Dal Web

Internet: i trend 2016 da conoscere

L’esperta analista web Mary Meeker (ex analista della Morgan Stanley e oggi partner in un’azienda di venture capital) ha recentemente pubblicato la sua ricerca Internet Trends per il 2016, un report annuale che ci da qualche informazione utile su come muoverci per non rimanere imbrigliati nella rete.
Innanzitutto un dato fondamentale: 4 persone su 10 al mondo sono connesse (40% del totale). E questo numero è destinato a crescere, mentre è in calo la crescita annuale passata dal 16% del 2009 all’attuale 9%.
Dove si cresce di più? In India a quanto pare, dove dal 35% del 2014 si è passati al 40% del 2015 con quasi 300 milioni di indiani connessi.
Alla diffusione di Internet sicuramente contribuisce la vendita degli smartphone , sempre in forte crescita.
Addentrandoci nel territorio della pubblicità, restiamo comunque nell’ambito mobile, poiché la fetta maggiore della crescita viene dagli ads mobile (due terzi del +20% complessivo registrato negli Stati Uniti).
Non è un caso che Facebook registra ormai più accessi da mobile che da altri dispositivi, e quest’anno gli utenti mobile hanno superato per la prima volta quelli desktop.
Cosa deriva da tutto ciò? Un aumento delle vendite online, ovviamente! Secondo la ricerca della Meekers hanno raggiunto il 10% del totale. Ma in questo settore sarà necessario investire maggiormente in futuro, visto che a quanto pare trascorriamo il 25% del tempo connessi da mobile, ma destiniamo solo il 12% degli investimenti pubblicitari a questo mezzo.
Attenzione però al come vengono proposti questi annunci pubblicitari perché l’81% degli utenti ha dichiarato di silenziare gli ads video, il 62% di essere infastidito dalla pubblicità “imposta” prima di un contenuto, ed addirittura il 92% sta ha preso in considerazione l’idea di acquistare un software per bloccare gli ads (adblocker).
Un altro suggerimento arriva dalla generazione Y (tra i 20 e i 30 anni): i messaggi di testo sono il futuro della comunicazione, anche per aziende e negozi, al posto delle telefonate.
Per fare un esempio concreto, in Cina oltre il 31% degli utenti di WeChat fa acquisti tramite la stessa app. Gli appartenenti alla generazione Z (10-20 anni) invece preferiscono comunicare attraverso le immagini con Snapchat, Facebook, Instagram e WhatsApp.

 

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Indagine Linkedin: giovani e lavoro

Il portale LinkedIn ha stilato una classifica dei settori con più offerta di lavoro e le mete preferite da chi lo cerca all’estero.
L’indagine, denominata Talent Buzz è stata eseguita un campione di 7.5 milioni di utenti presenti sulla piattaforma.
Se secondo l’Istat, i giovani italiani occupati sono scesi di 7mila unità in un anno, è anche vero che le nuove assunzioni non sono aumentate eccessivamente ed i nostri giovani talenti sono sempre più attratti da mete come Regno Unito e Svizzera per costruirsi un futuro lavorativo.
Oltre a quello Italia/Estero i nostri ragazzi si trovano davanti ad un ulteriore bivio: imparare un mestiere o diventare imprenditori.
«Dopo anni di crisi, il mercato del lavoro si sta evolvendo, ma il Belpaese riscopre la volontà tipica dei capitani d’impresa, che hanno caratterizzato la nostra storia rendendo l’artigianato e le PMI la vera ossatura della nostra economia», spiega Marcello Albergoni, a capo di LinkedIn in Italia intervistato da Corriere Innovazione.
Secondo la piattaforma che mette in contato offerta e ricerca di lavoro, da marzo 2015 a marzo 2016 la crescita maggiore tra le aziende italiane si è registrata tra le cosiddette “myself only” (business autonomo), che hanno fatto rilevare un +8.6%, A conferma di questa crescita c’è anche l’aumento di startup tra le categorie di imprese registrate su LinkedIn in Italia.
Per quanto riguarda invece i settori che operano nel nostro Paese, lo studio rivela che Petrolio ed Energia è quello con la maggiore crescita rispetto all’anno precedente (+18.5%), seguito da quello della Produzione Manifatturiera e Industriale (+9.4%), quello Sanitario e Farmaceutico (+7.6%), i Servizi Finanziari e assicurazioni (+4.0%), l’Architettura e l’ingegneria (+3.9%).
Sempre secondo lo studio di LinkedIn, l’Italia attrae talenti soprattutto da America Latina, Iran, Russia, Egitto e Ucraina, mentre gli italiani sono invece diretti verso Regno Unito, Svizzera, Germania, Australia e Francia. Sviluppo del Business, Capacità imprenditoriale e Programmazione di progetti restano le competenze più richieste in Italia dai cacciatori di teste. Comunicazione, Ricerca e Immobiliare, al contrario, le competenze più inflazionate al momento.

 

