni corrette e verificate relative al prodotto, con la collaborazione di produttori e distributori.
Al momento le foto sono già utilizzate dai distributori per l’allestimento degli scaffali virtuali nei rispettivi e-commerce, ma «presto sarà possibile ottenere informazioni puntuali sui consumi di prodotti in base a nuove classificazioni, dal free from al made in, un patrimonio informativo finora inedito e a disposizione di aziende e consumatori», assicura Marco Cuppini, direttore ricerca Gs1 Italy.

Fonte: Corriere Innovazione

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I MIGLIORI CONCEPT-STORE AL MONDO/11

Continuiamo a viaggiare per il mondo alla ricerca di idee innovative ed efficaci per realizzare un concept store. Oggi siamo a Tel Aviv, per scoprire il negozio “fronte del porto” della casa di moda israeliana Comme-il-Faut, all’interno del complesso Bayit Banamal.


Comme-il-Faut nasce dall’unione di 24 donne, un consorzio, di Tel Aviv per creare moda e arte prettamente femminili e promuovere designer e artisti locali. Da qui nasce l’aspetto e lo scopo tutto al femminile di questo concept store dalla location unica: un hangar al porto di Tel Aviv, con vista sul mare.
Le ideatrici di questo progetto definiscono così le destinatarie del loro store: “donne indipendenti, consapevoli, mature e sicure di sé. Persone che non seguono le mode. Donne che comprendono la qualità e la moda, in particolare i nostri pezzi senza tempo”.


All’interno del concept store troviamo dunque 20 boutique che non offrono solo capi di abbigliamento di ogni foggia e tipo, ma anche gioiellerie, negozi di scarpe, accessori, un sex shop, un ristorante e una Spa per sole donne che offre trattamenti olistici per il corpo.
Nel Bayit Banamal è possibile anche seguire corsi di danza del ventre, yoga, ecc.. e vedere mostre di artisti e fotografi locali, rinnovate ogni 3 mesi e che vertono prevalentemente su tematiche femministe.
La struttura avveniristica che ospita il Comme-il-Faut è immacolata e curata in ogni dettaglio, con una visione chiara di ogni boutique presente all’interno, dai negozi di design israeliani, a quelli di accessori che vanno dalle ceramiche agli oggetti per la casa.



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CUSTOMER SATISFACTION NELL'E-COMMERCE

Qualche tempo fa in un articolo su questo sito abbiamo parlato della scomparsa dei negozi fisici in favore di quelli virtuali e dell’integrazione dei punti vendita con la loro controparte on-line (il cosiddetto modello “bricks&clicks”).
Guardando agli Stati Uniti il 2016 può essere considerato l’annus horribilis per i negozi tradizionali, con la chiusura di ben 100 punti vendita per la storica catena Macy’s, che cede così il passo a Amazon&co. Anche altri importanti mall statunitensi hanno annunciato chiusure imminenti (e conseguenti cali in borsa) e il rimedio pare essere proprio quell’e-commerce che fino ad oggi sembrava il nemico numero uno. In generale le strategie di risollevamento prevedono, infatti, una concentrazione delle risorse sugli store più redditizi: ingrandendoli, aumentando la qualità dei prodotti e investendo nelle nuove tecnologie.
Ma come sappiamo bene anche il passaggio all’e-commerce va fatto con cognizione di causa, imparando dall’esperienza (anche altrui) e migliorando il servizio offerto ai propri clienti.
A questo proposito, una recente indagine ha fatto la classifica dei servizi più valutati dagli utenti che acquistano on-line: ad esempio, se le spese di spedizione non sono incluse potreste perdere punti. Calcolando il valore di vendita del prodotto medio e il numero di vendite medie nell’arco della stagione potrete calcolare il costo di spedizione medio e applicarlo sui prodotti da vendere, trovando formule per giustificare la spedizione gratuita.
Stesso discorso per i tempi di spedizione: se superano i 5 giorni gli acquisti calano inesorabilmente.
Cosa incentiva dunque gli acquisiti su e-commerce? Nell’ordine: spedizione gratuite, tempi di consegna brevi, più possibilità di pagamento, possibilità di salvare il carrello, storico degli ordini, opzioni di spedizione e suggerimenti di prodotti che potrebbero interessare l’utente.

Fonte articolo: Searchadvertising.it 

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