Centri Commerciali Addio?

L’idea che i centri commerciali avessero iniziato il loro declino ha cominciato a serpeggiare già qualche anno fa, quando negli Stati Uniti, culla degli shopping mall, questi grandi tempi del consumismo hanno cominciato a chiudere i battenti.
Nell'ultima decade, una trentina di questi punti vendita hanno chiuso. Il caso più eclatante è stato il famosissimo Macy’s che a gennaio di quest’anno ha deciso la chiusura di molti magazzini, a seguito di un drastico calo delle vendite.
Sempre negli U.S.A. è nato anche un fenomeno di riconversione di questi luoghi, definiti “dead malls” (centri commerciali morti), dove grandi aziende come Google hanno deciso di trasferire i propri uffici. Si tratta infatti di aree immense, il cui disuso sarebbe un problema per le città in cui si trovano, oltre che un enorme spreco di risorse.
È addirittura nato un sito specializzato per censire questi luoghi che in alcuni casi sembrano città fantasma e l’associazione di categoria dei centri commerciali americani (Council of Shopping Centers) sta tentando di contrastare il declino tramite la consulenza di una grande società di relazioni pubbliche, Burson-Marsteller, "per contrastare la pubblicità negativa".
Ma il mercato è inesorabile: su 1.200 centri commerciali censiti negli Stati Uniti, il 15% è a rischio di scomparsa perché disertato dai consumatori.
Ma il fatto che i centri commerciali cominciano a perdere colpi, non implica per forza una crisi della grande distribuzione in generale. Infatti, analizzando i consumi medi delle famiglie (in America come in Europa) questi non sono calati, ma si sono semplicemente spostati: la fascia di spesa medio-alta verso i piccoli negozi locali, quella medio-bassa verso i discount.
L’analisi in Italia è stata svolta telefonicamente da TradeLab su Milano, Roma e Catania ed ha coinvolto 3.000 utenti, 1.000 per ogni provincia e hinterland, di età compresa tra i 18 e i 74 anni.
Rispetto al 2015 l’affluenza ai centri commerciali è diminuita (-6,6 %), ma i numeri rimangono comunque elevati: il 90,5% degli intervistati li frequenta. Contemporaneamente è in aumento il numero di persone che usano internet per il proprio shopping (il 65,2% dei partecipanti all’indagine, +5.8% rispetto al 2015), mentre cala l’attenzione dei consumatori per i negozi nei centri urbani (-7%). 
I consumatori preferiscono recarsi direttamente in negozio soprattutto per saperne di più sui prodotti per la cura della persona e profumeria, beni per la casa e abbigliamento (circa 90%). Nel settore alimentare rimangono in voga i volantini (19,6%), mentre per l’elettronica e la telefonia la maggior parte delle persone esegue ricerche su internet.
In questo panorama, come è possibile rilanciare i centri commerciali? Utilizzando internet per valorizzare la propria immagine, per sviluppare e mantenere le relazioni con i clienti, a partire dai social media, dalla creazione di un sito web, fino all’utilizzo di pubblicità on line, blog, newsletter e perché no, anche di un’apposita applicazione. Secondo la quasi totalità degli esperti (96,8%) nei prossimi anni aumenteranno gli investimenti nella comunicazione web/digitale, mentre uno su due pensa che aumenteranno anche sul fronte dell’unconventional e guerilla marketing e di eventi e concorsi all’interno del centro commerciale, tuttavia è fondamentale che gli eventi creati siano mirati e distintivi.

Fonte: Sofarmamorra