Come far convivere negozio fisico ed e-commerce: quattro storie di successo

«Oggi l’e-commerce rappresenta complessivamente in Italia il 6 per cento dei consumi di prodotti e di servizi, come assicurazioni e viaggi» spiega Fabio Fulvio, responsabile del settore politiche per lo sviluppo della Confcommercio. «Mentre la quota scende al 4 per cento nei soli prodotti. Quindi il commercio online ha ancora un’incidenza modesta sul settore, ma cresce velocemente, a tassi di circa il 28 per cento all’anno. E coinvolge in particolare alcuni comparti: l’elettronica, i libri, l’abbigliamento, i giocattoli».

Il 16% dei negozi è sul web

L’e-commerce è una minaccia, ma è anche un’opportunità. Non va dimenticato infatti che dietro a tante vetrine online ci sono negozi fisici, sbarcati su eBay, Amazon e portali specializzati per vendere i propri prodotti. «Oggi il 16 per cento dei negozianti italiani operano sul web» conferma Fulvio. E la percentuale è destinata a crescere.

In Italia sono spariti 60 mila negozi in dieci anni. Colpa anche della concorrenza dell'e-commerce. Ma c'è chi è riuscito trasformare l'online in un'opportunità.
Anche grazie alla Confcommercio, che si sta dando da fare per aiutare i commercianti ad affrontare la concorrenza dell’ecommerce: giovedì 12 aprile l’associazione ha presentato a Roma la seconda edizione di una guida che fornisce una serie di consigli e di informazioni per resistere nell’era di Amazon.
«La ricetta vincente» riassume Fulvio «è aggiungere esperienza: la spesa è una cosa, lo shopping è un’altra, deve diventare un momento divertente. Il negozio deve essere bello, trasmettere il piacere di provare il prodotto, avere personale preparato, capace di coinvolgere il consumatore o di condividere le sue passioni. In più il commerciante deve imparare a vendere tramite il web, avere un bel sito, usare i social». Una strategia che dà i suoi frutti, come dimostrano queste quattro storie.

Sportit, articoli sportivi

Andrea Colzani è titolare di Sportit, un negozio di articoli sportivi di Seregno (Milano). Come tutti i punti vendita del settore, è minacciato dalla concorrenza di Amazon & Co. Ma è anche un campo dove le attività di servizio, di consulenza e di coinvolgimento dei clienti permettono di valorizzare il punto di vendita fisico. Una strategia che Colzani ha adottato con successo: nel negozio sono state realizzate addirittura piste per provare le scarpe da corsa e vasche dove testare le canne da pesca. Parallelamente l’imprenditore ha messo in piedi molte attività per creare vere e proprie comunità di appassionati. Non solo. Colzani sta lanciando punti vendita più piccoli senza magazzino che fanno esclusivamente da show-room per le vendite online: nel negozio si entra solo per provare e per essere consigliato, il commesso chiude l’operazione sul sito dell’azienda e la consegna avviene a casa o in negozio. E così i punti vendita fisici invece di diminuire, in questo caso aumentano.
E il fatturato nel 2017 è salito del 21 per cento.

Ottimomassimo, libreria per bambini e ragazzi

Nata a Roma nel 2006 per iniziativa di tre ex colleghi che lavoravano nella stessa libreria, la Ottimomassimo inizia la sua avventura come negozio itinerante, un furgone che gira per l’Italia vendendo libri e raccontando storie a bambini e ragazzi. Il successo raccolto tra gli amanti della lettura è tale che nel 2014 il negozio si accomoda anche tra quattro mura a Roma Trastevere, ma senza perdere le ruote. Una scelta decisamente controcorrente, viste le difficoltà del settore e le continue chiusure di librerie. Ma come spiega candidamente Deborah Soria, uno dei fondatori, «siamo molto appassionati ed è una caratteristica importante per riuscire a consigliare bene quale libro leggere». Oltre alla passione, i librai di Ottimomassimo (è il nome del cane del Barone Rampante di Italo Calvino) ci mettono incontri nelle scuole, laboratori di scrittura creativa e di disegno, presentazioni di libri. E l’effetto è positivo tanto che la libreria è diventata un punto di riferimento nel popolare quartiere romano.