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Il marketing dei 5 sensi

Suoni, colori, odori,…tutti i cinque sensi si possono sfruttare nel campo del marketing o, per meglio dire, sensory marketing.
Noto anche come branding sensoriale, il sensory marketing agisce sui cinque sensi del consumatore a livello emotivo, generando sentimenti, pensieri e opinioni positive in riferimento ad un determinato brand o punto vendita.
La vista è sicuramente il più usato dei sensi nel marketing perché è la più reattiva all'ambiente. Per questo riconosciamo immediatamente un logo, una combinazione di colori, i caratteri o la grafica connessa ad un determinato brand.
Secondo alcuni studi il rosso è la tonalità che corrisponde alla maggiore stimolazione della vista: è in grado di aumentare il battito cardiaco, la pressione sanguigna e stimolare l'appetito, per questo viene spesso usato nei supermercati e nei bar.
La disposizione degli elementi sugli scaffali prende il nome di visual merchandising e più è ordinata, con linee pulite e un ambiente non troppo complesso, meglio un cliente si riesce ad orientare e decide di acquistare.
Subito dopo la vista arriva l’udito: a determinati suoni e ritmi corrispondono altrettante sensazioni. La musica stimola anche i ricordi e può evocare emozioni o distrarre. Ma attenzione a non esagerare! Infatti quando la musica è troppo alta o ritmata può avere l’effetto opposto, risultando fastidiosa e allontanando un possibile cliente. Se il ritmo è veloce anche le persone tenderanno a velocizzarsi negli acquisti e nei consumi (pensiamo ad esempio a chi entra in un fast food), con una spesa maggiore dettata dai ritmi frenetici e la sensazione di avere poco tempo per riflettere.
Anche i profumi possono essere sfruttati nel marketing, come sicuramente avrete notato entrando o uscendo da determinati negozi (applicano questo sistema soprattutto le catene statunitensi): associare un buon profumo ad un luogo è sicuramente positivo e vi spingerà a ritornarci o comunque a trattenervici più a lungo. Anche in questo caso attenzione a non spruzzare profumi troppo forti, invasivi o “fuori tema”: se vendete abbigliamento sarà inutile e controproducente profumare di cioccolato.
Alcuni negozi hanno delle profumazioni originali, create appositamente per loro, che fidelizzano la clientela, ad esempio la compagnia aerea Singapore Airlines ha introdotto un profumo chiamato Stefan Floridian Waters su tutta la flotta, diventato un segno distintivo della compagnia.
Qualcun altro enfatizza profumi già presenti e associati al proprio punto vendita, come una nota catena di caffetterie americane che usa profumatori al caffè per diffonderne l’odore a centinaia di metri di distanza e, in un certo senso, guidare il cliente verso di sé.
Il gusto viene usato per distinguere determinati brand di cibo o bevande, enfatizzando come “solo XY sa di XY”.
Il tatto, infine, prevede una vera e propria interazione fisica tra il cliente e il prodotto. Per questo in negozi dove è possibile toccare con mano, provare e testare gli oggetti sono più graditi di quelli (per la verità sempre meno) dove campeggia il cartello “non toccare”.
Questi metodi si possono anche combinare con effetti multisensoriali, come è stato fatto ad esempio in Corea del sud, dove ogni volta che risuonava il jingle di una catena di bar sugli autobus veniva rilasciato automaticamente un lieve aroma di caffè. La campagna ha aumentato le visite dei passeggeri del 16% e le vendite del 29%.

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Marketing online: come muoversi

Il campo del marketing richiede continuo aggiornamento già di per sé, figuriamoci quando si parla di marketing online!
Il mondo del web è in costante evoluzione, ecco perché è meglio non farsi cogliere impreparati e restare sempre al passo coi tempi e con le tecnologie.
Vediamo le principali novità ad oggi:

1- Acquisti multidevice
Ormai chi fa acquisti online si muove su molteplici modalità e device di navigazione, (tablet, smartphone, pc): in Italia il 53% degli utenti rientra in questa casistica. Per andare incontro a tutti è necessario che il nostro e-commerce sia dunque pensato e disegnato per essere visibile e pienamente sfruttabile su tutti i dispositivi: dal logo ai link alle modalità di pagamento, tutto deve essere facilmente raggiungibile dall’utente.

2- Smartphone
Dalle più recenti indagini risulta che la maggior parte degli utenti naviga ormai tramite smartphone, per comodità o più semplicemente perché si tratta dello strumento che abbiamo più spesso fra le mani. Per questo non bisogna però pensare che gli accessi da smartphone siano solo distratte consultazioni di cataloghi online, ma la maggior parte degli acquisti vengono portati a termine da mobile. Dunque, l’ottimizzazione dei siti per smartphone e tablet risulta essenziale nel 2016.  

3- Gli sconti dedicati
Lo sconto è da sempre l’anima del commercio. Ecco perché un’idea di sicura efficacia è quella di dedicare sconti o giornate speciali allo shopping on-line (come il Cyber Monday, il Singles Day. il Black Friday,ecc…). In fondo colossi come Amazon e Alibaba li sfruttano ormai da anni e non sembrano essersi sbagliati. In queste giornate aumentano sicuramente gli accessi ai siti e dunque la visibilità dei brand, del traffico e degli acquisti sul sito! Lo scorso anno il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano ha iniziato a promuovere un’iniziativa simile che si ripeterà l’11 e il 12 giugno 2016 con il nome di Crazy Web Shopping

4- Si comincia dall’off-line
Per catturare clienti on-line spesso si rivelano utili metodi off-line che conquistino i consumatori già all’interno del punto vendita.
In questo caso si possono sfruttare tecnologie moderne come beacon informativi (piccoli dispositivi che, attraverso la tecnologia Bluetooth Low Energy, sono in grado di trasmettere informazioni a smartphone e tablet) e app per programmi di fidelizzazione che danno speciali privilegi agli utenti.

5- Attenzione alla persona
Quanto detto finora non significa certo che le tecnologie debbano prendere il posto delle persone nelle dinamiche di acquisto.
Per andare sempre più incontro al consumatore e capire ciò che desidera, sarà quindi di cruciale importanza saper gestire ed analizzare i dati in nostro possesso dopo l’acquisto. Saper leggere i dati degli accessi al sito, le percentuali di acquisto, la provenienza del cliente ed i feedback dopo l’esperienza di acquisto sarà essenziale per attuare eventuali cambiamenti ed aggiustare il tiro del proprio marketing plan.

