Dal Web

I MIGLIORI CONCEPT STORE AL MONDO/3

Si tratta probabilmente di uno dei primi concept store realizzati, Colette a Parigi ha quasi 20 anni ed è famoso in tutto il mondo per essere stato un antesignano del genere.
Situato in Rue St. Honoré, prende il nome dalla sua creatrice, Colette Roussaux, che lo ideò insieme alla figlia Sarah Lerfel con l’idea di avviare un negozio nuovo, sorprendente e originale. Sarah stessa, sulle pagine del New York Times ha dichiarato che in gran parte il segreto di Colette è l’essere sempre un passo avanti agli altri perché: “Non abbiamo mai il tempo di fermarci a riflettere, siamo sempre in movimento, non ci fermiamo mai”.

@pressebox.com


Le scelte di Colette si basano fondamentalmente sull’intuito femminile delle sue creatrici a cui, secondo Stefano Pilati, stilista di YSL, “si deve la creazione un’area intera sulla mappa fashion di Parigi”.
Tutto ciò che avviene all’interno di Colette è perfetto e momentaneo, come le mostre d’arte o fotografia allestite all’interno dei magnifici saloni modernisti.

@samyroad.com


Da Colette potete trovare virtualmente qualsiasi cosa: dall’abbigliamento ai giocattoli, da libri e riviste alla musica, ma anche arredamento, gioielli,…sviluppati su tre piani e 740 metri quadri di punto vendita.
C’è addirittura un “water bar” che serve oltre 100 etichette di acqua minerale da tutto il mondo.

Grazie all’implementazione di canali di vendita on-line e tecnologie digitali viene oggi definito anche un negozio “Bricks and clicks” termine che indica l’integrazione di modelli di business tradizionali quelli più moderni.

Fonte: Mydomaine

 

 

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I BRAND CON LA MIGLIORE REPUTAZIONE

Quali sono le aziende con miglior reputazione al mondo?
Risponde a questa domanda l’indagine Global RepTrak, condotta annualmente dalla società internazionale Reputation Institute.
Il sondaggio si basa su sette parametri osservati nel primo trimestre dell’anno: prodotti e servizi, grado d’innovazione, ambiente lavorativo, governance, responsabilità sociale, leadership e performance.

Quest’anno a spuntarla sugli altri brand sono state Rolex, Disney e Google.
Secondo le risposte dei consumatori Rolex si guadagna il primo posto soprattutto per la qualità di prodotti e servizi. La Walt Disney Company è al secondo posto perché punta su responsabilità sociale e governance, mentre Google sale sul podio in terza posizione, grazie a performance e ambiente di lavoro.
Nella classifica seguono poi BMW Group, Daimler, Lego, Microsoft, Canon e Sony.

Non potevano mancare, poi, Apple (per l’innovazione e la leadership) e Microsoft, che rientra nella top 10 dopo un anno di assenza.
Manca all’appello Volkswagen, probabilmente a causa del recente scandalo sulle emissioni (lo scorso anno era al quattordicesimo posto).
L’Italia è presente con Ferrero, al 18esimo posto, seguita da Giorgio Armani Group (32°), Pirelli (40°), Barilla (43°) e Lavazza (77°).
I paesi inclusi nel sondaggio sono stati: Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Messico, Russia, Corea del Sud, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Fonte: Wired 

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I MIGLIORI CONCEPT STORE AL MONDO/2

A quanto pare San Francisco è la culla delle novità anche per quanto riguarda il commercio, in un momento storico che viene definito come una sorta di rinascimento tecno-culturale.
Uno dei prodotti di quest’ondata di cambiamento è la numerosa serie di negozi e negozietti “concept” come il Samovar Tea Bar.
Già dal nome, che richiama il tradizionale contenitore metallico russo usato per scaldare l'acqua, si capisce la devozione alla bevanda del tè.

@slyscope.com


Questo negozio fa parte di una vera e propria fioritura di sale da tè sbocciata oltreoceano nell’ultimo anno o poco più: un ritorno al rito dell’ora del tè, con appassionati ed esperti di miscele e foglie della preziosa pianta.
Il Samovar Tea Bar celebra il procedimento dell’infusione attraverso un punto vendita (disegnato dal famoso studio Arcanum Architecture) tutto in materiali naturali: legno, pietra, marmo…ma con con un tocco moderno che all’apparenza richiama una birreria o un pub. Solo che al posto delle spine per la birra ci sono dei moderni samovar trasparenti e grossi pentoloni colmi di tè di ogni qualità tra cui scegliere.
Sul bancone si crea un arcobaleno di colori dei vari tè in contrasto con le texture monocromatiche del locale: pareti bianche o in pietra e tazze di ceramica allineate sui ripiani aperti.

@aesthetic-li.com


Anche in questo caso l’idea di base non è di per sé innovativa, ma una rivisitazione moderna di un’attività commerciale già esistente da centinaia di anni: la sala da tè inglese.
E’ la realizzazione nel concreto a renderla un concept innovativo, le scelte estetiche che lo rendono una sorta di “Apple Store del tè”, come è stato definito.
A questo viene affiancato un servizio moderno che comprende il take-away, l’ordine da casa, l’e-commerce e un menu pensato per affiancare i vari tè con pietanze dolci, salate, calde e fredde.

 

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BRANDED ENTERTAINMENT, LA NUOVA FRONTIERA DEL MARKETING

Come molti altri ambiti, anche il modo di fare pubblicità negli ultimi anni ha subito un’evoluzione rapida e sostanziale.
Siamo passati dai semplici annunci su carta stampata, Tv e radio a messaggi sempre meno diretti, più curati nel dettaglio e inseriti nel quotidiano (nell’ottica del cosiddetto inbound marketig). Un esempio recente di questa evoluzione è il “product placement”, ossia una pratica (già in uso nel cinema da molto tempo) che prevede l’inserimento di prodotti commerciali (es. bevande o auto il cui marchio sia ben visibile, anche se per pochi secondi) all’interno di un programma.

La nuova frontiera dell’advertising, però, si chiama “branded entertaiment” o “advertainment”, cioè: intrattenimento da parte del marchio stesso. Il programma non è più soltanto “offerto da” un’azienda o un marchio, ma da essa stessa ideato e prodotto. Vive di vita propria, né più e né meno di un qualsiasi altro programma o serie TV.
Si tratta di una forma di sponsorizzazione ancora più raffinata delle precedenti, poiché consiste nella creazione di contenuti (film, programmi, serie TV e web) strettamente connessi a un brand o a un prodotto. Se vogliamo, si tratta di un’evoluzione ulteriore dello storytelling: l’attenzione è sempre focalizzata sulla storia, ma questa segue il mood, la visione del mondo e lo stile del prodotto che vuole essere sponsorizzato “tra le righe”.
Il Branded entertainment, infatti, può anche non menzionare mai direttamente il brand o il prodotto in questione, ma semplicemente richiamarlo alludendovi tramite strategie specifiche di comunicazione.
Si parla in questo caso di "value placement" piuttosto che “product placement” perchè la storia racconta i valori del brand.

Pioniere in questo settore è stato BMW che nel 2001 ha prodotto la miniserie di otto episodi The Hire che prevedeva persino la partecipazione di star del calibro di Madonna e Clive Owen.
Un altro esempio classico di branded entertainment è la strategia di comunicazione di Coca Cola,che ha addirittura trasformato il proprio sito web in una rivista online, Coca Cola Journey, su cui era possibile trovare storie, articoli, infografiche e interviste anche non strettamente legati ai prodotti.
Altri casi interessanti da citare sono la campagna Dove del 2013 “Real Beauty Sketches”, la web-serie “Ho sognato Manuela” ideata da Maxi Bon o i programmi tv “Destinazione Sconosciuta” (creato per Toyota), “L’uomo di casa” (per Leroy Merlin), “Calzedonia Ocean Girls”  o “Top Dj” (Campari, Alfa Romeo, Puma,Vigorsol).
Sicuramente il settore più fertile in questo campo pare essere quello della moda, in particolare il settore dei profumi (es. lo spot/film girato da Martin Scorsese per Chanel).  

In conclusione, con il branded entertainment l’azienda passa dall’essere un mero sponsor a creatore vero e proprio di contenuti, colmando eventuali “vuoti” televisivi di intrattenimento senza disturbare lo spettatore con il classico spot.
A questa evoluzione è legato anche il mondo dei social network, come ha commentato  Roberto Fernandez – Group Creative Director diBBH London –  in una recente intervista a Ninja Marketing : “La chiave del successo oggi è essere rilevanti, essere parte delle conversazioni. I social media non hanno semplicemente cambiato il modo in cui si connettono tra loro clienti e brand, con un cambiamento dalla classica comunicazione unidirezionale verso un dialogo con i consumatori in cui entrambe le parti hanno la medesima voce in capitolo, ma hanno creato un nuovo medium: gli utenti. Like, condivisioni e commenti sono straordinari vettori per raccomandare un contenuto, incanalando l’attenzione di molte persone su argomenti d’interesse, e gli esempi migliori di brand entertainment possono essere trovati di sicuro al loro interno”.
In Italia è recentemente nato l’Osservatorio Branded Entertainment, primo e unico organismo associativo che riunisce le più importanti aziende che investono, producono, distribuiscono, creano branded entertainment nel nostro Paese.

Fonti articolo: DM&PIl Fatto Quotidiano

 



 

 

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I MIGLIORI CONCEPT STORE AL MONDO/1

La prima reazione dei negozi tradizionali all’avvento dell’e-commerce è stata quella di usare la propria esperienza per creare un’offerta alternativa innovativa e completa.
Questa offerta prende il nome di “concept store”, ovvero dei negozi che offrono molto più di semplice merce, offrono un’esperienza di acquisto completa. Solo l’esperienza “dal vivo” può infatti competere con l’acquisto on-line offrendo quel qualcosa in più che al freddo web manca.
Per avere qualche idea più concreta, abbiamo deciso di raccogliere in una serie di articoli a partire da oggi, i concept store più interessanti al mondo.

Vista la primavera in arrivo abbiamo deciso di cominciare con un negozio di fiori: Flowerboy Project, a Los Angeles.
Los Angeles è sicuramente una delle culle dell’innovazione per quanto riguarda lo shopping, tanto da essere tenuta d’occhio da tutti i trend-setter del mondo. Negli ultimi anni gli imprenditori losangelini sono riusciti a far tornare in auge addirittura i piccoli negozi di fiori all’angolo della strada (cosa che da noi purtroppo manca sempre di più).
Il designer ed imprenditore Sean Knibb si è ispirato proprio al vecchio negozio di sua nonna in Giamaica per creare Flowerboy Project: un fioraio “rapido” inserito però nell’idea del concept-store.
Knibb ha infatti aggiunto ai mazzi di fiori take-away un bar, articoli da regalo, qualche pezzo di abbigliamento e oggetti di design.
@californiahomedesign

“A Parigi e New York le piccole botteghe hanno a disposizione mazzi di fiori per i loro clienti, da scegliere e acquistare al volo. Volevo creare la stessa sensazione allargando la possibilità anche al caffè, le colazioni e altri oggetti”, ha detto Knibb.
L’ispirazione e qualche buon consiglio li ha chiesti agli amici Raan Parton (cofondatore del brand di abbigliamento maschile equo e solidale Apolis) e Lindsay Parton (della boutique Alchemy Works) anche per scegliere accuratamente i prodotti da mettere in vendita.
Per Lindsay Parton Flowerboy riflette il carattere del quartiere in cui si trova: “è indicativo dello spirito di Venice, un’amalgama di luoghi e persone, di tutte le estrazioni sociali. E questo rappresenta anche il dinamismo tipico di Los Angeles”.

@Patrick Janelle on Tumblr


Il consiglio che possiamo trarne da imprenditori italiani è: inseritevi in un contesto cittadino lasciandovi ispirare da ciò che vi circonda, tornate alle vecchie botteghe innovandole e inserendo dettagli moderni, date alla vostra clientela ciò di cui ha bisogno nel modo più rapido e naturale possibile.


Fonte articolo: Mydomain.com 

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Social, i trend 2016

In questo 2016 da poco iniziato sono molte le novità dei social network da imparare a conoscere per usare e sfruttare al meglio strumenti come Facebook e Twitter per le aziende. Vediamo insieme i principali per non farci cogliere impreparati.

1. Il pulsante “acquista”
Il pulsante “acquista” diventerà molto popolare nei social media una volta implementato perché sono sempre di più gli utenti che effettuano acquisti online. Facebook ha già cominciato a lavorare a questa funzione ed alcune pagine già presentano il pulsante “Acquista” per consentire ai propri clienti di acquistare direttamente da Facebook. Non sorprenderebbe affatto trovare presto anche un pulsante “Vendi” destinato ai membri di gruppi online che desiderano comprare e vendere oggetti. E’ ancora tutto da vedere, per ora accontentiamoci del pulsante “Acquista”.

2. Altre campagne pubblicitarie 
Se i social media diventano sempre più personalizzabili, gli annunci a pagamento e le inserzioni svolgeranno un ruolo sempre più ampio nel marketing social. Le aziende avranno sempre più bisogno di like e follower sui loro account perché le persone seguiranno solo le pagine o i profili che vale la pena seguire. In altre parole, seguiranno i più popolari e quelli con una reputazione online migliore. Perciò aspettiamoci che le aziende saranno sempre più disposte ad investire su Facebook e Twitter per migliorare i propri account ed innescare un circolo virtuoso on-line.

3. Inserzioni video
Vista la facilità di condivisione dei video sul web, attraverso Youtube ma anche Facebook, vedremo sempre più un loro utilizzo a scopi pubblicitari nel 2016. Il numero di visualizzazioni comincia ad avere sempre più importanza e Youtube sarà uno dei mezzi più usati dalle aziende per diffondere i loro messaggi. Ci si aspetta, dunque, anche un maggiore investimento sulla promozione dei video stessi in modo da aumentarne visualizzazioni e popolarità. Lo stesso vale anche per Instagram da quando ha reso promovibili i video pubblicati sulla app.

