Il marketing dei 5 sensi

Suoni, colori, odori,…tutti i cinque sensi si possono sfruttare nel campo del marketing o, per meglio dire, sensory marketing.
Noto anche come branding sensoriale, il sensory marketing agisce sui cinque sensi del consumatore a livello emotivo, generando sentimenti, pensieri e opinioni positive in riferimento ad un determinato brand o punto vendita.
La vista è sicuramente il più usato dei sensi nel marketing perché è la più reattiva all'ambiente. Per questo riconosciamo immediatamente un logo, una combinazione di colori, i caratteri o la grafica connessa ad un determinato brand.
Secondo alcuni studi il rosso è la tonalità che corrisponde alla maggiore stimolazione della vista: è in grado di aumentare il battito cardiaco, la pressione sanguigna e stimolare l'appetito, per questo viene spesso usato nei supermercati e nei bar.
La disposizione degli elementi sugli scaffali prende il nome di visual merchandising e più è ordinata, con linee pulite e un ambiente non troppo complesso, meglio un cliente si riesce ad orientare e decide di acquistare.
Subito dopo la vista arriva l’udito: a determinati suoni e ritmi corrispondono altrettante sensazioni. La musica stimola anche i ricordi e può evocare emozioni o distrarre. Ma attenzione a non esagerare! Infatti quando la musica è troppo alta o ritmata può avere l’effetto opposto, risultando fastidiosa e allontanando un possibile cliente. Se il ritmo è veloce anche le persone tenderanno a velocizzarsi negli acquisti e nei consumi (pensiamo ad esempio a chi entra in un fast food), con una spesa maggiore dettata dai ritmi frenetici e la sensazione di avere poco tempo per riflettere.
Anche i profumi possono essere sfruttati nel marketing, come sicuramente avrete notato entrando o uscendo da determinati negozi (applicano questo sistema soprattutto le catene statunitensi): associare un buon profumo ad un luogo è sicuramente positivo e vi spingerà a ritornarci o comunque a trattenervici più a lungo. Anche in questo caso attenzione a non spruzzare profumi troppo forti, invasivi o “fuori tema”: se vendete abbigliamento sarà inutile e controproducente profumare di cioccolato.
Alcuni negozi hanno delle profumazioni originali, create appositamente per loro, che fidelizzano la clientela, ad esempio la compagnia aerea Singapore Airlines ha introdotto un profumo chiamato Stefan Floridian Waters su tutta la flotta, diventato un segno distintivo della compagnia.
Qualcun altro enfatizza profumi già presenti e associati al proprio punto vendita, come una nota catena di caffetterie americane che usa profumatori al caffè per diffonderne l’odore a centinaia di metri di distanza e, in un certo senso, guidare il cliente verso di sé.
Il gusto viene usato per distinguere determinati brand di cibo o bevande, enfatizzando come “solo XY sa di XY”.
Il tatto, infine, prevede una vera e propria interazione fisica tra il cliente e il prodotto. Per questo in negozi dove è possibile toccare con mano, provare e testare gli oggetti sono più graditi di quelli (per la verità sempre meno) dove campeggia il cartello “non toccare”.
Questi metodi si possono anche combinare con effetti multisensoriali, come è stato fatto ad esempio in Corea del sud, dove ogni volta che risuonava il jingle di una catena di bar sugli autobus veniva rilasciato automaticamente un lieve aroma di caffè. La campagna ha aumentato le visite dei passeggeri del 16% e le vendite del 29%.