6- Pubblicità
Sicuramente anche la parte promozionale e pubblicitaria che induce all’acquisto va adattata al mezzo on-line. Ecco perché si rivela fondamentale al giorno d’oggi l’uso di tecniche innovative che non disturbino l’utente (come fanno invece pop-up e banner insistenti). Parliamo di pubblicità non intrusiva, personalizzata e targhettizzata di cui avevamo parlato qui. http://www.giovaniimprenditoriconfcommercio.it/index.php/dal-web/item/357-cos-e-l-inbound-marketing.html

7- Consegne istantanee
Secondo quanto emerso dall’indagine di Criteo, oltre il 90% degli intervistati giudica una consegna “veloce” se avviene entro due giorni. La percentuale scende al 63% quando l’attesa sale a tre o quattro, rivelando che gli utenti iniziano a considerarli come un tempo di attesa standard.
Questo significa che tutti i punti vendita sono ormai chiamati ad offrire un servizio consegne veloce, che il più delle volte avviene attraverso accordi con corrieri specializzati. Promuovere servizi di consegna veloce significa guadagnare un vantaggio competitivo.
La GDO, in particolare, deve monitorare attentamente questo trend, poiché servizi come Amazon Prime Now, che incudono anche la consegna di prodotti freschi in un’ora, minaccia la distribuzione tradizionale.

Fonte: Ninja Marketing

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I MIGLIORI CONCEPT-STORE AL MONDO/7

Nel cuore della Berlino Ovest, il complesso creativo e culturale Bikini Berlin ( di cui abbiamo parlato anche noi qui) ospita LNFA: un negozio che è anche agenzia di eventi e PR per giovani designer (non solo di moda, ma anche musicali, delle nuove tecnologie e performer).
L’atmosfera è quella che ci si aspetta da un concept store berlinese: un ambiente ampio e post-industriale, all’interno di un più ampio centro commerciale innovativo come il Bikini Berlin, costruito a scatole modulari, con arredamento minimalista ed elementi in legno e metallo che si incontrano.


@design-insider.blogspotcom

LNFA è gestito da Sevil Uguz, precedentemente direttrice della blogzine di moda “Bloggers Melting Pot”.
Lo store è autodefinito nella sua pagina web come “una piattaforma creativa che supporta giovani fashion designer, artisti e creativi nei campi della vendita, del marketing, della consulenza e delle PR”.
E’ l’unica agenzia del genere in Germania a gestire contestualmente anche un proprio negozio al dettaglio che offre un mix di moda, tecnologia, innovazione, lifestyle, musica, cinema ed editoria.



@iheartberlin

Ma non finisce qui, infatti LNFA organizza periodicamente degli eventi per allargare il suo pubblico ed i propri collaboratori: sfilate, concerti, presentazioni che fungono anche da punto d’incontro tra i designer e possibili acquirenti.
“Lo scopo principale è diventare il braccio destro di designer e artisti a lungo termine e in maniera sostenibile per sopravvivere nel mondo del networking, della moda e dell’arte”.
LNFA è una sorta di moderno Mecenate 2.0 insomma.



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I migliori concept-store al mondo/6

Se il design di interni in stile scandinavo è la vostra passione, allora avrete sicuramente sentito parlare di HAY, marchio danese di mobili e complementi d’arredo che ha fatto la storia del design contemporaneo.
Lo store Hay House di Copenhagen riflette questa indole innovativa e di gusto, creando un ambiente che è effettivamente molto più di un negozio di arredamento. Si può considerare a tutti gli effetti un concept store in quanto regala una vera e propria esperienza oltre la scelta di mobili e oggetti.


Lo spazio di per sé è innanzitutto un open space molto ampio, che occupa il secondo e terzo piano di una palazzina di mattoni rossi (bellissima da vedere anche dall’esterno) in Østergade Street, anche nota come la via dello shopping nel cuore della città.
Hay House è allestito come un enorme appartamento che ospita una collezione colossale di elementi decorativi e tutto ciò che vedete è in vendita.
Gli elementi sono tutti estremamente funzionali e semplici, come impone lo stile scandinavo e ogni pezzo testimonia l’elegante minimalismo nordico.



Accedendo all’edificio tramite un piccolo ascensore, sembra quasi di entrare nella casa di qualcuno, una casa dove possiamo metterci comodi sul divano, provare i letti e anche leggerci un libro su una poltroncina.
Al terzo piano c’è anche un’area mini market con articoli da regalo e utensili da acquistare sul momento, anche come souvenir per i turisti.
Una stupenda scalinata antica in ferro battuto, importata da Londra, è l’elemento che cattura maggiormente l’occhio all’interno dello store, in quanto unico oggetto non moderno esposto.

Fonte testo e immagini: Mydomaine.com

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Un negozio in un trolley

Se pensavate di averle viste tutte con i negozi su ruote, i temporali store e gli Ape-shop, il primo prototipo di “shop mobile” vi farà ricredere.
Si chiama Barraq ed è stato ideato da una startup di Bari per i venditori ambulanti. Si tratta in pratica di un negozio richiudibile fino a trasformarsi in un trolley dal peso di 11 kg, pensato inizialmente per i paesi in via di sviluppo.

@thebarraq.com


L’idea è venuta ad Antonio Spera, manager 37enne da tempo impegnato nella cooperazione internazionale, osservando le difficili condizioni di lavoro degli ambulanti di Nairobi, in Kenya. Barraq, nelle intenzioni degli ideatori, sarebbe in grado di risolvere questi problemi in quanto «apribile ma non montabile, richiudibile in un corpo unico e trasportabile con un trolley».

@thebarraq.com


Non solo, il negozio-trolley è anche dotato di un’alimentazione con un'autonomia di circa 8 ore che permette di illuminare e ricaricare smartphone, il Pos (tramite prese Usb) e ha un piccolo tetto per coprire dalla pioggia (alto fino a due metri e venti).
Sull’attuale prototipo hanno lavorato anche Mara Lomonaco, operatrice sociale; Giusy Ottonelli, architetto; Francesco Zanfardino, imprenditore e Silvio Pagliara, ingegnere biomedico.
Il progetto, brevettato, ha vinto nel 2014 la seconda edizione di “Valore assoluto”, bando della Camera di Commercio di Bari di sostegno alle startup (ottenendo un finanziamento di 100 mila euro).

Fonte: Corriere Innovazione

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I MIGLIORI CONCEPT STORE AL MONDO/5

Siamo giunti alla quinta tappa del nostro viaggio tra i migliori concept store del mondo.
Oggi ci fermiamo a Londra, uno dei centri nevralgici mondiali del commercio e dell’innovazione, dove sorge il Late Night Chameleon Cafè, per gli amici LN-CC. 
Entrando si ha l’idea di essere catapultati verso il futuro, come in un viaggio nello spazio su un’astronave futuristica ma con elementi in legno che fanno pensare quasi ad una casa sull’albero per bambini.


Qualche tempo fa il negozio era in crisi, l’anno scorso poi è stato riacquistato e rilanciato dal Level Group, specialista di e-commerce milanese la cui mano è dietro successi come Stuart Weitzman e Costume National.
LN-CC ha uno spazio di quasi 5000 metri quadrati, nascosti dietro una facciata semplice tra gli uffici del quartiere periferico di Dalston a Londra. Dalston è diventato il cuore della nuova Londra, qui sono nati negli ultimi tempi gallerie d’avanguardia, jazz club e impianti sportivi avveniristici costruiti per le Olimpiadi del 2012. 

Entrare nel Late Night Chameleon Cafè, all’interno di un quartiere “hip” come questo, lascia stupefatti: interni curatissimi (dal creativo John Skelton), contrasti di luci e colori, installazioni artistiche e oggetti di design che fanno da contorno a capi di abbigliamento e accessori di alta moda. E non finisce qui, LN-CC offre infatti anche un angolo dedicato ai dischi e libri rari e l'immancabile angolo bar che da il nome al negozio.
E' anche possibile prenotare un appuntamento via e-mail con gli stilisti del negozio per consigli personalizzati sugli acquisti.

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I MIGLIORI CONCEPT-STORE AL MONDO/4

Continua il nostro viaggio virtuale tra i migliori concept store di tutto il mondo. Oggi siamo a Vienna, per scoprire Song, uno dei punti vendita più antichi del settore ma sempre all’avanguardia.
Nato nel primo distretto di Vienna alla fine degli anni ’90, è stato un luogo d’avanguardia per la moda, l’arte e il design, grazie al suo lungimirante fondatore Korean-born Myung.

In pochi anni Song è diventato un punto di riferimento per le idee più radicali in fatto di moda in città e nel 2006 si è trasferito in un’area più grande a Praterstrasse. Con questa nuova location lo store ha avuto l’opportunità di iniziare un programma di mostre (Song Song) e di showroom di design vero e proprio.
La collezione di prodotti avant-garde crea una meravigliosa contraddizione con il lusso ancien régime che si respira nella capitale austriaca. E proprio questa contraddizione si riflette anche nei pezzi di interior design esposti nell’ampio negozio. I pavimenti sono in cemento e sostengono mobili francesi dell’ante-guerra industriale. Ogni stanza è costellata di ninnoli e pezzi di design che danno un senso di calore ad uno spazio altrimenti freddo.

Song vende alcune tra le firme più grandi del mondo della moda femminile (Margiela, Céline, Balenziaga, Comme des Garcons…), ma non manca un’area dedicata agli uomini, una galleria d’arte e un atelier dove i vestiti vengono fatti su misura e gli artisti preparano le proprie mostre.

 

 

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Il modello bricks & clicks

Sapete cosa significa la sigla B&C? Si tratta dell’abbreviazione delle parole inglesi Bricks and Clicks, letteralmente “mattoni e click”, ed indica un tipo di impresa sempre più presente nella new economy: una via di mezzo tra la il commercio tradizionale e quello on-line.
Stiamo parlando di tutte quelle aziende che integrano l’attività off-line con quella on-line (e-commerce, presenza web, social network, ecc..), quindi la maggior parte delle imprese nate negli ultimi anni.
Tutto è nato a partire dal boom delle tecnologie a metà degli anni 80, cominciando dagli ordini telefonici e dalle televendite. Si trattava di un passo in più dell’assistenza post-vendita e, con l’avvento e la diffusione del web (anni ’90) il commercio si è spostato on-line.
Al giorno d’oggi è rara un’azienda che non si sia attivata per vendere i propri prodotti anche tramite e-commerce o app telefoniche.
Il modello più diffuso di azienda B&C prevede una catena di negozi che permettono al cliente di ordinare i prodotti on-line o fisicamente e ritirarli di persona in uno dei punti vendita o facendoseli consegnare direttamente a domicilio.
Uno dei primi esempi di questo modello di vendita lo ha fornito la catena di supermercati Tesco che ha iniziato la sua attività online nel 1996, ma il primo acquisto effettuato on-line è da attribuire alla catena Pizza Hut che vendette una pizza con funghi e salame nel 1994.
E gli ordini on-line si prestano particolarmente al cibo da asporto, come dimostrano i dati di Dominos Pizza per cui il 69,7% degli ordini arrivano da internet.
Il punto di svolta per i negozi Bricks & Clicks è arrivato nel 2000, con lo sbarco dei grandi magazzini (come Wal Mart) sul web.
Questo modello si è rivelato vantaggioso soprattutto per le grandi aziende, perché facilmente riconoscibili anche on-line e forti di un sistema logistico e organizzativo ben consolidato.
Per i consumatori i vantaggi comprendono innanzitutto la scelta tra l’opzione d’acquisto on-line e quella tradizionale (non tutti sono pratici di internet), la possibilità di osservare l’offerta on-line e poi acquistare di persona e la comodità di poter ricevere gli acquisti a casa propria o nel punto vendita più vicino.
Per quanto riguarda gli svantaggi per le aziende un fattore importante è il controllo dei costi per mantenere una presenza fisica (negozi, dipendenti) insieme a quella on-line, oltre che alle concrete difficoltà logistiche per le aziende più piccole.
Per il lato consumatori, invece, secondo alcuni la possibilità di scegliere on-line determinerebbe una corsa al prezzo più basso (ordinando i prodotti per prezzo) a discapito della qualità e un confronto tra vari siti internet per scegliere l’offerta migliore. Inoltre la possibile discrepanza tra prezzi on-line e off-line potrebbe creare confusione nei clienti ed indurli ad acquistare più del dovuto seguendo le molte offerte disponibili.
Tra gli esempi più positivi da citare troviamo sicuramente Amazon, ma anche Barnes & Noble e, in Italia, Esselunga, Feltrinelli o il nuovo modello delle Poste anche online.

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I MIGLIORI CONCEPT STORE AL MONDO/3

Si tratta probabilmente di uno dei primi concept store realizzati, Colette a Parigi ha quasi 20 anni ed è famoso in tutto il mondo per essere stato un antesignano del genere.
Situato in Rue St. Honoré, prende il nome dalla sua creatrice, Colette Roussaux, che lo ideò insieme alla figlia Sarah Lerfel con l’idea di avviare un negozio nuovo, sorprendente e originale. Sarah stessa, sulle pagine del New York Times ha dichiarato che in gran parte il segreto di Colette è l’essere sempre un passo avanti agli altri perché: “Non abbiamo mai il tempo di fermarci a riflettere, siamo sempre in movimento, non ci fermiamo mai”.

@pressebox.com


Le scelte di Colette si basano fondamentalmente sull’intuito femminile delle sue creatrici a cui, secondo Stefano Pilati, stilista di YSL, “si deve la creazione un’area intera sulla mappa fashion di Parigi”.
Tutto ciò che avviene all’interno di Colette è perfetto e momentaneo, come le mostre d’arte o fotografia allestite all’interno dei magnifici saloni modernisti.

@samyroad.com


Da Colette potete trovare virtualmente qualsiasi cosa: dall’abbigliamento ai giocattoli, da libri e riviste alla musica, ma anche arredamento, gioielli,…sviluppati su tre piani e 740 metri quadri di punto vendita.
C’è addirittura un “water bar” che serve oltre 100 etichette di acqua minerale da tutto il mondo.

Grazie all’implementazione di canali di vendita on-line e tecnologie digitali viene oggi definito anche un negozio “Bricks and clicks” termine che indica l’integrazione di modelli di business tradizionali quelli più moderni.

Fonte: Mydomaine

 

 

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I BRAND CON LA MIGLIORE REPUTAZIONE

Quali sono le aziende con miglior reputazione al mondo?
Risponde a questa domanda l’indagine Global RepTrak, condotta annualmente dalla società internazionale Reputation Institute.
Il sondaggio si basa su sette parametri osservati nel primo trimestre dell’anno: prodotti e servizi, grado d’innovazione, ambiente lavorativo, governance, responsabilità sociale, leadership e performance.

Quest’anno a spuntarla sugli altri brand sono state Rolex, Disney e Google.
Secondo le risposte dei consumatori Rolex si guadagna il primo posto soprattutto per la qualità di prodotti e servizi. La Walt Disney Company è al secondo posto perché punta su responsabilità sociale e governance, mentre Google sale sul podio in terza posizione, grazie a performance e ambiente di lavoro.
Nella classifica seguono poi BMW Group, Daimler, Lego, Microsoft, Canon e Sony.

Non potevano mancare, poi, Apple (per l’innovazione e la leadership) e Microsoft, che rientra nella top 10 dopo un anno di assenza.
Manca all’appello Volkswagen, probabilmente a causa del recente scandalo sulle emissioni (lo scorso anno era al quattordicesimo posto).
L’Italia è presente con Ferrero, al 18esimo posto, seguita da Giorgio Armani Group (32°), Pirelli (40°), Barilla (43°) e Lavazza (77°).
I paesi inclusi nel sondaggio sono stati: Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Messico, Russia, Corea del Sud, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Fonte: Wired 

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I MIGLIORI CONCEPT STORE AL MONDO/2

A quanto pare San Francisco è la culla delle novità anche per quanto riguarda il commercio, in un momento storico che viene definito come una sorta di rinascimento tecno-culturale.
Uno dei prodotti di quest’ondata di cambiamento è la numerosa serie di negozi e negozietti “concept” come il Samovar Tea Bar.
Già dal nome, che richiama il tradizionale contenitore metallico russo usato per scaldare l'acqua, si capisce la devozione alla bevanda del tè.

@slyscope.com


Questo negozio fa parte di una vera e propria fioritura di sale da tè sbocciata oltreoceano nell’ultimo anno o poco più: un ritorno al rito dell’ora del tè, con appassionati ed esperti di miscele e foglie della preziosa pianta.
Il Samovar Tea Bar celebra il procedimento dell’infusione attraverso un punto vendita (disegnato dal famoso studio Arcanum Architecture) tutto in materiali naturali: legno, pietra, marmo…ma con con un tocco moderno che all’apparenza richiama una birreria o un pub. Solo che al posto delle spine per la birra ci sono dei moderni samovar trasparenti e grossi pentoloni colmi di tè di ogni qualità tra cui scegliere.
Sul bancone si crea un arcobaleno di colori dei vari tè in contrasto con le texture monocromatiche del locale: pareti bianche o in pietra e tazze di ceramica allineate sui ripiani aperti.

@aesthetic-li.com


Anche in questo caso l’idea di base non è di per sé innovativa, ma una rivisitazione moderna di un’attività commerciale già esistente da centinaia di anni: la sala da tè inglese.
E’ la realizzazione nel concreto a renderla un concept innovativo, le scelte estetiche che lo rendono una sorta di “Apple Store del tè”, come è stato definito.
A questo viene affiancato un servizio moderno che comprende il take-away, l’ordine da casa, l’e-commerce e un menu pensato per affiancare i vari tè con pietanze dolci, salate, calde e fredde.

 

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BRANDED ENTERTAINMENT, LA NUOVA FRONTIERA DEL MARKETING

Come molti altri ambiti, anche il modo di fare pubblicità negli ultimi anni ha subito un’evoluzione rapida e sostanziale.
Siamo passati dai semplici annunci su carta stampata, Tv e radio a messaggi sempre meno diretti, più curati nel dettaglio e inseriti nel quotidiano (nell’ottica del cosiddetto inbound marketig). Un esempio recente di questa evoluzione è il “product placement”, ossia una pratica (già in uso nel cinema da molto tempo) che prevede l’inserimento di prodotti commerciali (es. bevande o auto il cui marchio sia ben visibile, anche se per pochi secondi) all’interno di un programma.

La nuova frontiera dell’advertising, però, si chiama “branded entertaiment” o “advertainment”, cioè: intrattenimento da parte del marchio stesso. Il programma non è più soltanto “offerto da” un’azienda o un marchio, ma da essa stessa ideato e prodotto. Vive di vita propria, né più e né meno di un qualsiasi altro programma o serie TV.
Si tratta di una forma di sponsorizzazione ancora più raffinata delle precedenti, poiché consiste nella creazione di contenuti (film, programmi, serie TV e web) strettamente connessi a un brand o a un prodotto. Se vogliamo, si tratta di un’evoluzione ulteriore dello storytelling: l’attenzione è sempre focalizzata sulla storia, ma questa segue il mood, la visione del mondo e lo stile del prodotto che vuole essere sponsorizzato “tra le righe”.
Il Branded entertainment, infatti, può anche non menzionare mai direttamente il brand o il prodotto in questione, ma semplicemente richiamarlo alludendovi tramite strategie specifiche di comunicazione.
Si parla in questo caso di "value placement" piuttosto che “product placement” perchè la storia racconta i valori del brand.

Pioniere in questo settore è stato BMW che nel 2001 ha prodotto la miniserie di otto episodi The Hire che prevedeva persino la partecipazione di star del calibro di Madonna e Clive Owen.
Un altro esempio classico di branded entertainment è la strategia di comunicazione di Coca Cola,che ha addirittura trasformato il proprio sito web in una rivista online, Coca Cola Journey, su cui era possibile trovare storie, articoli, infografiche e interviste anche non strettamente legati ai prodotti.
Altri casi interessanti da citare sono la campagna Dove del 2013 “Real Beauty Sketches”, la web-serie “Ho sognato Manuela” ideata da Maxi Bon o i programmi tv “Destinazione Sconosciuta” (creato per Toyota), “L’uomo di casa” (per Leroy Merlin), “Calzedonia Ocean Girls”  o “Top Dj” (Campari, Alfa Romeo, Puma,Vigorsol).
Sicuramente il settore più fertile in questo campo pare essere quello della moda, in particolare il settore dei profumi (es. lo spot/film girato da Martin Scorsese per Chanel).  

In conclusione, con il branded entertainment l’azienda passa dall’essere un mero sponsor a creatore vero e proprio di contenuti, colmando eventuali “vuoti” televisivi di intrattenimento senza disturbare lo spettatore con il classico spot.
A questa evoluzione è legato anche il mondo dei social network, come ha commentato  Roberto Fernandez – Group Creative Director diBBH London –  in una recente intervista a Ninja Marketing : “La chiave del successo oggi è essere rilevanti, essere parte delle conversazioni. I social media non hanno semplicemente cambiato il modo in cui si connettono tra loro clienti e brand, con un cambiamento dalla classica comunicazione unidirezionale verso un dialogo con i consumatori in cui entrambe le parti hanno la medesima voce in capitolo, ma hanno creato un nuovo medium: gli utenti. Like, condivisioni e commenti sono straordinari vettori per raccomandare un contenuto, incanalando l’attenzione di molte persone su argomenti d’interesse, e gli esempi migliori di brand entertainment possono essere trovati di sicuro al loro interno”.
In Italia è recentemente nato l’Osservatorio Branded Entertainment, primo e unico organismo associativo che riunisce le più importanti aziende che investono, producono, distribuiscono, creano branded entertainment nel nostro Paese.

Fonti articolo: DM&PIl Fatto Quotidiano

 



 

 

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I MIGLIORI CONCEPT STORE AL MONDO/1

La prima reazione dei negozi tradizionali all’avvento dell’e-commerce è stata quella di usare la propria esperienza per creare un’offerta alternativa innovativa e completa.
Questa offerta prende il nome di “concept store”, ovvero dei negozi che offrono molto più di semplice merce, offrono un’esperienza di acquisto completa. Solo l’esperienza “dal vivo” può infatti competere con l’acquisto on-line offrendo quel qualcosa in più che al freddo web manca.
Per avere qualche idea più concreta, abbiamo deciso di raccogliere in una serie di articoli a partire da oggi, i concept store più interessanti al mondo.

Vista la primavera in arrivo abbiamo deciso di cominciare con un negozio di fiori: Flowerboy Project, a Los Angeles.
Los Angeles è sicuramente una delle culle dell’innovazione per quanto riguarda lo shopping, tanto da essere tenuta d’occhio da tutti i trend-setter del mondo. Negli ultimi anni gli imprenditori losangelini sono riusciti a far tornare in auge addirittura i piccoli negozi di fiori all’angolo della strada (cosa che da noi purtroppo manca sempre di più).
Il designer ed imprenditore Sean Knibb si è ispirato proprio al vecchio negozio di sua nonna in Giamaica per creare Flowerboy Project: un fioraio “rapido” inserito però nell’idea del concept-store.
Knibb ha infatti aggiunto ai mazzi di fiori take-away un bar, articoli da regalo, qualche pezzo di abbigliamento e oggetti di design.
@californiahomedesign

“A Parigi e New York le piccole botteghe hanno a disposizione mazzi di fiori per i loro clienti, da scegliere e acquistare al volo. Volevo creare la stessa sensazione allargando la possibilità anche al caffè, le colazioni e altri oggetti”, ha detto Knibb.
L’ispirazione e qualche buon consiglio li ha chiesti agli amici Raan Parton (cofondatore del brand di abbigliamento maschile equo e solidale Apolis) e Lindsay Parton (della boutique Alchemy Works) anche per scegliere accuratamente i prodotti da mettere in vendita.
Per Lindsay Parton Flowerboy riflette il carattere del quartiere in cui si trova: “è indicativo dello spirito di Venice, un’amalgama di luoghi e persone, di tutte le estrazioni sociali. E questo rappresenta anche il dinamismo tipico di Los Angeles”.

@Patrick Janelle on Tumblr


Il consiglio che possiamo trarne da imprenditori italiani è: inseritevi in un contesto cittadino lasciandovi ispirare da ciò che vi circonda, tornate alle vecchie botteghe innovandole e inserendo dettagli moderni, date alla vostra clientela ciò di cui ha bisogno nel modo più rapido e naturale possibile.


Fonte articolo: Mydomain.com 

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Social, i trend 2016

In questo 2016 da poco iniziato sono molte le novità dei social network da imparare a conoscere per usare e sfruttare al meglio strumenti come Facebook e Twitter per le aziende. Vediamo insieme i principali per non farci cogliere impreparati.

1. Il pulsante “acquista”
Il pulsante “acquista” diventerà molto popolare nei social media una volta implementato perché sono sempre di più gli utenti che effettuano acquisti online. Facebook ha già cominciato a lavorare a questa funzione ed alcune pagine già presentano il pulsante “Acquista” per consentire ai propri clienti di acquistare direttamente da Facebook. Non sorprenderebbe affatto trovare presto anche un pulsante “Vendi” destinato ai membri di gruppi online che desiderano comprare e vendere oggetti. E’ ancora tutto da vedere, per ora accontentiamoci del pulsante “Acquista”.

2. Altre campagne pubblicitarie 
Se i social media diventano sempre più personalizzabili, gli annunci a pagamento e le inserzioni svolgeranno un ruolo sempre più ampio nel marketing social. Le aziende avranno sempre più bisogno di like e follower sui loro account perché le persone seguiranno solo le pagine o i profili che vale la pena seguire. In altre parole, seguiranno i più popolari e quelli con una reputazione online migliore. Perciò aspettiamoci che le aziende saranno sempre più disposte ad investire su Facebook e Twitter per migliorare i propri account ed innescare un circolo virtuoso on-line.

3. Inserzioni video
Vista la facilità di condivisione dei video sul web, attraverso Youtube ma anche Facebook, vedremo sempre più un loro utilizzo a scopi pubblicitari nel 2016. Il numero di visualizzazioni comincia ad avere sempre più importanza e Youtube sarà uno dei mezzi più usati dalle aziende per diffondere i loro messaggi. Ci si aspetta, dunque, anche un maggiore investimento sulla promozione dei video stessi in modo da aumentarne visualizzazioni e popolarità. Lo stesso vale anche per Instagram da quando ha reso promovibili i video pubblicati sulla app.

4. Instant Articles
Quando vogliamo leggere un articolo linkato su Facebook o Twitter, dobbiamo cliccarci sopra per essere reindirizzati sul sito di origine dell’articolo. Nel 2016 aumenterà il treno degli instant articles sulle piattaforme social: non dovremo più andare sul sito web della fonte per leggere l’articolo ma lo potremo fare direttamente su Facebook o Twitter.

5. Problemi di privacy
Anche se sappiamo bene che i social media sono nati per metterci in comunicazione con altre persone, indiscriminatamente, molti hanno forti dubbi sul rispetto della privacy e la sicurezza delle proprie informazioni personali. Questo è vero nei casi di furto di identità e di informazioni tramite internet. Per questo motivo ci si aspetta che nel 2016 le piattaforme social implementino una maggiore attenzione sulla privacy per proteggere i propri utenti.

6. Più streaming video live
I video in streaming in diretta sono stati richiestissimi negli ultimi anni. Nel 2016 le piattaforme social stanno rendendo il loro uso più semplice per gli utenti e questo andrà a vantaggio anche delle aziende che li potranno usare come mezzo di comunicazione.

7. Nuovi Big Players
Poiché i social media sono ormai l’argomento del giorno nel campo del marketing e della strategia pubblicitaria, sempre più big player saranno coinvolti nella competizione con Facebook, Twitter o Youtube quest’anno. Il monopolio dei social non durerà a lungo.


Articolo tradotto da: Creative Guerrilla Marketing 

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UFFICI A QUATTRO ZAMPE

Sappiamo tutti che il cane è il miglior amico dell’uomo, da qualche tempo sono anche ammessi in ospedali e strutture pubbliche per stare accanto ai propri padroni e aiutarli in momenti di difficoltà. E allora perché non aprire anche le porte degli uffici e dei posti di lavoro agli amici a quattro zampe?
Dev’essere stata questa riflessione a convincere l’azienda statunitense Kurgo (produttore di accessori per cani, guardacaso) a costruire i propri uffici a dimensione di cane.

Fondata nel 2003 da due fratelli a Salisbury, Massachussetts, l’azienda incoraggia caldamente i propri dipendenti a portare al lavoro i loro cani, anche perché i titolari hanno notato che l’ambiente e l’umore sono migliorati sensibilmente e “Guardare i nostri cani ci ispira continuamente nell'elaborazione di nuovi prodotti”.

L’azienda è strutturata come un enorme “quasi-open” space, costruito all’interno di un magazzino con grandi finestre e aperture da cui entra la luce naturale.
Ci sono anche cancelletti e chiusure per i necessari momenti di isolamento (non tutti i cani vanno d’accordo!) e l’area pausa dell’ufficio mette a disposizione anche cibo per cani, oltre che per i loro padroni.



Nell’ora di pausa pranzo, poi, c’è un’area esterna per sgranchirsi gambe e zampe.

Fonte articolo e immagini: Curioctopus.it 

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A MILANO IL PRIMO FASHION RESTAURANT

Quali sono le due passioni che uniscono tutte le donne?
Devono essersi chiesti questo gli ideatori di “Delishoes", Xano Saguer, Jordi Butròn e Ricard Martinez, chef tra i primi e migliori interpreti internazionali del concetto di dessert bar.
La risposta è questo nuovissimo Fashion Restaurant Dessert Bar a Milano, il primo in Italia a coniugare due grandi bandiere del made in Italy: cibo e moda.
Si legge sul sito “due mondi apparentemente lontani, due anime in realtà molto vicine, con una componente decor comune. Un concetto di retail moderno basato sull’impulso e con un alto livello di indulgenza”. 

La location di Brera occupa 230mq, ricavati da parte di un ex convento medievale, distribuiti su due livelli, nel cuore di food, arte & fashion di Milano.
Ogni sala ha un colore ed una destinazione d’uso: la sala rossa è dedicata alla prima colazione, mentre quella azzurra al pranzo e all’ora del tè. Per le più esigenti, poi, c’è la stanza dorata, più intima e riservata.


L’offerta di ristorazione è innovativa e completa: dolce e salato, divisi in 3 menu completi (e a prezzi accessibili) a cui si aggiunge un’ampia scelta di dessert al piatto e tiramisù “componibili”. La formula caratteristica per la scelta del tiramisù si chiama “haztelo tu mismo” e permette di selezionare il tipo di crema, biscotto, bagna, guarnizione e decorazione preferito.
L’offerta moda è invece declinata in svariati modelli di scarpe, borse, bijou ed accessori fashion.

Fonte articolo e immagini

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Che la spesa sia con te

Alla fine del 2015 siamo stati circondati dalla mania di Star Wars, con milioni di campagne marketing sul tema, anche se non tutte sono riuscite a catturare l’attenzione in maniera efficace. La catena di supermercati Carrefour in Romania non è una di queste.
“Fai spesa con la Forza” è stata una campagna creata da Publicis per Carrefour Romani, in collaborazione con Star Wars durante il primo week end nelle sale dell’Episodio VII, per fare un regalo a tutti i fan della saga.
Cosa succederebbe se si potesse usare la Forza nel fare la spesa? A questa domanda ha risposto la tecnologia Kinect, che ha permesso a tutti di provare una nuova esperienza, che cambia l’idea del supermercato tradizionale. Persone di tutte le età si sono raccolte intorno allo schermo per testare la “forza” e fare spesa con i loro nuovi poteri e la campagna marketing è diventata subito un successo.
La tecnologia Kinect (usata in moltissimi videogame di ultima generazione) si basa su sensori che percepiscono i movimenti e consentono agli utenti di giocare e interagire con il computer in maniera del tutto naturale. In questo caso sono bastati un iPad e un Kinect SDK per creare l’illusione di avere la forza nelle proprie mani. Tutto ciò che i clienti dovevano fare era spostare gli oggetti che desideravano nel carrello virtuale, trascinandoli uno alla volta, senza toccarli, con la “magica” forza delle loro mani.
Alla fine del gioco gli oggetti virtualmente acquistati erano già pronti alle casse, ad attendere il cliente.
In abbinamento ai prodotti del supermercato, ovviamente, era possibile acquistare anche il merchandising di Star Wars, così entrambi i soggetti coinvolti nella partnership (la catena di supermercati e Star Wars) hanno potuto beneficiare dell’operazione.
Perciò, quello che questa campagna ci insegna è che non basta citare Star Wars per “approfittare” del suo successo, ma ogni operazione va contestualizzata aggiungendo un plus per i propri clienti, meglio se creativo e divertente come in questo caso.

Qui un video dell’operazione. 

Fonte articolo: Creative Guerrilla Marketing 

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La app del cibo a domicilio

Come far incontrare un popolo di affamati e persone disposte a consegnare loro un pasto ovunque?
Per dare una risposta a questa domanda è nata Foodracers, una startup di consegne alimentari nata nel maggio 2015 da un’idea di tre amici, Andrea Carturan (già ideatore di Te-letrasporto), Matteo Fabbrini e Francesco Poloniato.


Constatando la grande richiesta anche nelle maggiori città italiane (oltre che all’estero dove la food-delivery è una pratica collaudata) hanno deciso di avviare una piattaforma che facesse incontrare domanda e offerta in tempi rapidi.
Foodracers.com è un sistema di “delivery on demand”, efficace e innovativo, che collabora anche con grandi catene di ristorazione per assicurare pasti freschi e genuini tramite Foodracers (i corrieri del cibo) a chiunque li ordini online.
A meno di un anno dalla nascita, è presente in ben 12 città italiane: Bologna, Ferrara, Mestre, Padova, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Rovigo, Treviso, Trieste, Udine e Vicenza.


“Dopo aver sperimentato la piattaforma, mancava solo sviluppare tutte le sue potenzialità anche in versione mobile”, spiega Carturan, e a gennaio è nata la Foodracers App, gratuita ed entrata subito nella top best app di Apple.
Usare la App è semplicissimo: una volta scaricata basta digitare il proprio indirizzo, scegliere il proprio ristorante preferito (pizza, sushi, tradizionale, ma anche vegan) e infine prenotare e attendere il racer.
Ma non finisce qui: una volta ricevuto l’ordine è possibile valutare il proprio Foodracer secondo i parametri di: cortesia, temperatura e integrità dei piatti ricevuti, puntualità. Più voti avrà un Foodracer, più si conquisterà la priorità sugli ordini rispetto ai racers con minori voti.


Inoltre, dal sito dell’azienda è possibile proporsi come Foodracer, affiliare il proprio ristorante o diventare un Food Advisor (ovvero presentare alla piattaforma i migliori ristoranti della propria città).


Fonte articolo: Corriere Innovazione 
Pagina Facebook ufficiale qui

 

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