4. Instant Articles
Quando vogliamo leggere un articolo linkato su Facebook o Twitter, dobbiamo cliccarci sopra per essere reindirizzati sul sito di origine dell’articolo. Nel 2016 aumenterà il treno degli instant articles sulle piattaforme social: non dovremo più andare sul sito web della fonte per leggere l’articolo ma lo potremo fare direttamente su Facebook o Twitter.

5. Problemi di privacy
Anche se sappiamo bene che i social media sono nati per metterci in comunicazione con altre persone, indiscriminatamente, molti hanno forti dubbi sul rispetto della privacy e la sicurezza delle proprie informazioni personali. Questo è vero nei casi di furto di identità e di informazioni tramite internet. Per questo motivo ci si aspetta che nel 2016 le piattaforme social implementino una maggiore attenzione sulla privacy per proteggere i propri utenti.

6. Più streaming video live
I video in streaming in diretta sono stati richiestissimi negli ultimi anni. Nel 2016 le piattaforme social stanno rendendo il loro uso più semplice per gli utenti e questo andrà a vantaggio anche delle aziende che li potranno usare come mezzo di comunicazione.

7. Nuovi Big Players
Poiché i social media sono ormai l’argomento del giorno nel campo del marketing e della strategia pubblicitaria, sempre più big player saranno coinvolti nella competizione con Facebook, Twitter o Youtube quest’anno. Il monopolio dei social non durerà a lungo.


Articolo tradotto da: Creative Guerrilla Marketing 

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UFFICI A QUATTRO ZAMPE

Sappiamo tutti che il cane è il miglior amico dell’uomo, da qualche tempo sono anche ammessi in ospedali e strutture pubbliche per stare accanto ai propri padroni e aiutarli in momenti di difficoltà. E allora perché non aprire anche le porte degli uffici e dei posti di lavoro agli amici a quattro zampe?
Dev’essere stata questa riflessione a convincere l’azienda statunitense Kurgo (produttore di accessori per cani, guardacaso) a costruire i propri uffici a dimensione di cane.

Fondata nel 2003 da due fratelli a Salisbury, Massachussetts, l’azienda incoraggia caldamente i propri dipendenti a portare al lavoro i loro cani, anche perché i titolari hanno notato che l’ambiente e l’umore sono migliorati sensibilmente e “Guardare i nostri cani ci ispira continuamente nell'elaborazione di nuovi prodotti”.

L’azienda è strutturata come un enorme “quasi-open” space, costruito all’interno di un magazzino con grandi finestre e aperture da cui entra la luce naturale.
Ci sono anche cancelletti e chiusure per i necessari momenti di isolamento (non tutti i cani vanno d’accordo!) e l’area pausa dell’ufficio mette a disposizione anche cibo per cani, oltre che per i loro padroni.



Nell’ora di pausa pranzo, poi, c’è un’area esterna per sgranchirsi gambe e zampe.

Fonte articolo e immagini: Curioctopus.it 

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A MILANO IL PRIMO FASHION RESTAURANT

Quali sono le due passioni che uniscono tutte le donne?
Devono essersi chiesti questo gli ideatori di “Delishoes", Xano Saguer, Jordi Butròn e Ricard Martinez, chef tra i primi e migliori interpreti internazionali del concetto di dessert bar.
La risposta è questo nuovissimo Fashion Restaurant Dessert Bar a Milano, il primo in Italia a coniugare due grandi bandiere del made in Italy: cibo e moda.
Si legge sul sito “due mondi apparentemente lontani, due anime in realtà molto vicine, con una componente decor comune. Un concetto di retail moderno basato sull’impulso e con un alto livello di indulgenza”. 

La location di Brera occupa 230mq, ricavati da parte di un ex convento medievale, distribuiti su due livelli, nel cuore di food, arte & fashion di Milano.
Ogni sala ha un colore ed una destinazione d’uso: la sala rossa è dedicata alla prima colazione, mentre quella azzurra al pranzo e all’ora del tè. Per le più esigenti, poi, c’è la stanza dorata, più intima e riservata.


L’offerta di ristorazione è innovativa e completa: dolce e salato, divisi in 3 menu completi (e a prezzi accessibili) a cui si aggiunge un’ampia scelta di dessert al piatto e tiramisù “componibili”. La formula caratteristica per la scelta del tiramisù si chiama “haztelo tu mismo” e permette di selezionare il tipo di crema, biscotto, bagna, guarnizione e decorazione preferito.
L’offerta moda è invece declinata in svariati modelli di scarpe, borse, bijou ed accessori fashion.

Fonte articolo e immagini

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Che la spesa sia con te

Alla fine del 2015 siamo stati circondati dalla mania di Star Wars, con milioni di campagne marketing sul tema, anche se non tutte sono riuscite a catturare l’attenzione in maniera efficace. La catena di supermercati Carrefour in Romania non è una di queste.
“Fai spesa con la Forza” è stata una campagna creata da Publicis per Carrefour Romani, in collaborazione con Star Wars durante il primo week end nelle sale dell’Episodio VII, per fare un regalo a tutti i fan della saga.
Cosa succederebbe se si potesse usare la Forza nel fare la spesa? A questa domanda ha risposto la tecnologia Kinect, che ha permesso a tutti di provare una nuova esperienza, che cambia l’idea del supermercato tradizionale. Persone di tutte le età si sono raccolte intorno allo schermo per testare la “forza” e fare spesa con i loro nuovi poteri e la campagna marketing è diventata subito un successo.
La tecnologia Kinect (usata in moltissimi videogame di ultima generazione) si basa su sensori che percepiscono i movimenti e consentono agli utenti di giocare e interagire con il computer in maniera del tutto naturale. In questo caso sono bastati un iPad e un Kinect SDK per creare l’illusione di avere la forza nelle proprie mani. Tutto ciò che i clienti dovevano fare era spostare gli oggetti che desideravano nel carrello virtuale, trascinandoli uno alla volta, senza toccarli, con la “magica” forza delle loro mani.
Alla fine del gioco gli oggetti virtualmente acquistati erano già pronti alle casse, ad attendere il cliente.
In abbinamento ai prodotti del supermercato, ovviamente, era possibile acquistare anche il merchandising di Star Wars, così entrambi i soggetti coinvolti nella partnership (la catena di supermercati e Star Wars) hanno potuto beneficiare dell’operazione.
Perciò, quello che questa campagna ci insegna è che non basta citare Star Wars per “approfittare” del suo successo, ma ogni operazione va contestualizzata aggiungendo un plus per i propri clienti, meglio se creativo e divertente come in questo caso.

Qui un video dell’operazione. 

Fonte articolo: Creative Guerrilla Marketing 

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La app del cibo a domicilio

Come far incontrare un popolo di affamati e persone disposte a consegnare loro un pasto ovunque?
Per dare una risposta a questa domanda è nata Foodracers, una startup di consegne alimentari nata nel maggio 2015 da un’idea di tre amici, Andrea Carturan (già ideatore di Te-letrasporto), Matteo Fabbrini e Francesco Poloniato.


Constatando la grande richiesta anche nelle maggiori città italiane (oltre che all’estero dove la food-delivery è una pratica collaudata) hanno deciso di avviare una piattaforma che facesse incontrare domanda e offerta in tempi rapidi.
Foodracers.com è un sistema di “delivery on demand”, efficace e innovativo, che collabora anche con grandi catene di ristorazione per assicurare pasti freschi e genuini tramite Foodracers (i corrieri del cibo) a chiunque li ordini online.
A meno di un anno dalla nascita, è presente in ben 12 città italiane: Bologna, Ferrara, Mestre, Padova, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Rovigo, Treviso, Trieste, Udine e Vicenza.


“Dopo aver sperimentato la piattaforma, mancava solo sviluppare tutte le sue potenzialità anche in versione mobile”, spiega Carturan, e a gennaio è nata la Foodracers App, gratuita ed entrata subito nella top best app di Apple.
Usare la App è semplicissimo: una volta scaricata basta digitare il proprio indirizzo, scegliere il proprio ristorante preferito (pizza, sushi, tradizionale, ma anche vegan) e infine prenotare e attendere il racer.
Ma non finisce qui: una volta ricevuto l’ordine è possibile valutare il proprio Foodracer secondo i parametri di: cortesia, temperatura e integrità dei piatti ricevuti, puntualità. Più voti avrà un Foodracer, più si conquisterà la priorità sugli ordini rispetto ai racers con minori voti.


Inoltre, dal sito dell’azienda è possibile proporsi come Foodracer, affiliare il proprio ristorante o diventare un Food Advisor (ovvero presentare alla piattaforma i migliori ristoranti della propria città).


Fonte articolo: Corriere Innovazione 
Pagina Facebook ufficiale qui

 

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Perchè freelance conviene

Se l’idea del posto fisso è stata ormai ampiamente superata, a cominciare dagli Stati Uniti e dai principali Paesi europei, anche in Italia sta cominciando a diffondersi in maniera preponderante la libera professione, sia come scelta dei lavoratori che delle aziende.
Termini come freelance, co-working e smart-working non fanno (quasi) più paura anche a chi non mastica bene l’inglese perché lavorare da liberi professionisti sta diventando la norma anche in Italia tramite partita IVA e collaborazioni occasionali.
Avevamo già parlato dell’argomento tempo fa (qui l’articolo), ma recentemente la rivista Techcrunch ha dichiarato che la maggior parte delle start-up sta iniziando a servirsi quasi esclusivamente di collaboratori freelance per le mansioni più disparate.
I motivi? Un’alta preparazione accademica, ampia esperienza lavorativa, volontà di fare carriera e, dunque, maggiore produttività.
Secondo le ricerche diffuse da Ninja Marketing, ci sono più di 53 milioni di liberi professionisti negli Stati Uniti, nazione da sempre apripista di tendenze per il mondo dell’imprenditoria e degli affari. Più di un terzo di tutti i lavoratori americani hanno partecipato o partecipano ad attività di lavoro autonomo; rispetto all’anno precedente ci sono circa 700.000 nuovi liberi professionisti in più.
In Italia non possiamo ancora dire altrettanto, a causa di un vuoto normativo per la categoria, anche se sembra che il Governo e il mondo del lavoro si stiano accorgendo del cambiamento e dovranno farci i conti a breve. Nel 2016 dovrebbero essere introdotti nuovi regimi fiscali, la possibilità di accedere a bandi pubblici e fondi europei e un pacchetto di tutele previsto dallo Statuto del lavoro autonomo.
Anche dal punto di vista imprenditoriale, quella di servirsi di freelancer potrebbe essere la scelta vincente.
Un libero professionista offre un’infinità di benefici, a partire dalle sue ampie competenze anche in materia di contabilità, fatturazione, marketing e nuovi media. A differenza di molti lavoratori dipendenti, i freelance sono esperti nei loro rispettivi campi, grazie ad anni di esperienza, un portafoglio clienti e una serie di successi (o insuccessi)alle spalle da cui trarre insegnamento.
Tra le professionalità più ricercate al momento: copywriter, graphic designer, addetti al servizio clienti e social media strategist. Ma anche figure ibride in grado di destreggiarsi tra più mansioni dello stesso campo.
Ultimo, ma non meno importante, il fattore costi: un freelance può essere una soluzione più conveniente rispetto all’assunzione di un dipendente.

Fonte: Ninja Marketing

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Le migliori idee di packaging del 2015

Il sito Packaging of the World ha selezionato le migliori 50 idee di packaging dell’anno appena concluso tra le oltre 7.000 pervenute al loro indirizzo.
Facendo una cernita delle proposte più popolari sulle piattaforme social del sito nel 2015, sono stati selezionati 50 progetti provenienti da studi di design e università di tutto il mondo.
Vi riportiamo di seguito alcune idee a cui secondo noi vale la pena dare un’occhiata.

I coperchi per caffè di Starwars “Dark Brew Coffee House” 

è un concept dei designer Spencer Davis e Scott Schenone, solo ideato ma non realizzato in pratica.

La bottiglia del latte

Disegnata da Dmitry Patsukevich , l’idea è di mantenere un design molto basic ma con più vivacità.

Butter Plus contenitore per il burro

Disegnato da Marta Suslow & Mara Holterdorf (sviluppato con Weidenhammer Packaging Group) - è un contenitore innovativo e pratico, la cui tenuta termica è stata testata per lo scopo a cui è destinato. Il packaging è in fase di produzione su larga scala.

Busta PaperJohn ‪‪

Disegnata da OGATA UG, questa busta/zainetto risolve l’annosa questione del come trasportare agevolmente le buste di cartone dei supermercati (soprattutto statunitensi).

Bottiglia di sakè KOI

Dello studio BULLET Inc., richiama la tradizione giapponese in tutto e per tutto la bottiglia con le striature tipiche della carpa Koi, stilizzata anche sul packaging in cartone che la contiene.

Toss - Gourmet Pizza By The Slice

Di Yinan Wang l'idea per la pizza take-away, per non far freddare neanche una fetta.

Bottiglia Ta you you ‪‎

Disegnata da Estudio Iuvaro, un’etichetta per bottiglie calamitata con tanto di pedine per giocare a filetto e non annoiarsi durante la degustazione.

Libri Food for Thought

E' cibo per la mente quello disegnato da Maria Mordvintseva-Keeler. Libri a tema gastronomico (Colazione da Tiffany, Il Pasto Nudo, Ristorante Nostalgia) racchiusi in simpatiche lattine da pelati.

Packaging per corde

Disegnato da IF BAGS, rappresenta dei marinai barbuti questa confezione per corde destinate al fai da te.

Bottiglia Beck’s

Un'idea dello studio tedesco BBDO: l'etichetta si può grattare via creando disegni e scritte sulla bottiglia della birra che diventa così un’opera d’arte in foglio di alluminio.

Proiettore-cartone per pizze 

Disegnato dallo studio inglese Ogilvy & Mather Group, questo cartone si trasforma in un proiettore per smartphone, unendo due cose che vanno da sempre a braccetto: pizza e film.

Per vedere tutte le altre idee cliccate qui 

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La strategia del tempo

Jeremiah Dillon, impiegato di Google, ha recentemente ideato una brillante strategia per gestire meglio il proprio tempo. L’ Huffington Post ha pubblicato la sua e-mail originale e noi riteniamo sia interessante da condividere tra i Giovani Imprenditori.
Eccola di seguito:

A: ░░░░░░░░░░
Oggetto: Se non hai tempo di leggerla…Leggila due volte.
Stop. Respira. Ora, pensa a come investi il tuo tempo. Per quel che mi riguarda, sento di avere un margine di miglioramento. Esistono due modelli di programmazione: il manager e il produttore.
La giornata del manager è divisa in intervalli di 30 minuti ciascuno, possono decidere di cambiare i loro impegni ogni mezz'ora. E’ come una sorta di Tetris, dove si spostano alcuni blocchi per riempire degli spazi.
La giornata del produttore è differente. Loro hanno bisogno di fare, creare, costruire. Ma, prima, hanno bisogno di pensare. Riescono a utilizzare il loro tempo in maniera produttiva anche in mezza giornata o in un’ intera giornata divisa in blocchi. Anche una riunione di soli 30 minuti può essere deleteria per loro e per il loro tempo.
Abbiamo bisogno di essere produttori.
Ok, adesso dirai: “Splendida idea.Lo farò…sai…dopo…Sono in ritardo per una riunione”.
No. Non funziona così. L’unico modo per avere successo è essere propositivi. E’ necessario definire con precisione quando e dove investire il tempo per i vostri progetti. Lasciate che vi racconti uno studio su questi effetti:
Ad un gruppo di controllo veniva chiesto di esercitarsi nella cura del proprio tempo almeno una volta a settimana: il 29% l’ha fatto.
Al gruppo 1 veniva avanzata la stessa richiesta, insieme ad alcune informazioni dettagliate sul perché l’esercizio fisico fosse importante per la salute. Il 39% ci è riuscito.
Al gruppo 2 veniva chiesto di impegnarsi nell’esercizio scegliendo un luogo specifico, un giorno specifico e un momento specifico per le loro scelte. Il 91% ci è riuscito.
Impegnati a segnare “ Recupero del tempo perduto” sul calendario, compreso tempo e luogo in cui realizzerai le cose future. In questo modo avrai la certezza che quelle cose succederanno davvero.
“Si, posso farlo come ultima cosa il venerdì…Quindi adesso I miei compiti sono finiti?”
Veramente, no. Molti dei nostri impegni potrebbero essere più brevi o coinvolgere solo poche persone, alcuni addirittura potrebbero non avere luogo. Quel tempo ti appartiene. Non rimandare tutti i tuoi impegni a fine giornata del venerdì, scegliere il proprio tempo è veramente importante. I livelli di energia seguono il corso di un’onda durante la settimana, quindi pianificare il tempo è una cosa fondamentale:
Ricordati di seguire le seguenti operazioni:
Lunedì: le energie aumentano dopo il weekend- cerca di pianificare gli obiettivi, l’organizzazione e la pianificazione.

Martedì, Mercoledì: Picco di energia- è il momento di affrontare i problemi più difficili, scrivere, fare brainstorming, pianificare il vostro “Recupero del tempo”.
Giovedì: le energie cominciano a diminuire- devi pianificare incontri, specialmente quando occorre trovare consenso tra i tuo colleghi.
Venerdì: Le tue energie sono al gradino più basso- pianifica lavori a tempo indeterminato, pianificazioni di lungo termine, e la costruzione di relazioni.
Ricordati di progettare il tuo tempo di mattina, prima di ritrovarti ad affrontare con fatica le decisioni del pomeriggio. Utilizza il tardo pomeriggio per effettuare compiti meccanici.
Rivolgo la mia sfida a te: crea e proteggi il tuo tempo, e prima di “rubare la sedia a qualcuno”, considera se questo può nuocere al suo tempo.
Io ho scritto “Recupera il tempo” sul mio calendario. Vi prego di non aggiungere altri impegni a questo, mentre io prometto di fare del mio meglio per non programmare niente oltre il vostro impegno.

Fonte: L’Huffington Post 

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6 consigli per le donne leader

L’agenzia per il lavoro Manpower ha effettuato un’indagine tra 222 leader (di cui 72 all’interno dell’agenzia stessa) per stilare una serie di consigli destinate alle donne in carriera.

In base alla ricerca dell’Agenzia ci sarebbe sempre più bisogno di donne in posizioni di comando, ma spesso occupano i vertici solo delle risorse umane e della comunicazione e non vengono prese in considerazione per ruoli ancora considerati solo ‘maschili’.
Ecco i 6 passi per diventare donne leader:
1) Cambiare sé stesse
Si può occupare una posizione di vertice solo nel caso lo si voglia davvero. Il cambiamento deve essere dunque autentico e immediato perché se non viene percepito subito la promozione viene rimandata a domani.
2) Gestire la leadership per conto proprio
La leadership non va delegata alle ‘risorse umane’. Perché l’impegno sia autentico e allineato con la strategia di business, le decisioni devono partire dall’alto. La direzione HR può facilitarle e supportarle.
3) Chiedersi perché non ci sono abbastanza donne al vertice
Se non ci sono abbastanza donne in posizioni di comando è necessario chiedersi perché e fare in modo che si riesca a portare in alto un candidato donna in grado di essere al vertice.
4) Valutare il successo in base ai risultati
Secondo Manpower dobbiamo assumere persone che siano in grado di valorizzare tutti i potenziali talenti compresi quelli femminili. Importante valutare il successo in base al risultato e non alla presenza per dare la possibilità alla candidata di bilanciare lavoro e famiglia.
5)Favorire l’inclusione
Le risorse umane possono aiutare i leader a facilitare i cambiamenti, l’esperienza sul campo a incrementare la stima delle proprie potenzialità.
6) Donne e uomini presenti in egual misura a tutti i livelli
Incrementando semplicemente la presenza femminile non si risolve il problema. Gli uomini e le donne devono essere presenti in egual misura a tutti i livelli. Le donne al vertice sono presenti infatti soprattutto nelle HR, nella comunicazione. Devono essere dunque supportate anche in altri ambiti e aiutate nel loro avanzamento di carriera.

 

Fonte articolo: Corriere.it

 

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Vivere di micro-momenti

Le moderne tecnologie, internet e gli smartphone in testa, hanno modificato le nostre abitudini di vita in pochissimo tempo. La nostra quotidianità è così composta di quelli che gli esperti chiamano “micro-momenti” in cui consultiamo velocemente lo smartphone per informarci, sapere dove andare, cosa fare o cosa acquistare.

Secondo un’indagine condotta da Google il 68% degli intervistati ha ammesso di controllare il proprio smartphone nei 15 minuti appena successivi all’alzarsi al mattino e il 30% ha dichiarato di sentirsi “in ansia” quando non hanno il proprio telefono con loro. La conclusione logica è stata che l’87% degli intervistati ha ammesso di avere il proprio smartphone vicino a sé notte e giorno.
Secondo un’analisi di Flurry Analytics/Comscore del 2014 controlleremmo i nostri cellulari circa 150 volte al giorno.
Sono numeri e abitudini che lasciano a bocca aperta, ma sappiamo che questi dati non si discostano affatto dalla nostra quotidianità.
Queste pratiche sono talmente diffuse che l’ultimo sondaggio condotto da Google/Ipsos negli USA attesta:

• all’82% la percentuale di possessori di smartphone che consulta il proprio cellulare in store durante un processo di acquisto;
• al 91% quella di chi lo accende per trovare idee durante un processo lavorativo.

Un altro dato interessante riguarda i processi decisionali degli utenti, sempre più influenzati dal web e sempre più spesso finalizzati attraverso di esso. Queste occasioni di contatto sono tanto frequenti quanto brevi: il trend 2014-2015 è nettamente orientato verso un aumento delle connessioni da mobile (+20%) a fronte di una diminuzione del tempo di visita (-18%).
La tempestività dell’informazione/proposta è quindi di importanza superiore al brand che la offre.
Guadagnare l’attenzione dei consumatori momento per momento non è semplice, poiché non tutte le occasioni di interazione uomo-smartphone costituiscono un’opportunità per le aziende: l’utente deve avere un precisointento, essere nel giusto contesto e avere una necessità immediata.


Ecco quindi che Google stesso suggerisce 3 best practice per avere successo grazie ai micro-momenti: 
1) Esserci
Il consumatore online è infedele, lo testimonia il fatto che il 90% degli utenti mobile non associa il proprio bisogno ad una specifica marca e un utente su tre finisce col rivolgersi alla concorrenza anche quando la sua attenzione è indirizzata ad uno specifico venditore.
I consumatori sono portate non solo a riconoscere, ma anche preferire un brand dalla presenza non invasiva, ma precisa e puntuale.
Quindi esserci significa: analizzare i trend di ricerca del nostro settore e verificare di essere presenti tra i risultati degli argomenti più ricercati da mobile e anticipare i micro-momenti e i bisogni dei consumatori.
2) Essere utili
Per essere efficaci occorre creare una connessione con l’utente, fornire  risposte efficaci a dubbi, necessità e curiosità.
Nel mercato mobile, questo è un fattore di successo tanto critico quanto facile da raggiungere grazie alle informazioni fornite dal contesto.
Il 73% dei consumatori ha dichiarato che ricevere regolarmente informazioni utili  è uno dei fattori più importanti nella scelta di un brand. Viceversa, entrando in uno spazio digitale che non soddisfi le loro aspettative, il 66% intraprende azioni negative, quali uscire immediatamente dal sito/app,  evitare di ritornarci o non concludere l’acquisto.
Le quattro categorie di bisogni – conoscere, andare, comprare o fare – rivestono un’importanza diversa per ciascun settore.
Una casa automobilistica metterà l’accento sullo storytelling (conoscere), per alimentare il valore pratico ed emozionale di un prodotto dal lungo ciclo di riacquisto. Un ristorante è probabilmente concentrato sul farsi trovare (andare), perché il suo target è prima di tutto geo-localizzato. Un eCommerce potrà mettere l’accento sul presentare i prodotti ai clienti in base ai loro bisogni del momento (comprare) o sull’illustrare le possibilità d’uso dei prodotti stessi (fare).
3) Essere veloci
Il 60% dei partecipanti al sondaggio Google/Ipsos 2015 ha notato di prendere più velocemente le decisioni di acquisto grazie alle ricerche online.
Gli utenti mobile ricercano spesso informazioni che coinvolgono l’ambiente circostante, e le vogliono in fretta, altrimenti cambiano sito!
Le cause principali di abbandono di un sito sono la lentezza nel caricamento dei contenuti ed un eccessivo numero di passaggi per giungere all’informazione desiderata o terminare il processo di acquisto.
La velocità è la chiave, verificate in prima persona facendo una prova sul vostro sito.


Fonte articolo: Ninkamarketing.it 

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Il bio-packaging

La prestigiosa maison dello champagne Veuve Clicquot si è aggiudicata il premio Formes de Luxe grazie al packaging Naturally Clicquot 3, 100% biodegradabile e riciclabile, realizzato in collaborazione con l’italiana Favini e DS Smith. 
Questo prestigioso premio viene assegnato ogni anno ai packaging più innovativi e creativi, selezionati tra le eccellenze delle migliori aziende internazionali. Naturally Clicquot 3 è originale e innovativo perché nasce dal riuso creativo dei sotto-prodotti del processo di produzione del noto champagne.


Dopo la spremitura dei grappoli, infatti, la buccia degli acini d’uva che rimarrebbe altrimenti inutilizzata trova un nuovo impiego. Grazie al know-how di Favini nella creazione di carte ottenute da residui agro-industriali, le bucce vengono essiccate e micronizzate per diventare materia prima per la produzione di una carta ecologica unica risparmiando il 25% di fibre vergini. Favini inserisce i residui all’interno del ciclo produttivo mescolandoli con acqua e fibre naturali, andando a sostituire parte della cellulosa di albero.
Questo innovativo metodo permette di risparmiare un quarto di fibre vergini e, in perfetta coerenza con la carta ecologica realizzata, il packaging si serve di vernici prive di solventi per la grafica e un composto a base di canna da zucchero per incollare l’etichetta.


La Maison francese è da sempre attenta all’innovazione e alla ricerca costante di soluzioni rispettose dell’ambiente, ed ha diffuso i seguenti dati in proposito:
17% di riduzione nel consumo d’acqua per bottiglia in 6 anni
100% dell’acqua di scarico viene trattato
20% di riduzione dei gas responsabili dell’effetto serra per bottiglia prodotta dal 2010
100% dei rifiuti riciclato o riutilizzato
Già nel 2013 l’azienda aveva creato il primo astuccio 100% biodegradabile partendo dall’amido di patate, ed ecco che nel 2015, il packaging si è perfezionato ulteriormente usando una materia prima di Veuve Clicquot: le bucce d’uva.

Fonte: Favini.com 

 

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LAVORO: I CONSIGLI DEI BIG

Forse non tutti siamo in grado di ammetterlo, ma spesso nel mondo del lavoro c’è bisogno di seguire le orme di qualcuno, di chiedere un consiglio a chi “ce l’ha fatta” prima di noi.
Soprattutto i più giovani, magari alle prese per la prima volta nella vita con un’azienda che dipende dal loro operato, si chiederanno: “ma come avrà fatto Tizio o Caio ad arrivare dov’è arrivato?”.
Alcune risposte ce le danno gli stessi grandi nomi del business mondiale: Bill Gates, Steve Jobs, Richard Branson, non sono solo dei grandi imprenditori, ma spesso anche pensatori e filosofi del mondo del lavoro.
Ecco un vademecum, a partire dal pensiero di questi “big”.

1. Steve Jobs (Apple) “Aiutate il prossimo”
“Parliamo sempre dell’importanza di seguire le nostre passioni, ma dobbiamo anche ricordare che siamo parte del corso della storia. Ciò che dobbiamo fare è creare qualcosa che aiuti le altre persone. Così fra 20, 30 o 40 anni la gente dirà: ‘Questa persona non solo aveva una passione, ma si è preoccupato di realizzare qualcosa da cui gli altri possono trarre vantaggio'”.
2. J.K. Rowling (scrittrice, ideatrice di Harry Potter) “Sfruttate i fallimenti”
“Penso che non si parli mai abbastanza del fallimento. Mi avrebbe aiutato molto se avessi avuto qualcuno che mi dicesse: ‘Fallirai. È inevitabile. Quello che conta è come sfrutterai il fallimento'”.
3. Richard Branson (Virgin) “Non piangete sul latte versato”
“La quantità di tempo che le persone sprecano rimuginando sui fallimenti, invece che dedicare le proprie energie a nuovi progetti, mi stupisce sempre. Io mi diverto a gestire tutte le attività di Virgin: un intoppo non è mai un’esperienza negativa, ma un modo per imparare”.
4. Bill Gates (Microsoft) “Keep it simple”
“Guardi il suo calendario (di Warren Buffet, CEO della holding Berkshire Hathaway, ndr) ed è molto essenziale. Gli parli di un argomento su cui pensa di sviluppare un business e conosce i numeri e le informazioni fondamentali al riguardo. Più le cose sono semplici, più ritiene che possano essere oggetto di investimenti. È una forma speciale di genio”.
5. Arianna Huffington (Huffington Post) “Prenditi una pausa”
“Per troppo tempo siamo andati avanti con l’illusione collettiva secondo cui l’esaurimento è il necessario prezzo da pagare per raggiungere il successo. Invece i tuoi risultati miglioreranno se sarai in grado non solo di lavorare sodo ma anche di trovare il tempo per staccare e riprenderti”.
6. Eric Schmidt (Google) “Dite di sì”
“Trova un modo per dire di sì alle cose. Di’ di sì a un invito in un nuovo paese, di’ di sì a incontrare nuovi amici, di’ di sì a imparare qualcosa di nuovo. ‘Sì’ è il modo in cui ottieni il tuo primo lavoro, o il prossimo, o la tua sposa, persino i tuoi figli”.
7. Marissa Mayer (Yahoo) “Fate una scelta alla volta”
“Il mio amico Andre una volta mi disse: ‘Sai, Marissa, fai un sacco di pressioni su te stessa per fare la giusta scelta, e devo essere onesto: non è quello che vedo al momento. Vedo un mucchio di buone scelte, devi prenderne una e renderla grande’. Penso sia uno dei migliori consigli che abbia mai ricevuto”.
8. Stewart Butterfield (Flickr) “Sperimentate”
“Alcune persone sanno quello che vogliono fare nella vita già da giovanissime, ma in realtà le probabilità che questo si realizzi sono basse. Mi sembra che i ventenni siano molto coscienziosi. Sono seri e vogliono sentire di aver raggiunto molti obiettivi a una giovane età piuttosto che semplicemente immaginare nuovi progetti. Cerco sempre di spingerli verso un’attitudine più incline a sperimentare”.
9. John Chen (Blackberry) “Non adagiatevi sugli allori”
“Molti dipendenti pensano che il modo migliore per dimostrare il loro valore ed essere promossi sia rivendicare in maniera aggressiva la paternità di tutto ciò che fanno. Ma se cerchi troppo di apparire come una ‘superstar’ deduco che pensi solo a te stesso, invece che all’azienda nel suo complesso”.
10. Brian Chesky (Airbnb) “Non ascoltate i vostri genitori”
“Sono il rapporto più importante della tua vita, ma non dovresti mai ascoltare i consigli dei tuoi genitori sul lavoro. Aggiungo che, qualsiasi carriera tu abbia scelto, aspettati che sia un colossale fallimento. In questo modo non prenderai decisioni basate solo sul successo e sul denaro, ma sulle cose che ami”.

Fonte Articolo: Deejay.it

 

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I segreti di Twitter

Quali sono i segreti per usare Twitter a vantaggio delle PMI? Ci sono dei trucchi o degli errori da evitare? Il sito web di settore Ninja Marketing l’ha chiesto ad un esperto: Pere Solà Claver, Regional Marketing Manager PMI Spagna e Italia di Twitter.
Crediamo sia interessante e importante in qualità di Giovani Imprenditori imparare il più possibile sull’argomento, perciò vi riproponiamo di seguito i punti salienti dell’intervista:


Hai un’esperienza di 7 anni nel digital marketing. Quanto è cambiato lo scenario e qual è il trend più interessante dei prossimi anni?
Le PMI hanno un interesse crescente per l’online marketing. Spesso non hanno molte risorse perché si tratta di piccole aziende, con pochi dipendenti in cui c’è tanto da fare. Benché non abbiano molto tempo, hanno capito che è fondamentale usare l’online marketing.
Penso che nei prossimi anni vedremo sempre più PMI fare cose meravigliose online, perché avranno una conoscenza più approfondita dei diversi strumenti gratuiti di creazione di online content. Se parliamo di Twitter, strumenti come Vine o Periscope saranno sempre più integrati nella strategia di marketing delle PMI italiane.
Quali sono le opportunità per le PMI che vogliono utilizzare Twitter per monetizzare?
Twitter è una vera e propria finestra sul mondo. Tutto quello che accade nel mondo accade su Twitter. E le conversazioni che avvengono intorno alle aziende non sono un’eccezione. Che tu sia una grande o piccola azienda le conversazioni su di te sono su Twitter: l’80% delle interazioni con le aziende sui social media avviene su Twitter e il 76% degli utenti che hanno avuto un’interazione positiva con una azienda è probabile che consiglino questa azienda ad amici e familiari.
Queste cifre dimostrano che c’è una grande opportunità per le aziende di tutte le dimensioni. Twitter è infatti il nuovo passaparola, e non conosco nessuna azienda che non sia interessata al passaparola.
Quali sono le le best practice per una campagna pubblicitaria di successo su Twitter?
Prima di tutto, le aziende devono sempre avere chiaro qual è l’obiettivo della loro campagna: generare traffico sul sito web? Promuovere un’ app? Qualsiasi sia l’obiettivo, è importante che questo si rifletta nella scelta del tipo di campagna e nel testo di ogni Tweet. Inoltre, i Tweet devono essere attraenti: i Tweet con immagini o video hanno un tasso di interazione del 313% in più dei Tweet solo di testo. Ci sono tante opzioni creative a disposizione delle aziende: immagini, video, website card, etc… Il mio ultimo consiglio è infine di identificare il pubblico target. Twitter è una comunità basata sugli interessi. Gli utenti scrivono e seguono altri account perché hanno interessi che vengono riflessi nella attività su Twitter.
Twitter Ads mette a disposizione delle aziende opzioni di targeting avanzate in grado di mostrare i Tweet ad utenti che sono potenzialmente interessati a ciò che l’azienda può offrire. Ad esempio, Wazypark, un’app per autisti urbani che li aiuta a trovare parcheggio in strada, usa il targeting per nome utente per mostrare Tweet ai follower di account legati al mondo degli autisti come, account sulla situazione del traffico in diretta, etc. Così, Wazypark ha potuto mostrare i propri Tweet a utenti Twitter potenzialmente interessati nel momento giusto, ed ha generato un costo per download molto più basso rispetto ad altri canali.
Qual è il tuo hashtag preferito?
Ci sono tanti hashtag quante sono le conversazioni su Twitter, e quindi è davvero molto difficile scegliere. Gli hashtag infatti permettono di organizzare le conversazioni su Twitter. A questo proposito, per riprendere il discorso, è importante che le aziende li usino in modo strategico, per aggiungere valore ai Tweet. Ho visto infatti aziende usare nei loro Tweet hashtag che non aggiungono nessun valore, e questa non è un pratica raccomandata. Dato che gli hashtag sono cliccabili, un uso indiscriminato può portare ad un allontanamento degli utenti dal profilo dell’azienda. Se un’azienda vuole organizzare la propria conversazione intorno ad un hashtag, è importante che utilizzi sempre lo stesso, in modo che gli utenti possano associare l’hashtag all’azienda.

Per l’articolo completo cliccate qui

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Cosa sono (e come si usano) i testimonial

 Cos’è un testimonial? Secondo molti (erroneamente) è una persona, spesso famosa, che testimonia la validità di un prodotto o servizio con la propria esperienza. In realtà il termine inglese indica la testimonianza stessa, quella che più correttamente andrebbe tradotta in italiano come “recensione”. Nel mondo del web marketing questo termine sta diventando sempre più utile e importante, con l’ampia condivisione di esperienze che gli utenti fanno, soprattutto quando non sono soddisfatti di qualcosa.
Purtroppo però, nella giungla dell’on-line, non è raro commettere errori o incappare in recensioni che tanto autentiche non sono (vedi TripAdvisor di cui avevamo già parlato qualche tempo fa) ed è per questo che prima di fare qualsiasi cosa sarebbe bene, da imprenditori, documentarsi e imparare ad usare i trucchi del mestiere prima di buttarsi a capofitto nel mondo dei testimonial.

Innanzitutto vediamo quali sono gli errori più diffusi in questo campo:
- testimonianze inventate: esistono (e spesso sono anche evidenti) delle recensioni inventate di sana pianta, anonime o con false firme, che si sperticano in elogi esagerati o comunque non veritieri di prodotti e servizi offerti da un’azienda.
- testimonianze di “amici”: anche nel caso in cui le recensioni siano scritte da conoscenti, colleghi, dipendenti o amici sono da considerarsi in qualche modo falsate e se la cosa dovesse venire fuori l’immagine dell’azienda potrebbe essere irrimediabilmente rovinata. Borges ha scritto: “Viviamo in un’epoca molto ingenua; per esempio, la gente compra prodotti la cui eccellenza è vantata dalle stesse persone che li vendono”, ma non tutti ormai sono poi così ingenui.
- testimonianze non verificabili: anche chi non si firma o non è comunque rintracciabile è un testimonial poco utile. Come per una lettera di referenze, se la “raccomandazione” dell’utente non è verificabile, lascia il tempo che trova.
- testimonianze non dettagliate: la referenza deve essere precisa, non deve semplicemente elogiare la vostra azienda o il vostro prodotto ma dire chiaramente come questo ha aiutato il cliente/utente a risolvere il suo problema. In sostanza: il cliente deve parlare di sé e della sua esperienza, non di voi.
- testimonianze “corrette”: mai e poi mai eliminare le parti negative o che non vi piacciono da una testimonianza. Chi ve l’ha inviata se ne accorgerà e potrebbe non esserne felice. Per lo stesso motivo non usate mai i commenti dei clienti senza la loro autorizzazione, specialmente se pubblicherete il loro nome e cognome.

Vediamo ora la questione da un punto di vista positivo, com’è fatto un buon testimonial?
- un buon testimonial fornisce dettagli: non basta una recensione positiva del tipo “ottimo prodotto!”, ma chi legge ha bisogno dei particolari, tipo: “questo prodotto ha raddoppiato i nostri incassi in un mese” o “questo prodotto ha risolto il mio problema XX”…
- un buon testimonial evidenzia anche i lati negativi, e questo lo rende ancora più credibile.
- un buon testimonial è una persona comune, un soggetto con cui chi legge può identificarsi (e per questo deve essere “verificabile”, come dicevamo sopra). Deve caricare una sua immagine, metterci la faccia, linkare i propri profili social o addirittura un video perché non sia soltanto un nome senza volto.
- un buon testimonial fa dei confronti: la testimonianza può menzionare anche i nomi di altri produttori concorrenti se questo serve ad evidenziare quanto ed in che modo il vostro prodotto è migliore.


Infine, come è meglio usare le testimonianze ed i volti dei vostri clienti soddisfatti?
Il sito Entrepreneur.com consiglia di:
- caricare immagine e qualche riga di recensione al centro della vostra homepage, sulla headline o nelle sidebar, a seconda dei casi e dell’enfasi che volete dare alla testimonianza.
- creare una pagina “dicono di noi” sul vostro sito, interamente dedicata ai testimonial
- includere i testimonial in ogni pagina del sito, anche lateralmente o in alto, purché chi si connette li veda almeno una volta.

Fonte articolo: Venditore Vincente e Giovanni Fracasso




 

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Preoccupazioni sul digitale

In uno studio condotto dal centro di ricerca Coleman Parkes Research è emerso che il 92% delle imprese europee intervistate su un campione di 1360 partecipanti attivi in diversi settori merceologici e appartenenti a diversi Stati membri – tra cui l’Italia - non è pronto ad affrontare le novità del mercato unico digitale.
Circa un quarto degli intervistati non rileva inoltre vantaggi particolari derivanti dalla creazione del mercato unico digitale.
Secondo lo studio, soltanto il 51% delle imprese intervistate ha mai sentito parlare della strategia sul mercato unico digitale presentata dalla Commissione europea lo scorso maggio e si è riscontrata una conoscenza particolarmente scarna nei paesi nordici, con percentuali del 28% in Scandinavia e 29% in Belgio e Lussemburgo.
In generale, le imprese intervistate non si sono mostrate entusiaste all’idea di creare un mercato unico digitale: solo l’8% ha affermato di essere pronto a mettere in atto il mercato unico digitale, mentre il 24% non rinviene alcun vantaggio.
Oltre a ciò, il 40% delle aziende intervistate teme gli effetti della concorrenza derivante dal mercato unico digitale, mentre il 37% teme le conseguenze che deriverebbero in termini finanziari.
Infine, un terzo delle imprese intervistate ritiene che il mercato unico digitale non farà altro che creare maggiore regolamentazione.

Fonte: Europa News

 

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