Dal Web

Che la spesa sia con te

Alla fine del 2015 siamo stati circondati dalla mania di Star Wars, con milioni di campagne marketing sul tema, anche se non tutte sono riuscite a catturare l’attenzione in maniera efficace. La catena di supermercati Carrefour in Romania non è una di queste.
“Fai spesa con la Forza” è stata una campagna creata da Publicis per Carrefour Romani, in collaborazione con Star Wars durante il primo week end nelle sale dell’Episodio VII, per fare un regalo a tutti i fan della saga.
Cosa succederebbe se si potesse usare la Forza nel fare la spesa? A questa domanda ha risposto la tecnologia Kinect, che ha permesso a tutti di provare una nuova esperienza, che cambia l’idea del supermercato tradizionale. Persone di tutte le età si sono raccolte intorno allo schermo per testare la “forza” e fare spesa con i loro nuovi poteri e la campagna marketing è diventata subito un successo.
La tecnologia Kinect (usata in moltissimi videogame di ultima generazione) si basa su sensori che percepiscono i movimenti e consentono agli utenti di giocare e interagire con il computer in maniera del tutto naturale. In questo caso sono bastati un iPad e un Kinect SDK per creare l’illusione di avere la forza nelle proprie mani. Tutto ciò che i clienti dovevano fare era spostare gli oggetti che desideravano nel carrello virtuale, trascinandoli uno alla volta, senza toccarli, con la “magica” forza delle loro mani.
Alla fine del gioco gli oggetti virtualmente acquistati erano già pronti alle casse, ad attendere il cliente.
In abbinamento ai prodotti del supermercato, ovviamente, era possibile acquistare anche il merchandising di Star Wars, così entrambi i soggetti coinvolti nella partnership (la catena di supermercati e Star Wars) hanno potuto beneficiare dell’operazione.
Perciò, quello che questa campagna ci insegna è che non basta citare Star Wars per “approfittare” del suo successo, ma ogni operazione va contestualizzata aggiungendo un plus per i propri clienti, meglio se creativo e divertente come in questo caso.

Qui un video dell’operazione. 

Fonte articolo: Creative Guerrilla Marketing 

Leggi tutto...

La app del cibo a domicilio

Come far incontrare un popolo di affamati e persone disposte a consegnare loro un pasto ovunque?
Per dare una risposta a questa domanda è nata Foodracers, una startup di consegne alimentari nata nel maggio 2015 da un’idea di tre amici, Andrea Carturan (già ideatore di Te-letrasporto), Matteo Fabbrini e Francesco Poloniato.


Constatando la grande richiesta anche nelle maggiori città italiane (oltre che all’estero dove la food-delivery è una pratica collaudata) hanno deciso di avviare una piattaforma che facesse incontrare domanda e offerta in tempi rapidi.
Foodracers.com è un sistema di “delivery on demand”, efficace e innovativo, che collabora anche con grandi catene di ristorazione per assicurare pasti freschi e genuini tramite Foodracers (i corrieri del cibo) a chiunque li ordini online.
A meno di un anno dalla nascita, è presente in ben 12 città italiane: Bologna, Ferrara, Mestre, Padova, Parma, Pavia, Reggio Emilia, Rovigo, Treviso, Trieste, Udine e Vicenza.


“Dopo aver sperimentato la piattaforma, mancava solo sviluppare tutte le sue potenzialità anche in versione mobile”, spiega Carturan, e a gennaio è nata la Foodracers App, gratuita ed entrata subito nella top best app di Apple.
Usare la App è semplicissimo: una volta scaricata basta digitare il proprio indirizzo, scegliere il proprio ristorante preferito (pizza, sushi, tradizionale, ma anche vegan) e infine prenotare e attendere il racer.
Ma non finisce qui: una volta ricevuto l’ordine è possibile valutare il proprio Foodracer secondo i parametri di: cortesia, temperatura e integrità dei piatti ricevuti, puntualità. Più voti avrà un Foodracer, più si conquisterà la priorità sugli ordini rispetto ai racers con minori voti.


Inoltre, dal sito dell’azienda è possibile proporsi come Foodracer, affiliare il proprio ristorante o diventare un Food Advisor (ovvero presentare alla piattaforma i migliori ristoranti della propria città).


Fonte articolo: Corriere Innovazione 
Pagina Facebook ufficiale qui

 

Leggi tutto...

Perchè freelance conviene

Se l’idea del posto fisso è stata ormai ampiamente superata, a cominciare dagli Stati Uniti e dai principali Paesi europei, anche in Italia sta cominciando a diffondersi in maniera preponderante la libera professione, sia come scelta dei lavoratori che delle aziende.
Termini come freelance, co-working e smart-working non fanno (quasi) più paura anche a chi non mastica bene l’inglese perché lavorare da liberi professionisti sta diventando la norma anche in Italia tramite partita IVA e collaborazioni occasionali.
Avevamo già parlato dell’argomento tempo fa (qui l’articolo), ma recentemente la rivista Techcrunch ha dichiarato che la maggior parte delle start-up sta iniziando a servirsi quasi esclusivamente di collaboratori freelance per le mansioni più disparate.
I motivi? Un’alta preparazione accademica, ampia esperienza lavorativa, volontà di fare carriera e, dunque, maggiore produttività.
Secondo le ricerche diffuse da Ninja Marketing, ci sono più di 53 milioni di liberi professionisti negli Stati Uniti, nazione da sempre apripista di tendenze per il mondo dell’imprenditoria e degli affari. Più di un terzo di tutti i lavoratori americani hanno partecipato o partecipano ad attività di lavoro autonomo; rispetto all’anno precedente ci sono circa 700.000 nuovi liberi professionisti in più.
In Italia non possiamo ancora dire altrettanto, a causa di un vuoto normativo per la categoria, anche se sembra che il Governo e il mondo del lavoro si stiano accorgendo del cambiamento e dovranno farci i conti a breve. Nel 2016 dovrebbero essere introdotti nuovi regimi fiscali, la possibilità di accedere a bandi pubblici e fondi europei e un pacchetto di tutele previsto dallo Statuto del lavoro autonomo.
Anche dal punto di vista imprenditoriale, quella di servirsi di freelancer potrebbe essere la scelta vincente.
Un libero professionista offre un’infinità di benefici, a partire dalle sue ampie competenze anche in materia di contabilità, fatturazione, marketing e nuovi media. A differenza di molti lavoratori dipendenti, i freelance sono esperti nei loro rispettivi campi, grazie ad anni di esperienza, un portafoglio clienti e una serie di successi (o insuccessi)alle spalle da cui trarre insegnamento.
Tra le professionalità più ricercate al momento: copywriter, graphic designer, addetti al servizio clienti e social media strategist. Ma anche figure ibride in grado di destreggiarsi tra più mansioni dello stesso campo.
Ultimo, ma non meno importante, il fattore costi: un freelance può essere una soluzione più conveniente rispetto all’assunzione di un dipendente.

Fonte: Ninja Marketing

Leggi tutto...

Le migliori idee di packaging del 2015

Il sito Packaging of the World ha selezionato le migliori 50 idee di packaging dell’anno appena concluso tra le oltre 7.000 pervenute al loro indirizzo.
Facendo una cernita delle proposte più popolari sulle piattaforme social del sito nel 2015, sono stati selezionati 50 progetti provenienti da studi di design e università di tutto il mondo.
Vi riportiamo di seguito alcune idee a cui secondo noi vale la pena dare un’occhiata.

I coperchi per caffè di Starwars “Dark Brew Coffee House” 

è un concept dei designer Spencer Davis e Scott Schenone, solo ideato ma non realizzato in pratica.

La bottiglia del latte

Disegnata da Dmitry Patsukevich , l’idea è di mantenere un design molto basic ma con più vivacità.

Butter Plus contenitore per il burro

Disegnato da Marta Suslow & Mara Holterdorf (sviluppato con Weidenhammer Packaging Group) - è un contenitore innovativo e pratico, la cui tenuta termica è stata testata per lo scopo a cui è destinato. Il packaging è in fase di produzione su larga scala.

Busta PaperJohn ‪‪

Disegnata da OGATA UG, questa busta/zainetto risolve l’annosa questione del come trasportare agevolmente le buste di cartone dei supermercati (soprattutto statunitensi).

Bottiglia di sakè KOI

Dello studio BULLET Inc., richiama la tradizione giapponese in tutto e per tutto la bottiglia con le striature tipiche della carpa Koi, stilizzata anche sul packaging in cartone che la contiene.

Toss - Gourmet Pizza By The Slice

Di Yinan Wang l'idea per la pizza take-away, per non far freddare neanche una fetta.

Bottiglia Ta you you ‪‎

Disegnata da Estudio Iuvaro, un’etichetta per bottiglie calamitata con tanto di pedine per giocare a filetto e non annoiarsi durante la degustazione.

Libri Food for Thought

E' cibo per la mente quello disegnato da Maria Mordvintseva-Keeler. Libri a tema gastronomico (Colazione da Tiffany, Il Pasto Nudo, Ristorante Nostalgia) racchiusi in simpatiche lattine da pelati.

Packaging per corde

Disegnato da IF BAGS, rappresenta dei marinai barbuti questa confezione per corde destinate al fai da te.

Bottiglia Beck’s

Un'idea dello studio tedesco BBDO: l'etichetta si può grattare via creando disegni e scritte sulla bottiglia della birra che diventa così un’opera d’arte in foglio di alluminio.

Proiettore-cartone per pizze 

Disegnato dallo studio inglese Ogilvy & Mather Group, questo cartone si trasforma in un proiettore per smartphone, unendo due cose che vanno da sempre a braccetto: pizza e film.

Per vedere tutte le altre idee cliccate qui 

Leggi tutto...

La strategia del tempo

Jeremiah Dillon, impiegato di Google, ha recentemente ideato una brillante strategia per gestire meglio il proprio tempo. L’ Huffington Post ha pubblicato la sua e-mail originale e noi riteniamo sia interessante da condividere tra i Giovani Imprenditori.
Eccola di seguito:

A: ░░░░░░░░░░
Oggetto: Se non hai tempo di leggerla…Leggila due volte.
Stop. Respira. Ora, pensa a come investi il tuo tempo. Per quel che mi riguarda, sento di avere un margine di miglioramento. Esistono due modelli di programmazione: il manager e il produttore.
La giornata del manager è divisa in intervalli di 30 minuti ciascuno, possono decidere di cambiare i loro impegni ogni mezz'ora. E’ come una sorta di Tetris, dove si spostano alcuni blocchi per riempire degli spazi.
La giornata del produttore è differente. Loro hanno bisogno di fare, creare, costruire. Ma, prima, hanno bisogno di pensare. Riescono a utilizzare il loro tempo in maniera produttiva anche in mezza giornata o in un’ intera giornata divisa in blocchi. Anche una riunione di soli 30 minuti può essere deleteria per loro e per il loro tempo.
Abbiamo bisogno di essere produttori.
Ok, adesso dirai: “Splendida idea.Lo farò…sai…dopo…Sono in ritardo per una riunione”.
No. Non funziona così. L’unico modo per avere successo è essere propositivi. E’ necessario definire con precisione quando e dove investire il tempo per i vostri progetti. Lasciate che vi racconti uno studio su questi effetti:
Ad un gruppo di controllo veniva chiesto di esercitarsi nella cura del proprio tempo almeno una volta a settimana: il 29% l’ha fatto.
Al gruppo 1 veniva avanzata la stessa richiesta, insieme ad alcune informazioni dettagliate sul perché l’esercizio fisico fosse importante per la salute. Il 39% ci è riuscito.
Al gruppo 2 veniva chiesto di impegnarsi nell’esercizio scegliendo un luogo specifico, un giorno specifico e un momento specifico per le loro scelte. Il 91% ci è riuscito.
Impegnati a segnare “ Recupero del tempo perduto” sul calendario, compreso tempo e luogo in cui realizzerai le cose future. In questo modo avrai la certezza che quelle cose succederanno davvero.
“Si, posso farlo come ultima cosa il venerdì…Quindi adesso I miei compiti sono finiti?”
Veramente, no. Molti dei nostri impegni potrebbero essere più brevi o coinvolgere solo poche persone, alcuni addirittura potrebbero non avere luogo. Quel tempo ti appartiene. Non rimandare tutti i tuoi impegni a fine giornata del venerdì, scegliere il proprio tempo è veramente importante. I livelli di energia seguono il corso di un’onda durante la settimana, quindi pianificare il tempo è una cosa fondamentale:
Ricordati di seguire le seguenti operazioni:
Lunedì: le energie aumentano dopo il weekend- cerca di pianificare gli obiettivi, l’organizzazione e la pianificazione.

Martedì, Mercoledì: Picco di energia- è il momento di affrontare i problemi più difficili, scrivere, fare brainstorming, pianificare il vostro “Recupero del tempo”.
Giovedì: le energie cominciano a diminuire- devi pianificare incontri, specialmente quando occorre trovare consenso tra i tuo colleghi.
Venerdì: Le tue energie sono al gradino più basso- pianifica lavori a tempo indeterminato, pianificazioni di lungo termine, e la costruzione di relazioni.
Ricordati di progettare il tuo tempo di mattina, prima di ritrovarti ad affrontare con fatica le decisioni del pomeriggio. Utilizza il tardo pomeriggio per effettuare compiti meccanici.
Rivolgo la mia sfida a te: crea e proteggi il tuo tempo, e prima di “rubare la sedia a qualcuno”, considera se questo può nuocere al suo tempo.
Io ho scritto “Recupera il tempo” sul mio calendario. Vi prego di non aggiungere altri impegni a questo, mentre io prometto di fare del mio meglio per non programmare niente oltre il vostro impegno.

Fonte: L’Huffington Post 

Leggi tutto...

6 consigli per le donne leader

L’agenzia per il lavoro Manpower ha effettuato un’indagine tra 222 leader (di cui 72 all’interno dell’agenzia stessa) per stilare una serie di consigli destinate alle donne in carriera.

In base alla ricerca dell’Agenzia ci sarebbe sempre più bisogno di donne in posizioni di comando, ma spesso occupano i vertici solo delle risorse umane e della comunicazione e non vengono prese in considerazione per ruoli ancora considerati solo ‘maschili’.
Ecco i 6 passi per diventare donne leader:
1) Cambiare sé stesse
Si può occupare una posizione di vertice solo nel caso lo si voglia davvero. Il cambiamento deve essere dunque autentico e immediato perché se non viene percepito subito la promozione viene rimandata a domani.
2) Gestire la leadership per conto proprio
La leadership non va delegata alle ‘risorse umane’. Perché l’impegno sia autentico e allineato con la strategia di business, le decisioni devono partire dall’alto. La direzione HR può facilitarle e supportarle.
3) Chiedersi perché non ci sono abbastanza donne al vertice
Se non ci sono abbastanza donne in posizioni di comando è necessario chiedersi perché e fare in modo che si riesca a portare in alto un candidato donna in grado di essere al vertice.
4) Valutare il successo in base ai risultati
Secondo Manpower dobbiamo assumere persone che siano in grado di valorizzare tutti i potenziali talenti compresi quelli femminili. Importante valutare il successo in base al risultato e non alla presenza per dare la possibilità alla candidata di bilanciare lavoro e famiglia.
5)Favorire l’inclusione
Le risorse umane possono aiutare i leader a facilitare i cambiamenti, l’esperienza sul campo a incrementare la stima delle proprie potenzialità.
6) Donne e uomini presenti in egual misura a tutti i livelli
Incrementando semplicemente la presenza femminile non si risolve il problema. Gli uomini e le donne devono essere presenti in egual misura a tutti i livelli. Le donne al vertice sono presenti infatti soprattutto nelle HR, nella comunicazione. Devono essere dunque supportate anche in altri ambiti e aiutate nel loro avanzamento di carriera.

 

Fonte articolo: Corriere.it

 

Leggi tutto...

Vivere di micro-momenti

Le moderne tecnologie, internet e gli smartphone in testa, hanno modificato le nostre abitudini di vita in pochissimo tempo. La nostra quotidianità è così composta di quelli che gli esperti chiamano “micro-momenti” in cui consultiamo velocemente lo smartphone per informarci, sapere dove andare, cosa fare o cosa acquistare.

Secondo un’indagine condotta da Google il 68% degli intervistati ha ammesso di controllare il proprio smartphone nei 15 minuti appena successivi all’alzarsi al mattino e il 30% ha dichiarato di sentirsi “in ansia” quando non hanno il proprio telefono con loro. La conclusione logica è stata che l’87% degli intervistati ha ammesso di avere il proprio smartphone vicino a sé notte e giorno.
Secondo un’analisi di Flurry Analytics/Comscore del 2014 controlleremmo i nostri cellulari circa 150 volte al giorno.
Sono numeri e abitudini che lasciano a bocca aperta, ma sappiamo che questi dati non si discostano affatto dalla nostra quotidianità.
Queste pratiche sono talmente diffuse che l’ultimo sondaggio condotto da Google/Ipsos negli USA attesta:

• all’82% la percentuale di possessori di smartphone che consulta il proprio cellulare in store durante un processo di acquisto;
• al 91% quella di chi lo accende per trovare idee durante un processo lavorativo.

Un altro dato interessante riguarda i processi decisionali degli utenti, sempre più influenzati dal web e sempre più spesso finalizzati attraverso di esso. Queste occasioni di contatto sono tanto frequenti quanto brevi: il trend 2014-2015 è nettamente orientato verso un aumento delle connessioni da mobile (+20%) a fronte di una diminuzione del tempo di visita (-18%).
La tempestività dell’informazione/proposta è quindi di importanza superiore al brand che la offre.
Guadagnare l’attenzione dei consumatori momento per momento non è semplice, poiché non tutte le occasioni di interazione uomo-smartphone costituiscono un’opportunità per le aziende: l’utente deve avere un precisointento, essere nel giusto contesto e avere una necessità immediata.


Ecco quindi che Google stesso suggerisce 3 best practice per avere successo grazie ai micro-momenti: 
1) Esserci
Il consumatore online è infedele, lo testimonia il fatto che il 90% degli utenti mobile non associa il proprio bisogno ad una specifica marca e un utente su tre finisce col rivolgersi alla concorrenza anche quando la sua attenzione è indirizzata ad uno specifico venditore.
I consumatori sono portate non solo a riconoscere, ma anche preferire un brand dalla presenza non invasiva, ma precisa e puntuale.
Quindi esserci significa: analizzare i trend di ricerca del nostro settore e verificare di essere presenti tra i risultati degli argomenti più ricercati da mobile e anticipare i micro-momenti e i bisogni dei consumatori.
2) Essere utili
Per essere efficaci occorre creare una connessione con l’utente, fornire  risposte efficaci a dubbi, necessità e curiosità.
Nel mercato mobile, questo è un fattore di successo tanto critico quanto facile da raggiungere grazie alle informazioni fornite dal contesto.
Il 73% dei consumatori ha dichiarato che ricevere regolarmente informazioni utili  è uno dei fattori più importanti nella scelta di un brand. Viceversa, entrando in uno spazio digitale che non soddisfi le loro aspettative, il 66% intraprende azioni negative, quali uscire immediatamente dal sito/app,  evitare di ritornarci o non concludere l’acquisto.
Le quattro categorie di bisogni – conoscere, andare, comprare o fare – rivestono un’importanza diversa per ciascun settore.
Una casa automobilistica metterà l’accento sullo storytelling (conoscere), per alimentare il valore pratico ed emozionale di un prodotto dal lungo ciclo di riacquisto. Un ristorante è probabilmente concentrato sul farsi trovare (andare), perché il suo target è prima di tutto geo-localizzato. Un eCommerce potrà mettere l’accento sul presentare i prodotti ai clienti in base ai loro bisogni del momento (comprare) o sull’illustrare le possibilità d’uso dei prodotti stessi (fare).
3) Essere veloci
Il 60% dei partecipanti al sondaggio Google/Ipsos 2015 ha notato di prendere più velocemente le decisioni di acquisto grazie alle ricerche online.
Gli utenti mobile ricercano spesso informazioni che coinvolgono l’ambiente circostante, e le vogliono in fretta, altrimenti cambiano sito!
Le cause principali di abbandono di un sito sono la lentezza nel caricamento dei contenuti ed un eccessivo numero di passaggi per giungere all’informazione desiderata o terminare il processo di acquisto.
La velocità è la chiave, verificate in prima persona facendo una prova sul vostro sito.


Fonte articolo: Ninkamarketing.it 

Leggi tutto...

Il bio-packaging

La prestigiosa maison dello champagne Veuve Clicquot si è aggiudicata il premio Formes de Luxe grazie al packaging Naturally Clicquot 3, 100% biodegradabile e riciclabile, realizzato in collaborazione con l’italiana Favini e DS Smith. 
Questo prestigioso premio viene assegnato ogni anno ai packaging più innovativi e creativi, selezionati tra le eccellenze delle migliori aziende internazionali. Naturally Clicquot 3 è originale e innovativo perché nasce dal riuso creativo dei sotto-prodotti del processo di produzione del noto champagne.


Dopo la spremitura dei grappoli, infatti, la buccia degli acini d’uva che rimarrebbe altrimenti inutilizzata trova un nuovo impiego. Grazie al know-how di Favini nella creazione di carte ottenute da residui agro-industriali, le bucce vengono essiccate e micronizzate per diventare materia prima per la produzione di una carta ecologica unica risparmiando il 25% di fibre vergini. Favini inserisce i residui all’interno del ciclo produttivo mescolandoli con acqua e fibre naturali, andando a sostituire parte della cellulosa di albero.
Questo innovativo metodo permette di risparmiare un quarto di fibre vergini e, in perfetta coerenza con la carta ecologica realizzata, il packaging si serve di vernici prive di solventi per la grafica e un composto a base di canna da zucchero per incollare l’etichetta.


La Maison francese è da sempre attenta all’innovazione e alla ricerca costante di soluzioni rispettose dell’ambiente, ed ha diffuso i seguenti dati in proposito:
17% di riduzione nel consumo d’acqua per bottiglia in 6 anni
100% dell’acqua di scarico viene trattato
20% di riduzione dei gas responsabili dell’effetto serra per bottiglia prodotta dal 2010
100% dei rifiuti riciclato o riutilizzato
Già nel 2013 l’azienda aveva creato il primo astuccio 100% biodegradabile partendo dall’amido di patate, ed ecco che nel 2015, il packaging si è perfezionato ulteriormente usando una materia prima di Veuve Clicquot: le bucce d’uva.

Fonte: Favini.com 

 

Leggi tutto...

LAVORO: I CONSIGLI DEI BIG

Forse non tutti siamo in grado di ammetterlo, ma spesso nel mondo del lavoro c’è bisogno di seguire le orme di qualcuno, di chiedere un consiglio a chi “ce l’ha fatta” prima di noi.
Soprattutto i più giovani, magari alle prese per la prima volta nella vita con un’azienda che dipende dal loro operato, si chiederanno: “ma come avrà fatto Tizio o Caio ad arrivare dov’è arrivato?”.
Alcune risposte ce le danno gli stessi grandi nomi del business mondiale: Bill Gates, Steve Jobs, Richard Branson, non sono solo dei grandi imprenditori, ma spesso anche pensatori e filosofi del mondo del lavoro.
Ecco un vademecum, a partire dal pensiero di questi “big”.

1. Steve Jobs (Apple) “Aiutate il prossimo”
“Parliamo sempre dell’importanza di seguire le nostre passioni, ma dobbiamo anche ricordare che siamo parte del corso della storia. Ciò che dobbiamo fare è creare qualcosa che aiuti le altre persone. Così fra 20, 30 o 40 anni la gente dirà: ‘Questa persona non solo aveva una passione, ma si è preoccupato di realizzare qualcosa da cui gli altri possono trarre vantaggio'”.
2. J.K. Rowling (scrittrice, ideatrice di Harry Potter) “Sfruttate i fallimenti”
“Penso che non si parli mai abbastanza del fallimento. Mi avrebbe aiutato molto se avessi avuto qualcuno che mi dicesse: ‘Fallirai. È inevitabile. Quello che conta è come sfrutterai il fallimento'”.
3. Richard Branson (Virgin) “Non piangete sul latte versato”
“La quantità di tempo che le persone sprecano rimuginando sui fallimenti, invece che dedicare le proprie energie a nuovi progetti, mi stupisce sempre. Io mi diverto a gestire tutte le attività di Virgin: un intoppo non è mai un’esperienza negativa, ma un modo per imparare”.
4. Bill Gates (Microsoft) “Keep it simple”
“Guardi il suo calendario (di Warren Buffet, CEO della holding Berkshire Hathaway, ndr) ed è molto essenziale. Gli parli di un argomento su cui pensa di sviluppare un business e conosce i numeri e le informazioni fondamentali al riguardo. Più le cose sono semplici, più ritiene che possano essere oggetto di investimenti. È una forma speciale di genio”.
5. Arianna Huffington (Huffington Post) “Prenditi una pausa”
“Per troppo tempo siamo andati avanti con l’illusione collettiva secondo cui l’esaurimento è il necessario prezzo da pagare per raggiungere il successo. Invece i tuoi risultati miglioreranno se sarai in grado non solo di lavorare sodo ma anche di trovare il tempo per staccare e riprenderti”.
6. Eric Schmidt (Google) “Dite di sì”
“Trova un modo per dire di sì alle cose. Di’ di sì a un invito in un nuovo paese, di’ di sì a incontrare nuovi amici, di’ di sì a imparare qualcosa di nuovo. ‘Sì’ è il modo in cui ottieni il tuo primo lavoro, o il prossimo, o la tua sposa, persino i tuoi figli”.
7. Marissa Mayer (Yahoo) “Fate una scelta alla volta”
“Il mio amico Andre una volta mi disse: ‘Sai, Marissa, fai un sacco di pressioni su te stessa per fare la giusta scelta, e devo essere onesto: non è quello che vedo al momento. Vedo un mucchio di buone scelte, devi prenderne una e renderla grande’. Penso sia uno dei migliori consigli che abbia mai ricevuto”.
8. Stewart Butterfield (Flickr) “Sperimentate”
“Alcune persone sanno quello che vogliono fare nella vita già da giovanissime, ma in realtà le probabilità che questo si realizzi sono basse. Mi sembra che i ventenni siano molto coscienziosi. Sono seri e vogliono sentire di aver raggiunto molti obiettivi a una giovane età piuttosto che semplicemente immaginare nuovi progetti. Cerco sempre di spingerli verso un’attitudine più incline a sperimentare”.
9. John Chen (Blackberry) “Non adagiatevi sugli allori”
“Molti dipendenti pensano che il modo migliore per dimostrare il loro valore ed essere promossi sia rivendicare in maniera aggressiva la paternità di tutto ciò che fanno. Ma se cerchi troppo di apparire come una ‘superstar’ deduco che pensi solo a te stesso, invece che all’azienda nel suo complesso”.
10. Brian Chesky (Airbnb) “Non ascoltate i vostri genitori”
“Sono il rapporto più importante della tua vita, ma non dovresti mai ascoltare i consigli dei tuoi genitori sul lavoro. Aggiungo che, qualsiasi carriera tu abbia scelto, aspettati che sia un colossale fallimento. In questo modo non prenderai decisioni basate solo sul successo e sul denaro, ma sulle cose che ami”.

Fonte Articolo: Deejay.it

 

Leggi tutto...

I segreti di Twitter

Quali sono i segreti per usare Twitter a vantaggio delle PMI? Ci sono dei trucchi o degli errori da evitare? Il sito web di settore Ninja Marketing l’ha chiesto ad un esperto: Pere Solà Claver, Regional Marketing Manager PMI Spagna e Italia di Twitter.
Crediamo sia interessante e importante in qualità di Giovani Imprenditori imparare il più possibile sull’argomento, perciò vi riproponiamo di seguito i punti salienti dell’intervista:


Hai un’esperienza di 7 anni nel digital marketing. Quanto è cambiato lo scenario e qual è il trend più interessante dei prossimi anni?
Le PMI hanno un interesse crescente per l’online marketing. Spesso non hanno molte risorse perché si tratta di piccole aziende, con pochi dipendenti in cui c’è tanto da fare. Benché non abbiano molto tempo, hanno capito che è fondamentale usare l’online marketing.
Penso che nei prossimi anni vedremo sempre più PMI fare cose meravigliose online, perché avranno una conoscenza più approfondita dei diversi strumenti gratuiti di creazione di online content. Se parliamo di Twitter, strumenti come Vine o Periscope saranno sempre più integrati nella strategia di marketing delle PMI italiane.
Quali sono le opportunità per le PMI che vogliono utilizzare Twitter per monetizzare?
Twitter è una vera e propria finestra sul mondo. Tutto quello che accade nel mondo accade su Twitter. E le conversazioni che avvengono intorno alle aziende non sono un’eccezione. Che tu sia una grande o piccola azienda le conversazioni su di te sono su Twitter: l’80% delle interazioni con le aziende sui social media avviene su Twitter e il 76% degli utenti che hanno avuto un’interazione positiva con una azienda è probabile che consiglino questa azienda ad amici e familiari.
Queste cifre dimostrano che c’è una grande opportunità per le aziende di tutte le dimensioni. Twitter è infatti il nuovo passaparola, e non conosco nessuna azienda che non sia interessata al passaparola.
Quali sono le le best practice per una campagna pubblicitaria di successo su Twitter?
Prima di tutto, le aziende devono sempre avere chiaro qual è l’obiettivo della loro campagna: generare traffico sul sito web? Promuovere un’ app? Qualsiasi sia l’obiettivo, è importante che questo si rifletta nella scelta del tipo di campagna e nel testo di ogni Tweet. Inoltre, i Tweet devono essere attraenti: i Tweet con immagini o video hanno un tasso di interazione del 313% in più dei Tweet solo di testo. Ci sono tante opzioni creative a disposizione delle aziende: immagini, video, website card, etc… Il mio ultimo consiglio è infine di identificare il pubblico target. Twitter è una comunità basata sugli interessi. Gli utenti scrivono e seguono altri account perché hanno interessi che vengono riflessi nella attività su Twitter.
Twitter Ads mette a disposizione delle aziende opzioni di targeting avanzate in grado di mostrare i Tweet ad utenti che sono potenzialmente interessati a ciò che l’azienda può offrire. Ad esempio, Wazypark, un’app per autisti urbani che li aiuta a trovare parcheggio in strada, usa il targeting per nome utente per mostrare Tweet ai follower di account legati al mondo degli autisti come, account sulla situazione del traffico in diretta, etc. Così, Wazypark ha potuto mostrare i propri Tweet a utenti Twitter potenzialmente interessati nel momento giusto, ed ha generato un costo per download molto più basso rispetto ad altri canali.
Qual è il tuo hashtag preferito?
Ci sono tanti hashtag quante sono le conversazioni su Twitter, e quindi è davvero molto difficile scegliere. Gli hashtag infatti permettono di organizzare le conversazioni su Twitter. A questo proposito, per riprendere il discorso, è importante che le aziende li usino in modo strategico, per aggiungere valore ai Tweet. Ho visto infatti aziende usare nei loro Tweet hashtag che non aggiungono nessun valore, e questa non è un pratica raccomandata. Dato che gli hashtag sono cliccabili, un uso indiscriminato può portare ad un allontanamento degli utenti dal profilo dell’azienda. Se un’azienda vuole organizzare la propria conversazione intorno ad un hashtag, è importante che utilizzi sempre lo stesso, in modo che gli utenti possano associare l’hashtag all’azienda.

Per l’articolo completo cliccate qui

Leggi tutto...

Cosa sono (e come si usano) i testimonial

 Cos’è un testimonial? Secondo molti (erroneamente) è una persona, spesso famosa, che testimonia la validità di un prodotto o servizio con la propria esperienza. In realtà il termine inglese indica la testimonianza stessa, quella che più correttamente andrebbe tradotta in italiano come “recensione”. Nel mondo del web marketing questo termine sta diventando sempre più utile e importante, con l’ampia condivisione di esperienze che gli utenti fanno, soprattutto quando non sono soddisfatti di qualcosa.
Purtroppo però, nella giungla dell’on-line, non è raro commettere errori o incappare in recensioni che tanto autentiche non sono (vedi TripAdvisor di cui avevamo già parlato qualche tempo fa) ed è per questo che prima di fare qualsiasi cosa sarebbe bene, da imprenditori, documentarsi e imparare ad usare i trucchi del mestiere prima di buttarsi a capofitto nel mondo dei testimonial.

Innanzitutto vediamo quali sono gli errori più diffusi in questo campo:
- testimonianze inventate: esistono (e spesso sono anche evidenti) delle recensioni inventate di sana pianta, anonime o con false firme, che si sperticano in elogi esagerati o comunque non veritieri di prodotti e servizi offerti da un’azienda.
- testimonianze di “amici”: anche nel caso in cui le recensioni siano scritte da conoscenti, colleghi, dipendenti o amici sono da considerarsi in qualche modo falsate e se la cosa dovesse venire fuori l’immagine dell’azienda potrebbe essere irrimediabilmente rovinata. Borges ha scritto: “Viviamo in un’epoca molto ingenua; per esempio, la gente compra prodotti la cui eccellenza è vantata dalle stesse persone che li vendono”, ma non tutti ormai sono poi così ingenui.
- testimonianze non verificabili: anche chi non si firma o non è comunque rintracciabile è un testimonial poco utile. Come per una lettera di referenze, se la “raccomandazione” dell’utente non è verificabile, lascia il tempo che trova.
- testimonianze non dettagliate: la referenza deve essere precisa, non deve semplicemente elogiare la vostra azienda o il vostro prodotto ma dire chiaramente come questo ha aiutato il cliente/utente a risolvere il suo problema. In sostanza: il cliente deve parlare di sé e della sua esperienza, non di voi.
- testimonianze “corrette”: mai e poi mai eliminare le parti negative o che non vi piacciono da una testimonianza. Chi ve l’ha inviata se ne accorgerà e potrebbe non esserne felice. Per lo stesso motivo non usate mai i commenti dei clienti senza la loro autorizzazione, specialmente se pubblicherete il loro nome e cognome.

Vediamo ora la questione da un punto di vista positivo, com’è fatto un buon testimonial?
- un buon testimonial fornisce dettagli: non basta una recensione positiva del tipo “ottimo prodotto!”, ma chi legge ha bisogno dei particolari, tipo: “questo prodotto ha raddoppiato i nostri incassi in un mese” o “questo prodotto ha risolto il mio problema XX”…
- un buon testimonial evidenzia anche i lati negativi, e questo lo rende ancora più credibile.
- un buon testimonial è una persona comune, un soggetto con cui chi legge può identificarsi (e per questo deve essere “verificabile”, come dicevamo sopra). Deve caricare una sua immagine, metterci la faccia, linkare i propri profili social o addirittura un video perché non sia soltanto un nome senza volto.
- un buon testimonial fa dei confronti: la testimonianza può menzionare anche i nomi di altri produttori concorrenti se questo serve ad evidenziare quanto ed in che modo il vostro prodotto è migliore.


Infine, come è meglio usare le testimonianze ed i volti dei vostri clienti soddisfatti?
Il sito Entrepreneur.com consiglia di:
- caricare immagine e qualche riga di recensione al centro della vostra homepage, sulla headline o nelle sidebar, a seconda dei casi e dell’enfasi che volete dare alla testimonianza.
- creare una pagina “dicono di noi” sul vostro sito, interamente dedicata ai testimonial
- includere i testimonial in ogni pagina del sito, anche lateralmente o in alto, purché chi si connette li veda almeno una volta.

Fonte articolo: Venditore Vincente e Giovanni Fracasso




 

Leggi tutto...

Preoccupazioni sul digitale

In uno studio condotto dal centro di ricerca Coleman Parkes Research è emerso che il 92% delle imprese europee intervistate su un campione di 1360 partecipanti attivi in diversi settori merceologici e appartenenti a diversi Stati membri – tra cui l’Italia - non è pronto ad affrontare le novità del mercato unico digitale.
Circa un quarto degli intervistati non rileva inoltre vantaggi particolari derivanti dalla creazione del mercato unico digitale.
Secondo lo studio, soltanto il 51% delle imprese intervistate ha mai sentito parlare della strategia sul mercato unico digitale presentata dalla Commissione europea lo scorso maggio e si è riscontrata una conoscenza particolarmente scarna nei paesi nordici, con percentuali del 28% in Scandinavia e 29% in Belgio e Lussemburgo.
In generale, le imprese intervistate non si sono mostrate entusiaste all’idea di creare un mercato unico digitale: solo l’8% ha affermato di essere pronto a mettere in atto il mercato unico digitale, mentre il 24% non rinviene alcun vantaggio.
Oltre a ciò, il 40% delle aziende intervistate teme gli effetti della concorrenza derivante dal mercato unico digitale, mentre il 37% teme le conseguenze che deriverebbero in termini finanziari.
Infine, un terzo delle imprese intervistate ritiene che il mercato unico digitale non farà altro che creare maggiore regolamentazione.

Fonte: Europa News

 

Leggi tutto...

L'arte del caffè

Il caffè è certamente uno di quei prodotti la cui vendita è all’ordine del giorno in tutto il mondo, ma in Italia il suo consumo è legato indissolubilmente alla nostra cultura e alla pausa quotidiana, più godibile al bar che in casa o al più statunitense take-away.
Sono proprio gli americani però che hanno reso questa passione una sorta di ossessione, con i loro bicchieri di carta, caffè lunghi e frappuccini dai gusti più improbabili.
Negli ultimi tempi ha fatto molto discutere la prossima apertura della catena Starbucks nel nostro Paese (a Milano entro il 2016), in quanto snaturerebbe la vera essenza italiana del caffè, ma se ci siamo abituati ai fast-food e al sushi, perché resistere anche ai beveroni made in USA?
In realtà, anche se parliamo di caffè, tra le righe possiamo leggere “marketing”. Le catene di caffetterie take-away rappresentano un’opportunità in più in questo campo, anche in Italia.
Per fare qualche esempio si aprirà anche da noi la possibilità di creare caffetterie anche più in stile italiano o con miscele biologiche, km 0 o con caffè macinati sul momento. O anche lo sviluppo di un gusto tutto italiano per caffè speciali o aromatizzati (peraltro già diffuso attraverso gli ormai utilizzatissimi caffè in capsule) e la crescita locale della cosiddetta “coffee-art”.
Di cosa si tratta? Il termine ha una duplice valenza: può fare rifermento, ad esempio, alla capacità di creare disegni originali sulla schiuma del latte, diffusissima moda su Instagram e ormai immancabile optional per tutti i bar che si rispettino.

Ma è da considerarsi coffee art anche la nuova forma di disegno che si sta sviluppando negli Stati Uniti, in Giappone e in Australia che consiste nel ricreare scene quotidiane sui bicchieri di carta bianchi delle caffetterie.
Pionieri del genere sono la giapponese Mariya Suzuki e l’australiano Adrian Hogan, con i loro account Instagram seguitissimi (14.000 lui, oltre 6.000 lei), che creano le loro opere integrandole con le immagini di strade e locali delle loro città.
Opere diventate ricercatissime anche dalle stesse caffetterie per promuovere i propri locali.


L’idea, nel campo del marketing, si è sviluppata anche nelle “etichette parlanti” o interattive, come quelle del tè Ocho che diventano un passatempo nell’attesa che la miscela sia pronta o quelle proposte da “Home Dash In” che si vantano del loro contenuto con frasi come “La vita è troppo breve per bere caffè mediocre”.
Tutte idee interessanti su cui riflettere se la nostra impresa è nel campo del caffè.

 

Leggi tutto...

10 errori da evitare nel business on-line

Avviare un’impresa online sembra facile ma non lo è affatto.
Tutto comincia col costruirsi una credibilità online, ma i fattori che questo comporta sono molteplici. Ampliare il proprio raggio d’azione da locale a globale ha i suoi pro, ma anche i suoi contro.
Vediamo insieme 10 errori comuni da evitare, stilati da Carolyn Sun, esperta di Entrepreneur.com.

1. Non avere un piano d’attacco
Non è necessario un business plan formale, ma bisogna avere almeno un’idea in mente. “I business plan da 20 pagine, a lungo termine o su grossa scala sono ormai obsoleti” dice Sujan Patel, vice presidente marketing dell’azienda di software “When I Work” e fondatore di varie startup- “L’importante è sapere a quali clienti ci si rivolge, cosa si vuole vendere e quanto la gente è disposta a pagare per il vostro prodotto o servizio”. E anche di quale disponibilità economica si dispone e quanto durerà, aggiungiamo noi.
2. Concentrarsi troppo sui dettagli
Per far decollare il proprio business è necessario non farsi distrarre da piccolezze come l'aspetto del vostro biglietto da visita, il design del logo, ecc…concentratevi piuttosto sui fattori che possono spingere la vostra azienda a un livello superiore.
3. Non preoccuparsi dei soldi
Essere ottimisti è una buona cosa, ma non se parliamo di denaro. Secondo Steve Tobak, fondatore di Invisor Consulting,“c’è una grossa possibilità che la vostra azienda finisca i soldi prima di guadagnarli. Dovete sempre sapere quanti contanti avete a disposizione prima di entrare in affari, qual’è il vostro tasso di spesa e assicurarvi di avere un piano per non andare in passivo”.
Troppo spesso i titolari di azienda si affannano a raccogliere fondi quando è troppo tardi. Create un piano finanziario, con degli step ben precisi e degli obiettivi concreti da raggiungere ancora prima di iniziare.
4. Sottovalutare ciò che si vende
Che vendiate un prodotto o un servizio, stabilite il prezzo in modo da ottenere un guadagno ragionevole. E ricordate che i prezzi si possono aggiustare nel tempo, niente è scolpito nella roccia.
5. Ignorare il servizio clienti
Internet amplia enormemente il numero di transazioni possibili ed è facile, nella confusione, perdere di vista il fatto che i clienti sono persone in carne ed ossa, pronte a tornare sul vostro sito se soddisfatte e scomparire in caso contrario.
Assicuratevi di avere un modo per interagire con i visitatori del vostro sito: chat, forum, messaggi privati, email o numero telefonico, siate comunque raggiungibili dai vostri clienti. Un consiglio è anche monitorare i social media o i siti di recensioni (come nel caso di TripAdvisor per hotel e ristoranti) per avere un feedback sul vostro lavoro e cercare di risolvere eventuali problemi.
6. Dare troppo e non ottenere nulla in cambio
Prima di aver stabilito una credibilità come venditori o esperti, offrire qualcosa gratuitamente può aiutare nella ricerca clienti, specialmente nell’offerta di servizi. Tuttavia, il costo del prodotto può salire, quindi prima di offrire omaggi gratuiti di qualsiasi genere fatevi due conti e cercate di capire cosa e quanto ci guadagnerete: l’indirizzo email di un potenziale cliente per il vostro database? A quale costo?
7. Non saper usare i social media
Nella corsa alla ricerca dei clienti online, i social media la fanno da padroni ultimamente. L’importante è sapere di cosa stiamo parlando e, in mancanza di un’adeguata conoscenza del mezzo, saper chiedere aiuto a dei professionisti per non bruciare tutto il potenziale e le risorse a disposizione. Come regola generale: Facebook, Instagram e Pinterest vanno bene per la vendita di prodotti, Linkedin per la costruzione di una personalità di un brand, Twitter per esprimere opinioni personali o seguire i trend.
8. Assumere troppo velocemente
Nella ricerca di personale o collaboratori che vi aiutino nella vostra impresa, spesso si fa l’errore di velocizzare “le pratiche” per arrivare il prima possibile alla fase operativa. Un errore che potreste pagare caro: i vostri dipendenti dovranno condividere con voi molto più dello spazio lavorativo e per il maggior tempo possibile.
9. Sottovalutare l’ossessione lavorativa e non trarne vantaggio
Dimenticate l’equilibrio tra lavoro e tempo libero…almeno per il primo anno di attività.
Non preoccupatevi se vi ritroverete a lavorare fino a tardi o a dover mettere giù idee illuminanti arrivate nel sonno. Significa che siete concentrati sul vostro progetto e il resto verrà dopo.
10. Pensare di poter imitare il successo altrui
Solo perché un prodotto o una strategia hanno funzionato per un’azienda, non significa che funzioneranno per voi. Cercate di mantenere un livello ragionevole di scetticismo soprattutto sulle storie di successo che leggete o che vi vengono raccontate. Provate sulla vostra pelle, passo dopo passo, è il metodo migliore.

 

Leggi tutto...

Stop agli imballaggi

Ultimamente si è fatto un gran parlare della nuova forma di supermercato "green" sempre più diffuso nel nord Europa, Inghilterra e Germania in testa: il supermercato senza imballaggi.

La scelta di vendere prodotti sfusi non è certo un’idea nuova, se pensiamo ai mercati da sempre esistiti anche nella nostra Italia, ma questa volta la spinta arriva da presupposti ecologici e comprende tutta una serie di prodotti a cui prima non si era pensato: dalla pasta, al riso, alle spezie,…
In questa nuova ottica tutto viene privato di scatole, bottiglie, buste e confezioni, che il cliente porta da casa per acquistare la quantità preferita di prodotto e riciclarne gli imballaggi di volta in volta.


A Berlino Original Unverpackt è l’idea di due giovani imprenditrici ancora alla ricerca di fondi per l’apertura. Propongono la vendita di 600 prodotti accuratamente selezionati, sfusi, senza confezioni vistose e inquinanti, con un occhio di riguardo per i prodotti vegani.
Sarah Wolf e Milena Glimbovski hanno ideato questa start-up partendo da un dato che quasi spaventa: solo in Germania, vengono prodotti ogni anno 16 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggi. E la maggioranza di queste confezioni non possono essere riciclate.


Anche se in Italia gran parte dei rifiuti da imballaggio vengono recuperati (un 60-65% secondo il Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica), si registra una forte differenza tra regioni del nord e del sud “Per dare una misura, in Veneto si raccolgono 22 kg di imballaggi in plastica post consumo all’anno per abitante, in Sicilia siamo sui 3,5 kg” , dice Giorgio Quagliuolo, Presidente di Corepla. 
Ma in fatto di supermercati “no-packaging” non siamo affatto indietro.


Sono molte le catene, grandi e piccole, i franchising e le piccole attività commerciali con questi presupposti. La maggior parte sono, per forza di cose, in grandi città, ma guardando questo elenco troverete anche punti vendita dove non pensavate di trovarli. 
E si stanno diffondendo, grazie ad una coscienza bio ed ecologica sempre maggiore, soprattutto tra i giovani imprenditori. Se ne sono accorte anche le catene di grande distribuzione, che hanno pensato a dei dispenser per detersivi in angoli “verdi” del supermercato. Altri hanno optato per distributori di acqua o latte sfusi, con bottiglie da acquistare a parte da riutilizzare per gli acquisti successivi.
Non solo frutta e verdura (da scegliere rigorosamente con guanto usa e getta), quindi, ma tutto è potenzialmente vendibile senza imballaggi.

Leggi tutto...

Retail: 10 idee vincenti

L’azienda americana Springwise conta su oltre 15.000 collaboratori in tutto il mondo che fungono da talent-scout di idee innovative per il business da condividere con i propri utenti. La maggior parte delle segnalazioni vengono dal mondo del commercio al dettaglio e il sito ha deciso di stilare una classifica, pubblicata dal portale di Forbes, delle dieci idee più interessanti.
Le idee provenienti dal mondo del retail sono tante e tali perché si cerca di rendere l’esperienza dell’acquisto sempre più piacevole: agevolando i pagamenti, aiutando i clienti a saltare le code, fornendo un ambiente rilassante e tranquillo o trasformando l’acquisto in un gioco.
Si tratta in ogni caso di esperienze da cui imparare, quindi vediamole insieme.

1- il QR-code per scegliere i jeans
Fare shopping può essere una scocciatura a volte, soprattutto per gli uomini. Anche scegliere un paio di jeans può rivelarsi problematico, perciò Pointer ha pensato di mettere un codice QR su ogni modello, che basta scansionare per farsi consegnare la propria taglia direttamente in camerino per la prova. Per chi vorrebbe essere in qualsiasi altro posto.

2- Una app per pagare con i km corsi
Molte app per sportivi sono studiate per motivare gli utenti. “Subasta de Kilometros”, ideata da Nike Messico, ha fatto anche di più: ha permesso ai runner di accumulare punti per ogni chilometro percorso ed usarli per acquistare prodotti Nike. L’azienda così ha fornito un incentivo extra oltre al mantenersi in forma ai propri clienti, promuovendo contemporaneamente il marchio.

3. In Cina il supermercato è in realtà virtuale
Con lo scopo di fornire un’esperienza di spesa più interattiva, Yihaodian in Cina ha sviluppato negozi in realtà aumentata accessibili solo in alcuni luoghi pubblici. Quando i clienti puntano lo smartphone nella direzione giusta in alcune piazze o altri luoghi pubblici, appare un virtual store dove scegliere i prodotti dagli scaffali o appesi a pareti virtuali. Questa app fornisce una simulazione di un negozio vero e proprio in modo da far sentire i clienti più immersi nell’esperienza dello shopping online.

4. In Danimarca il supermarket accetta consigli
Con l’aumento della consapevolezza dei clienti sulla provenienza dei prodotti e il desiderio sempre maggiore di acquistare “local”, la catena danese SuperBrugsen ha pensato ad un nuovo modo per rassicurare i propri clienti ecologisti. Attraverso il sito internet del supermercato, i clienti possono suggerire prodotti locali che vorrebbero trovare sugli scaffali, dopodiché i direttori dei punti vendita li testano per sincerarsi della qualità. Una maniera intelligente di usare il crowdsourcing. Come è successo per un’altra app “Avoid the shopping crowds” (evita le folle) che analizza i feed dei social media per dire all’utente quanta gente troverà in un determinato negozio quel giorno.

5. Una app per saltare la coda
Se avete bisogno di un paio di cose al supermercato, la fila alle casse potrebbe farvi desistere dallo shopping dell’ultimo minuto. Per evitare questo, il marchio QThru ha sviluppato una app che consente agli utenti di cercare e acquistare i prodotti attraverso il cellulare e saltare le code pagando con carta di credito. L’idea è più o meno la stessa di SoPost, che usa l’indirizzo email dell’utente per la consegna, invece che quello di casa o del lavoro. L’indirizzo email è collegato ad un profilo dell’utente dove è caricata la sua routine settimanale con indirizzi di casa, lavoro, ecc..e può rintracciarlo ovunque si trovi al momento della consegna. Il mondo in cui viviamo sta diventando sempre più mobile.

6. Un negozio di abbigliamento brasiliano mostra i “like” di ogni vestito
Nel mondo del retail, il settore che più risente delle mode e dei social network è sicuramente quello dell’abbigliamento. Per questo il marchio brasiliano C&A ha deciso di creare delle grucce digitali che riportano su piccoli schermi il numero di like aggiornato in tempo reale che ogni capo appeso ad esse ha ricevuto su Facebook.
La speranza è che l’approvazione della community incoraggi gli utenti ad acquistare un determinato capo d’abbigliamento.

7. La macchina che accetta le mance
Le carte di pagamento sono sempre più usate al posto dei soldi in contanti. Ciò significa sicuramente pagamenti più veloci e portafogli più leggeri, ma anche che alcuni rituali o abitudini come quella di lasciare mance, possono essere resi più difficili. DipJar cerca di porre rimedio offrendo un modo semplice per dare la mancia: attraverso una macchinetta posta accanto alla cassa che accetta pagamenti da 1 dollaro, se si vuole offrire di più si può ripetere l’operazione.

8. Lo shopping tranquillo
Fare shopping può essere traumatico in alcuni casi, specialmente durante i saldi o prima di Natale. E lo sanno bene i dipendenti di Selfridges, il grande magazzino inglese, che hanno deciso di aiutare i clienti con una campagna contro il rumore. In pratica, quando i clienti entrano in alcune aree “silenziose” devono togliere le scarpe e consegnare i cellulari all’ingresso. Inoltre, tutti i prodotti in vendita in queste aree sono senza etichetta. Per ridurre al minimo lo stress.

9. Pisolini gratis
Mettere i clienti a proprio agio è un motto che Coco Mat ha preso alla lettera. Il negozio newyorkese di arredamento, infatti, permette ai visitatori di dormire fino ad un paio d’ore sui letti in vendita. E non solo: offre loro anche un succo d’arancia dopo il pisolino. E nessuno è obbligato all’acquisto.

10. Dal produttore al consumatore
Una delle domande più temute da tutti i commessi del mondo è: “ne avete altri di questi?”, soprattutto quando il magazzino non è gestito bene. La tecnologia corre però in soccorso, come nel caso di Memove, azienda brasiliana che attraverso un codice sull’etichetta sa esattamente quanti e quali capi sono disponibili, monitorandoli dalla produzione al momento in cui il cliente esce dal negozio.

Fonte articolo e immagini: Forbes

 

Leggi tutto...

La vetrina perfetta

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, la vetrina è lo specchio di un’attività commerciale.
Da che mondo è mondo i commercianti puntano tutto sulle proprie vetrine per catturare l’attenzione dei passanti e, in città dove tutti vanno sempre di fretta, questo non è certo un compito facile.
Anche se avete scelto di affidarvi a un professionista o seguite uno schema ben preciso e assodato, in questo articolo troverete un decalogo per la vetrina perfetta, messo insieme dagli esperti del sito di settore Entrepreneur.com


1. Raccontate una storia
Con l’avvicinarsi di San Valentino siamo tutti tentati di mettere in vetrina ogni elemento rosso o con i cuori che abbiamo in negozio. Troppo facile. Bisongnerà iniziare con un tema e poi assemblare i singoli elementi della vetrina. San Valentino non basta come tema, meglio restringere il campo a un sotto-tema come “cuore infranto” o “amore a prima vista”. E lo stesso vale per Natale, Halloween, Carnevale…
2. Pensate per piani visivi
Prima di allestirla, provate a tracciare una linea a metà della vetrina aiutandovi con del nastro adesivo colorato, all’altezza del piano visivo dalla strada. Non si può tirare a indovinare perché non tutte le vetrine sono al livello esatto della strada. Dove avrete tracciato questa linea dovrete disporre gli oggetti chiave della vostra vetrina, per catturare subito l’attenzione. Il punto focale deve essere al livello degli occhi dei passanti, tutto il resto può essere anche sospeso o poggiato a terra.
3. L’elemento sorpresa
Se volete essere notati, evitate vetrine prevedibili. Un valido esempio è quello di Debbe Hamada, proprietaria di un negozio di oggettistica in Oregon (USA) che ha scelto di allestire la sua vetrina con elementi particolari, come ghiande di cartapesta, animali della foresta intagliati su del cartone e ciondoli giganti fatti con mussola e grandi catene per attirare l’attenzione dei clienti. “La gente si avvicina per guardare la vetrina. C’è anche chi la fotografa. E poi entrano in negozio”, conferma la proprietaria. 
4. Scegliete forme e colori forti
Non è necessario essere degli artisti per ottenere una bella vetrina. Concentratevi su forme e colori: cerchi fucsia, pois giganti di carta…elementi che si possono vedere anche da lontano, anche se i prodotti in vetrina sono piccoli. “Due persone su 10 entrano perché sono state attratte da qualcosa di colorato in vetrina” conferma la signora Hamada, che spende meno di 30 € per allestire ogni sua vetrina.


5. Mantenete l’ordine
Non riempite le vetrine a casaccio con un mucchio di oggetti. Mostrare una selezione di prodotti è più efficace che esporre tutte le offerte del momento. Detto ciò potete anche scegliere di usare grandi quantità di un singolo prodotto per attirare l’attenzione, ma sempre seguendo un criterio di originalità: un albero di natale decorato con palline da tennis sicuramente cattura l’occhio più di cento palline distribuite in una vetrina tradizionale.
6. Aggiornate le vetrine
Le vetrine vanno cambiate il più spesso possibile, sempre che questo sia sostenibile in termini di costi e tempi. Un’idea efficace è quella di stampare una dozzina di gigantografie che rappresentano il vostro punto vendita e ruotarle ogni due/tre settimane in vetrina. La vetrina andrebbe cambiata al massimo ogni due mesi, altrimenti si perde l’effetto sorpresa sui clienti.
7. Usate l’illuminazione
L’illuminazione della vetrina non è un optional. Si può attirare un cliente semplicemente con la corretta angolazione. Basta illuminare direttamente un prodotto per evidenziarlo, con un semplice faretto, anche dopo la chiusura: se siete l’unica vetrina illuminata la sera i clienti si ricorderanno di voi il giorno dopo.
8. Create un punto focale
Una volta creato un bozzetto, un’idea del tema, allontanatevi e adottate per un attimo il punto di vista dalla strada. Così facendo sarete in grado di capire cosa vedranno effettivamente i passanti, se gli elementi sono disposti correttamente, ecc… una volta individuato il punto focale costruite la vetrina intorno ad esso: per linee parallele, curve , a piramide o a cerchi concentrici, purché tutto parta e rimandi al centro.
9. Fatela semplice
E’ facile lasciarsi trascinare dagli eventi, per forza di cose sarete tentati dall’esporre il maggior numero possibile di oggetti in vetrina. Ma invece che attirare l’attenzione, così facendo, rischierete di allontanare la clientela che si guarderà bene dall’entrare nel negozio. Per evitare ciò, tenete a mente il vostro obiettivo: aiutare i clienti a comprendere cosa vendete e convincerli ad entrare.
10. Date un’ultima occhiata
Una volta messi insieme tutti i pezzi, assicuratevi che il risultato finale sia quello che volevate. Osservate la vetrina da ogni angolazione, non tutti avranno una visione frontale. Camminate avanti e indietro sul marciapiede, alzatevi e abbassatevi e cercate di capire se gli elementi sono correttamente bilanciati.
Se il risultato vi soddisfa: congratulazioni, la vostra vetrina è fatta! In caso contrario, prendetevi il tempo necessario per correggere ciò che non va e imparare dagli errori fatti.

 

Leggi tutto...

IL COMMERCIO "MISTO"

L’ascesa dello shopping on-line potrebbe sembrare la morte annunciata di molti commercianti al dettaglio e negozi tradizionali. Ma i brand più innovativi stanno ripensando il negozio fisico, cercando ispirazione in riviste e musei e creando nuovi spazi dove il mondo virtuale e quello fisico si incontrano.
Ultimamente in molti hanno scelto la via del concept store seguendo l’esempio di giganti come Apple e Burberry, ma su scala ridotta.
La General Electric, ad esempio, ha lavorato su un concept store a New York, Story, che cambia continuamente non solo nei prodotti in vendita ma anche nell’arredamento, come una galleria d’arte o un magazine i cui contenuti cambiano e si aggiornano periodicamente a seconda del tema.
Quando il tema del mese era “Cool” (inteso come “di moda”, ma anche “fresco”) la General Electric non trae guadagni diretti dallo spazio né dai prodotti in vendita, ma usa lo store come una piattaforma per promuovere il suo condizionatore attivato tramite smartphone. “Un prodotto racconta una storia molto più ampia rispetto ad una transazione e dentro Story ogni oggetto ha una lunga narrazione. Ecco perché abbiamo scelto di farlo. Non per spingere la transazione e vendere di più, ma per raccontare la storia dietro il nostro lavoro attraverso il prodotto, il commercio e l’esperienza”, dice Sam Olstein, direttore globale dell’innovazione alla GE.

Anche la Nestlé ha intrapreso la via del concept store, ad esempio aprendo un KitKat store a Tokyo che vende prodotti unici e introvabili altrove, pensati appositamente per il mercato giapponese (ad esempio il cioccolato amaro al tè verde Sakura).
Mentre l’e-commerce continua a crescere rapidamente, soprattutto in versione mobile, non tutte le forme di commercio si spostano sul web. Il dibattito tra negozi virtuali e reali si sta rivelando sterile e sempre più commercianti scelgono canali multipli di vendita. Se anche eBay e Amazon hanno sperimentato concept di negozi fisici, la loro importanza è fuori discussione.
Le persone amano fare shopping in maniera tradizionale, come abitudine sociale, familiare o svago, ma c’è una differenza fondamentale tra l’atto dell’acquisto e il luogo in cui si sceglie di farlo, secondo il direttore creativo di R/GA David Womack: “il commercio al dettaglio svolge una serie di funzioni complesse che vanno ben oltre lo scambio. L’esperienza dell’acquisto è una parte incredibile del processo di analisi, l’unica cosa che cambia è il dove avviene la transazione”.
Un concept store che sa usare la tecnologia può effettivamente chiudere il cerchio tra il digitale e il fisico, superando il problema dell’attribuzione del marketing online alle vendite offline.

La catena di supermercati Tesco sta esplorando la vendita multicanale da anni per dare vita ad un nuovo tipo di esperienza d’acquisto. In Corea del Sud Tesco ha creato una vetrina touchscreen nella metropolitana per consentire ai pendolari di fare velocemente la spesa mentre aspettano il treno. Il capo della ricerca tecnologica a Tesco Labs, Paul Wilkinson, spiega: “Il nostro obiettivo è aiutare i clienti a fare shopping in qualsiasi momento, modo e luogo scelgano. La proliferazione di canali, supporti e servizi significa che le persone possono fare spesa in tantissimi modi e si aspettano un’esperienza sempre connessa. Stiamo costruendo il nostro business su questo”.


Una delle sfide principali per i commercianti con i concept store è assicurare un valore aggiunto. Sono un grande investimento e se la tecnologia fallisce o lo spazio non ha successo, questo crea una percezione negativa sul brand.
Un altro campo di prova è la logistica: con la promessa di consegne sempre più veloci, i piccoli commercianti sono messi sempre più alle strette dai giganti dell’e-commerce, Amazon in testa.
La soluzione, come spesso accade, potrebbe essere nel mezzo: negozi tradizionali, ma dotati di un sistema e-commerce tecnologicamente valido.

Fonte articolo: The Guardian

 

Leggi tutto...

FARE BUSINESS CON I SELFIE

Da qualche tempo Los Angeles è diventata la nuova grande fucina di start up tecnologiche, anche “made in Italy”.
Qui si possono incontrare cervelli in fuga come quelli di Lorenzo Mazzè e Gianluca Pizzorno, sviluppatori di una piattaforma di social media marketing che si sviluppa attraverso i selfie degli utenti, e quello di Luca Zambello, ideatore di un social network dove si guadagna attraverso i “Like”.

Ma come si basa un social sui soli selfie? E a cosa serve?
Mazza e Pizzorno lo hanno fatto con un’app, “Be heart of it”, che permette di realizzare campagne web coinvolgendo in prima persona i fans attraverso un selfie, appunto. Gli utenti scaricano l’applicazione, inviano i loro autoscatti e automaticamente il programma costruisce una sorta di mosaico dove sono presenti i selfie dei fan e l’immagine del loro artista preferito. Una volta realizzato, il mosaico, un pezzo unico, può diventare merchandising ed essere acquistato.
L’applicazione è, disponibile per Android e iOS , è già stata scaricata da migliaia di utenti.
E lo strumento “selfie” ha enormi potenzialità dal punto di vista del social media marketing: attraverso un autoscatto si possono avviare campagne pubblicitarie o promuovere eventi, magari con i volti di personaggi famosi.


La startup di Zambello, invece, si chiama Plz ed è una sorta di social network simile a Instagram, che verrà presentato sul mercato a breve e dove gli utenti potranno pubblicare foto in apposite sezioni a tema (fitness, moda, ecc.). Chi otterrà più like da parte del pubblico, sarà premiato in denaro grazie alle aziende di vari settori che sponsorizzeranno il progetto in quanto forma innovativa di pubblicità a determinati marchi, settori o prodotti.
In pratica i singoli utenti postando le loro immagini, agiscono da influencer (vedi il nostro articolo in proposito), e vengono pagati per questo.
Sicuramente idee da tenere d’occhio per un’imprenditoria innovativa.

Fonte: Corriere Innovazione

Leggi tutto...

FRUTTA E VERDURA? SU GOOGLE!

Secondo quanto divulgato da Bloomberg, la Google Inc. sarebbe sul punto di iniziare a testare un suo servizio di consegne a domicilio di cibi freschi e alimentari in due città statunitensi, accendendo la competizione con Amazon e Instacart, colossi del settore.
La prova inizierà a fine anno a San Francisco e in un altra città, secondo quanto dichiarato da Brian Elliott, general manager di Google Express, servizio di consegna merci, inclusi alcuni cibi secchi, ai clienti della piattaforma. Tra i partner di Google in questa impresa figurano catene alimentari come Whole Foods Market e Costco.



“Per quanto siano molti i commercianti che hanno avuto successo con Google Express, non rappresentiamo l’intera gamma di possibilità ad oggi” ha detto Elliott in un’intervista. “Per noi, come per i commercianti, è un incentivo aiutare i clienti ad avere l’intera fornitura del negozio disponibile a casa”.
Google sta investendo nei servizi di consegna a domicilio per ottenere ancora più traffico verso i propri siti web. Questa mossa mette l’azienda in competizione ancora più diretta con Amazon che offre il suo servizio Amazon Fresh in varie città americane e che, secondo dati recenti, è uno dei competitor a costo più basso nella città di New York. Gli alimentari online costituiscono 10,9 miliardi di dollari nell’industria statunitense e ci si aspetta che il mercato aumenti del 9,6% all’anno fino al 2019. Secondo il rapporto di IbisWorld divulgato a dicembre. Amazon, per di più, ha fatto sapere che a breve entrerà nel mercato delle consegne a domicilio da parte di ristoranti attraverso il servizio Prime Now, che funziona con una app.

Google sta anche espandendo il suo mercato di consegne veloci nel Midwest americano verso oltre 25 milioni di potenziali clienti in luoghi come Indiana, Wisconsin e Ohio. La compagnia offre già il suo servizio a Manhattan e Chicago con Walgreen, Kohl’s e altri marchi retail. La sfida dei cibi freschi, comprese frutta e verdura, fa parte di un allontanamento dalle consegne da magazzino, che può aumentare la difficoltà operativa, rendendo necessaria la refrigerazione. D’altra parte, dare ai clienti l’opportunità di ordinare più articoli, anche freschi, aumenta esponenzialmente le possibilità di profitto, secondo quanto dichiarato da Elliott.


“Se devo pagare qualcuno per portare il prodotto da un punto A a un punto B, più grande è l’ordine, più riesco ad ammortizzare i costi di quel servizio”, ha concluso.
In Italia l’abitudine agli acquisti online è ancora limitata ad oggetti di difficile reperibilità o comunque non alimentari, ma le generazioni più giovani cominciano a fare capolino nel mondo del commercio e non sono affatto spaventate dagli e-commerce. Sicuramente dovremo tenere gli occhi aperti per non rimanere indietro rispetto al resto del mondo.


In proposito vedi anche il nostro case-study Kikilab "Hello Fresh".

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS