Startup: sempre più finanziamenti

Negli ultimi 4 anni i finanziamenti alle startup innovative, erogati dal Fondo Garanzia per le PMI, sono stati in tutto 477.070.202 €.
Una cifra importante, che riflette l’aumento costante, dal 2013, di questo tipo di imprese.
I dati sono stati diffusi dal Mise con il secondo rapporto trimestrale 2017 sull’accesso al fondo da parte di startup, PMI innovative e incubatori certificati.
In questo ultimo trimestre preso in esame, inoltre, le operazioni di finanziamento approvate dal Fondo sono aumentate rispetto a quelle rilevate in precedenza, raggiungendo il numero più alto di sempre: 403.


(fonte: Italia Oggi Sette)

In maggioranza le imprese che hanno richiesto questo tipo di finanziamento sono ubicate al Centro-Nord del Paese, con, al primo posto, la Lombardia con 588 operazioni. Seguono: Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.
A facilitare questa fruizione sono i metodi, semplici e veloci, per le startup iscritte al registro delle imprese che hanno un accesso preferenziale. I requisiti vengono verificati rapidamente e tutte le comunicazioni avvengono via e-mail.
La garanzia sui finanziamenti bancari viene concessa a titolo gratuito e l’importo massimo garantito per ogni azienda è di 2,5 milioni di euro.

 

Fonte: Italia Oggi Sette

 

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Aziende e passaggio generazionale

Secondo pmi.it gli imprenditori italiani con più di sessant’anni sono il 60% del totale.
Sapete cosa significa questo? Che a breve saremo testimoni di un passaggio generazionale massivo nelle aziende italiane.
Sempre secondo i dati del sito citato “circa il 70% desidera lasciare l’azienda a un familiare, mentre una percentuale significativa è restia ad abbandonare il proprio ruolo. Solo il 25% delle imprese sopravvive alla seconda generazione di imprenditori e solo il 15% alla terza”.
Ma perché questo momento è così cruciale (soprattutto per i giovani imprenditori)?
Innanzitutto perché implica il trasferimento di know-how da una generazione all’altra, un patrimonio di competenze e abilità che andrebbe trasmesso ai propri successori nel corso del tempo, con la giusta formazione in azienda ed un periodo di affiancamento, nel migliore dei casi.
Essendo un momento così delicato per il futuro di un’azienda (e per i posti di lavoro in ballo, non dimentichiamolo), possiamo cercare di analizzarne le fasi clou da tenere bene a mente per non commettere errori.

MOTIVAZIONE
Si tratta di un fattore fondamentale, ma spesso ignorato da chi lascia la propria azienda in mano agli “eredi”. Si da per scontata la volontà di figli o nipoti di seguire le orme del proprio predecessore, ma a volte non è così e il passaggio si trasforma in imposizione (implicita o esplicita). Quando ciò avviene il fallimento dell’impresa, o una sua crisi, sono dietro l’angolo, specie se il titolare precedente si allontana del tutto dall’azienda.

CONVIVENZA
Una altro problema è rappresentato dalla scarsa volontà dell’imprenditore di prima generazione di passare il testimone, magari ritenendo i propri successori inadeguati o rimandando costantemente il passaggio. In questi casi la convivenza rischia di essere non solo difficile, ma anche dannosa per l’azienda, con continui rimpalli di responsabilità e confusione nei ruoli.
La vecchia guardia può essere un punto di riferimento strategico e operativo, ma non deve mantenere uno status quo che può causare confusione e problemi in azienda e/o in famiglia.
Un altro caso dal quale guardarsi è la coesistenza di più successori, con il rischio di conflitti e gelosie nell’assunzione di mansioni e responsabilità. 

TEMPISTICHE
Visto l’avanzare dell’età che non risparmia nessuno e gli imprevisti della vita, l’imprenditore anziano deve per forza di cose giocare d’anticipo e predisporre il passaggio nei tempi giusti. Una volta stabilito che i figli (o chi per loro) vogliono effettivamente subentrare in azienda, andrà predisposto un passaggio graduale, prevedendo l’affiancamento da parte di un tutor (una figura con lunga esperienza di vita nell’azienda che ne segua e favorisca la crescita imprenditoriale) e la valutazione per step della seconda/terza generazione da parte di una figura esterna con un certo distacco emotivo.

ALTERNATIVE
Nel caso in cui gli eredi non presentino la volontà o le capacità necessarie a subentrare in azienda, l’imprenditore titolare dovrà prenderne atto e attuare un “piano B”. Uno di questi è la cessione o successione ad altri soggetti, esterni al nucleo familiare, ma magari già interni all’ambiente lavorativo.
Oppure si può optare per il coinvolgimento di professionisti esterni innanzitutto per valutare competenze e orientamenti dei successori designati, poi anche nel ruolo di supervisori e coordinatori della transizione.
I professionisti in questo campo possono produrre un piano strategico e d’azione per la successione, articolato in fasi ed attività. 
Infine, non è inconsueto l’inserimento in azienda di un temporary manager, un direttore generale temporaneo che coadiuvi il passaggio gestendo l’azienda durante la transizione, formando i successori e rivedendo, se necessario, la struttura aziendale.

Fonte: pmi.it

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I PAGAMENTI? SONO SMART

Dopo le carte di credito e i pagamenti contactless arrivano anche nei negozi Italiani i pagamenti tramite smartphone.
Basta appoggiare l’Iphone sul POS e il gioco è fatto.
Apple ha infatti introdotto anche nel nostro Paese il metodo Apple Pay, una app che incorpora le carte di credito nell’iPhone, nel Watch, nei tablet e nei computer (chiaramente solo per i dispositivi Apple).

Hanno subito seguito Apple anche altri colossi smart con: Android Pay (di Google), Amazon Pay, Samsung Pay, PayPal ecc…ancora non tutti disponibili in Italia.
Ci sono poi servizi come Vodafone Pay, una sezione del Vodafone Wallet, che consente di pagare con lo smartphone e Sim Nfc come se si usasse una carta contacless.

I numeri di questo nuovo business sono già rilevanti nei tanti Paesi dove il sistema è attivo da tempo (Stati Uniti, Australia, Canada, Cina, Francia, Giappone, Regno Unito, Russia,…) e secondo i dati di Business Insider gli esercenti che lo accettano nel mondo sono 20 milioni per un giro d’affari che supererà i 500 miliardi di dollari nel 2020. Tanto per avere un’idea concreta: negli Usa quasi il 90% delle transazioni contactless sono fatte con Apple Pay.

In Italia Apple Pay inizia a funzionare con carte di credito e prepagate di Unicredit e Carrefour bank. Altri istituti seguiranno. Tra i partner della grande distribuzione dove è già possibile fare acquisti c’è di tutto, da Auchan a La Rinascente.

Sul futuro successo di questo metodo di pagamento Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio sui mobile payments del Politecnico di Milano, dice: «Esercenti e consumatori devono poter accedere facilmente al servizio e comprenderne i vantaggi. Gli italiani amano il contante, che però al sistema Paese costa oltre 34 miliardi di euro per il “nero” che genera».
Gli italiani sono sempre più propensi ad usare carte di credito e fare acquisti online: «I pagamenti con le carte nel 2016 hanno raggiunto 190 miliardi di euro, il 24% dei consumi degli italiani» conferma Portale. «E gli acquisti online fatti con dispositivi mobili l’anno scorso hanno toccato i 3,9 miliardi di euro».
E per quanto riguarda sicurezza e privacy? «Né l’iPhone né i nostri server memorizzano il numero della carta del cliente» spiega Jennifer Bailey,vicepresidente di Internet Services e Apple Pay. «Tutto il processo di pagamento è completamente sicuro per l’utente, grazie al sistema di codici che regola le transazioni. Pagando con l’iPhone, l’utente deve poi utilizzare il sensore di impronta digitale per avviare il processo» spiega Bailey. E se si smarrisce il device, Pay può essere bloccato in tempo reale. 
«I pericoli» spiega Portale «emergono quando si sperimentano sistemi completamente nuovi. Ma in questo caso ci si basa su banche e circuiti di pagamento i cui standard di sicurezza sono ampiamente consolidati».


Fonte: Repubblica.it

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Il terziario che verrà

Il Centro di Formazione Management del Terziario di Confcommercio e Manageritalia hanno realizzato un’indagine previsionale dedicata allo Scenario del Terziario Futuro 2020 per capire quale sarà l’evoluzione del settore e come creare una nuova cultura digitale.
La sinergia tra online e offline sarà sempre maggiore e la clientela, sempre più informata ed esigente, richiederà alcune caratteristiche tipiche dell’e-commerce anche nei negozi fisici (ad es. maggiore specializzazione in intrattenimento, disponibilità immediata e informazioni sofisticate).
“Il digitale sarà un’arma che anche il piccolo negozio al dettaglio dovrà integrare al meglio con l’esperienza fisica per competere con i grandi distributori e/o integrarsi con essi in modo complementare” spiega Pietro Luigi Giacomon, presidente del Centro Formazione Management del Terziario.
Non solo, considerata la complessità dei prodotti che il consumatore si troverà ad acquistare, crescerà sempre di più il valore aggiunto della fase post vendita legata all’assistenza e alla manutenzione e si accentuerà la distanza tra servizi di qualità e non. Tra i settori del terziario alcuni vivranno un processo di cambiamento più rapido.
Gli store del futuro, quindi, saranno sempre di più punti di ritiro di merce acquistata attraverso piattaforme di e-commerce. Fondamentale per garantire velocità di acquisto e ritiro sarà quindi la parte logistica.
Di pari passo cresceranno e si evolveranno le professionalità di manager e addetti alla vendita, per i quali saranno sempre più necessarie le competenze relative alla gestione di grandi flussi di dati e alla loro analisi attraverso software dedicati, per andare incontro alle esigenze del nuovo cliente.

Fonte: Nuvola-Corriere.it

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