Fiorin arredamenti

Stretto nella morsa della crisi del settore da una parte, e dalla concorrenza dei grandi nomi che investono milioni in pubblicità televisiva dall’altra, il negozio di arredamenti Fiorin di Albenga (Savona) è riuscito a non soccombere grazie a internet.
Merito di Mattia, terza generazione, che ha deciso di puntare sui social e sui giornali locali online. «Abbiamo comunicato su Facebook i valori di un’azienda famigliare che è sempre pronta a risolvere i problemi del cliente, mettendoci la faccia» spiega Mattia. «E poi abbiamo mostrato le tecnologie innovative che offriamo per la progettazione degli arredi e illustrato il servizio personalizzato dei nostri tecnici». Il risultato? «Pur avendo ridotto di un terzo la nostra superficie (l’Imu ci stava ammazzando), abbiamo mantenuto lo stesso giro d’affari. E abbiamo conquistato clienti in Piemonte, a Montecarlo e in Francia». Tra le maggiori soddisfazioni di Mattia, la massa di «mi piace» guadagnati sulla pagina social di Fiorin, che addirittura ha battuto all’inizio i giganti dell’arredamento a livello nazionale.

Mr. Gadget, negozio di oggettistica

Giorgio Vetrone è titolare di Mr. Gadgets, classico negozio di vicinato dell’Aquila specializzato in oggettistica varia. E destinato, vista l’offerta generica di prodotti, a soffrire di più la concorrenza dei giganti della vendita virtuale. Invece le cose sono andate diversamente.
Dopo la tragedia del terremoto, il negoziante partecipa a un corso di formazione sull’e-commerce organizzato dalla Confcommercio e da eBay per rilanciare i negozi del capoluogo abruzzese.
Pur avendo poche conoscenze informatiche, Vetrone si lancia e apre un negozio su eBay. «Abbiamo iniziato quasi per gioco» racconta «e nel giro di un paio di giorni sono arrivati i primi ordini».
Visto il successo immediato, Vetrone spinge l’acceleratore e allarga il suo raggio d’azione anche ad Amazon «che permette di avere una visibilità maggiore». Ora il negozio vende il 50 per cento in più rispetto a prima grazie alle vetrine online. A dimostrazione che il punto vendita fisico e quello sul web possono convivere.

 

Tratto da Panorama

Leggi tutto...

NEGOZI: MEGLIO L'OMNI-CHANNEL

E- commerce sì, e-commerce no.
Meglio conservare il caro vecchio negozio fisico tradizionale o buttarsi sul digitale?
Forse entrambe le soluzioni.
Come ha recentemente confermato l’apertura del negozio fisico di Amazon (anche se privo di casse e pagamenti “reali”), la strada del commercio può essere a doppio senso.
Già qualche tempo fa avevamo parlato del cosiddetto “unified commerce” in cui le due realtà potevano integrarsi per generare maggiori ricavi e successo di un business.
Questo perché gli utenti/clienti cambiano, così come le loro abitudini, ma continuano ad avere abitudini e preferenze diverse in base a età, sesso, estrazione sociale, etc…c’è chi preferisce toccare con mano ciò che acquista e chi si fida ciecamente dell’on-line e ne premia la praticità e la rapidità
Per questo sembra andare nella giusta direzione l’ultima sperimentazione di Zara a Londra, dove, all’interno dei grandi magazzini di Westfield Stratford, offre la possibilità di entrare nel suo temporary shop, provare i capi, acquistare e tornare a casa…a mani vuote.
I vestiti acquistati, infatti, vengono spediti direttamente a casa qualche ora dopo (o quando si desidera) come se si fossero comprati on-line.
Si tratta di una strategia di vendita 'omni-channel', ossia multi-canale, che unisce trasversalmente shopping reale e virtuale, e-commerce e negozio fisico, per dare un’ulteriore spinta al retail.
Questa potrebbe essere una delle risposte alla crisi che sta vivendo il settore, almeno secondo gli ultimi dati diffusi lo scorso anno: negli Stati Uniti sono stati chiuse più di 8.642 boutique di abbigliamento con una media di 15 chiusure al giorno, mentre in Italia le attività commerciali in provincia sono passate dalle 12.097 del 2010 alle 11.054 rilevate a giugno dell'anno scorso.
Al contrario, l'ecommerce registra una crescita costante a doppia cifra (+24%) con un volume d'affari mondiale di ben 1.900 miliardi di dollari all’anno.
La controtendenza del “ritorno al fisico” mostrata da Amazon e Alibaba, però, offre un pizzico di speranza.
L’importante è diversificare ed essere presenti su più mezzi allo stesso tempo.
Più in particolare i clienti, soprattutto le nuove generazioni, sono alla costante ricerca di esperienze più che di oggetti, come spiega Doug Stephens, esperto di retail e autore del libro Reengineering Retail: The Future of Selling in a Post-Digital World: "A riguardo porto sempre un esempio in fatto di Millennials. 3 su 4 Millennials, ovvero il 78%, preferiscono spendere soldi per un'esperienza più che per un prodotto. E il 55% di loro spende di più di quanto faceva prima quando si tratta di esperienze reali come concerti, viaggi, cibo e performance. Questi dati dimostrano come e quanto devono cambiare i negozi. Da stores devono trasformarsi in storie, in un certo senso devono diventare come dei giornali che raccontano storie, esperienze, punti di vista".

Fonte: D-Repubblica

Leggi tutto...

WALMART E GOOGLE VS AMAZON

Quella contro Amazon pare la classica battaglia tra Davide e Golia. Il Davide in questione, al momento, pare essere la catena di grandi magazzini statunitensi Walmart, che combatte da tempo contro il colosso dell'e-commerce a colpi di offerte, per riportare i clienti a negozio.
Ora, al fianco dei supermercati "in carne ed ossa" è arrivato nientepopodimeno che Google. Il grande gigante buono del web, infatti, da settembre ha iniziato a condividere con Walmart il proprio assistente vocale (Google Assistant).«A partire dalla fine di settembre, lavoreremo con Google per offrire centinaia di milioni di articoli che potranno essere comprati grazie all’aiuto di Google assistant», ha annunciato Marc Lore, capo dell’e-commerce di Walmart; tramite questo strumento i clienti di Walmart possono acquistare migliaia di prodotti attraverso Google Express e farseli recapitare direttamente a casa.
Nel 2018, poi,  l’assortimento di Walmart verrà ampliato e allargato anche ai generi alimentari, come sta avvenendo un po' in tutto il mondo dell'e-commerce.
Ma cosa ci guadagna Google? In realtà moltissimo. Infatti, grazie alle tecnologie che mette a disposizione, il motore di ricerca troverà uno sbocco diretto sul commercio via web.
Dal canto suo Amazon, per combattere ad armi pari, si è buttato sulla vendita tradizionale, con l'acquisto, lo scorso giugno, di una catena di supermercati bio (Whole Foods) e con i negozi Amazon Go.
Che la soluzione alla guerra sia un'inversione di tendenze reciproca?

Fonte: Corriere Innovazione

Leggi tutto...

Amazon Go: il primo negozio senza casse

All’inizio del 2017 Amazon aprirà il suo primo negozio di alimentari a Seattle.
1800 mq in cui sarà possibile fare acquisti come in un qualsiasi supermercato, ma senza code, senza casse e senza pagare fisicamente. Basterà essere iscritti ad Amazon ed aver scaricato la app di Amazon Go per fare comodamente acquisti con il metodo “Just Walk Out” (letteralmente: esci e via).
Qui trovate il video di presentazione del progetto, per ora usufruibile solo nella versione beta dai dipendenti di Seattle del colosso e-commerce.



Il cliente entra passando il proprio cellulare su un lettore ottico, prende ciò che desidera dagli scaffali e esce, senza contatti con dipendenti o cassieri.
Non è ancora chiaro come Amazon abbia pensato di porre freni ad eventuali taccheggi o furti, ma si pensa addirittura ad un sistema di riconoscimento facciale.
Se da una parte si plaude all’innovazione e alla spesa del futuro, dall’altra un negozio del genere mette potenzialmente a rischio tantissimi posti di lavoro e rapporti umani nella spesa a cui eravamo abituati finora.
Gli interrogativi posti da questa notizia sono tanti e tali da aver istituito una pagina di FAQ ufficiale.

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS