SHAREIT 2017: GRAZIE A TUTTI!

Grazie a tutti i giovani imprenditori che hanno preso parte attivamente alle due giornate di Share-it il 21 e 22 giugno a Trieste!

I temi toccati sono stati tanti, anche grazie ai nostri numerosi ospiti.
Con Pierluigi Ascani abbiamo parlato delle capacità performative delle imprese, in particolare delle giovani realtà del terziario del FVG; "c'è ancora molto da fare per le giovani imprese tra innovazione, difficoltà ad accedere al credito bancario e un sistema che ancora non vuole cambiare" ha affermato il Presidente di Format Research.
C'è stato anche il momento del confronto con le tavole rotonde, ad esempio quella moderata da Nicola Pirina, Innovation Strategist, dal titolo "Eredi o Reduci: come garantire continuità attraverso l'innovazione per andare insieme, lontano" con Agostino Cicalò, Lorenzo Foglia, Andrea Bellotto, Guido Polesello, Riccardo Gobbato.

La seconda giornata di Share-it è stata quella più interattiva, con i tavoli di lavoro per la costruzione del Libro Blu dei Giovani Imprenditori, coadiuvati dal Presidente di Digital Transformation Institute, Stefano Epifani.
Agli imprenditori, divisi in gruppi, sono stati assegnati i temi: Accesso al credito e sistemi di pagamento, Concorrenza e mercato, Normativa, Organizzazione e processi, Infrastrutture, Internazionalizzazione, Modelli di business, Politiche del lavoro e welfare.


Dopo la discussione in gruppo, i rappresentanti di ciascun team hanno presentato agli altri il risultato del proprio lavoro, dimostrando un forte impegno e volontà di andare avanti, uniti.

Ha chiuso i lavori, come di consueto, il Presidente Alessandro Micheli definendo la stesura del Libro Blu dei Giovani Imprenditori "la nostra proposta alla politica per la crescita del paese".

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I PAGAMENTI? SONO SMART

Dopo le carte di credito e i pagamenti contactless arrivano anche nei negozi Italiani i pagamenti tramite smartphone.
Basta appoggiare l’Iphone sul POS e il gioco è fatto.
Apple ha infatti introdotto anche nel nostro Paese il metodo Apple Pay, una app che incorpora le carte di credito nell’iPhone, nel Watch, nei tablet e nei computer (chiaramente solo per i dispositivi Apple).

Hanno subito seguito Apple anche altri colossi smart con: Android Pay (di Google), Amazon Pay, Samsung Pay, PayPal ecc…ancora non tutti disponibili in Italia.
Ci sono poi servizi come Vodafone Pay, una sezione del Vodafone Wallet, che consente di pagare con lo smartphone e Sim Nfc come se si usasse una carta contacless.

I numeri di questo nuovo business sono già rilevanti nei tanti Paesi dove il sistema è attivo da tempo (Stati Uniti, Australia, Canada, Cina, Francia, Giappone, Regno Unito, Russia,…) e secondo i dati di Business Insider gli esercenti che lo accettano nel mondo sono 20 milioni per un giro d’affari che supererà i 500 miliardi di dollari nel 2020. Tanto per avere un’idea concreta: negli Usa quasi il 90% delle transazioni contactless sono fatte con Apple Pay.

In Italia Apple Pay inizia a funzionare con carte di credito e prepagate di Unicredit e Carrefour bank. Altri istituti seguiranno. Tra i partner della grande distribuzione dove è già possibile fare acquisti c’è di tutto, da Auchan a La Rinascente.

Sul futuro successo di questo metodo di pagamento Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio sui mobile payments del Politecnico di Milano, dice: «Esercenti e consumatori devono poter accedere facilmente al servizio e comprenderne i vantaggi. Gli italiani amano il contante, che però al sistema Paese costa oltre 34 miliardi di euro per il “nero” che genera».
Gli italiani sono sempre più propensi ad usare carte di credito e fare acquisti online: «I pagamenti con le carte nel 2016 hanno raggiunto 190 miliardi di euro, il 24% dei consumi degli italiani» conferma Portale. «E gli acquisti online fatti con dispositivi mobili l’anno scorso hanno toccato i 3,9 miliardi di euro».
E per quanto riguarda sicurezza e privacy? «Né l’iPhone né i nostri server memorizzano il numero della carta del cliente» spiega Jennifer Bailey,vicepresidente di Internet Services e Apple Pay. «Tutto il processo di pagamento è completamente sicuro per l’utente, grazie al sistema di codici che regola le transazioni. Pagando con l’iPhone, l’utente deve poi utilizzare il sensore di impronta digitale per avviare il processo» spiega Bailey. E se si smarrisce il device, Pay può essere bloccato in tempo reale. 
«I pericoli» spiega Portale «emergono quando si sperimentano sistemi completamente nuovi. Ma in questo caso ci si basa su banche e circuiti di pagamento i cui standard di sicurezza sono ampiamente consolidati».


Fonte: Repubblica.it

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CYBERSECURITY, ANCORA TANTA STRADA DA FARE

La situazione italiana in tema di cybersecurity è ancora molto indietro rispetto a quanto avviene nel resto d’Europa, come si evince dai grafici esplicativi diffusi da Il Sole24Ore:



Il Governo, da parte sua, sta cercando di intervenire con il piano Industria 4.0, che ha tra i suoi pilastri anche l’agevolazione degli investimenti delle imprese in cybersicurezza.
«Il Piano è fondamentale per l’evoluzione del sistema industriale italiano. Sarebbe però altrettanto importante, come peraltro già evidenziato, trovare le modalità con cui gestire anche servizi continuativi, come l’ingaggio di esperti di sicurezza, che sono particolarmente importanti e non sono coperti dalle modalità di incentivazione introdotte da Industria 4.0», spiega Giorgio Mosca, presidente Steering Committee Cybersecurity di Confindustria Digitale, associazione che sta lavorando alla creazione di un framework di passaggi necessari per mettere in cybersicurezza un’azienda.
«Eventi come WannaCry (l’attacco hacker che ha messo in ginocchio 200mila computer in tutto il mondo, n.d.R.) paradossalmente aiutano. Anche se ora il problema è più di alfabetizzazione che di mancata consapevolezza che il rischio esista», dice dal canto suo Marco De Bellis, di Exage: digital technology integrator, e quindi società che coniuga consulenza strategica e sviluppo di tecnologie.
Il vero problema, però, non sembra essere tanto la consapevolezza del rischio, quanto la volontà di investire in maniera strutturata per prevenirlo: secondo una recente indagine dell’Osservatorio Information Security&Privacy del Politecnico di Milano, infatti, il mercato delle soluzioni di information security in Italia nel 2016 ha registrato un +5% rispetto al 2015, ma la crescita riguarda per il 74% le grandi imprese. Alle Pmi resta solo un 26%: poco più di 250 milioni.
Proprio sulle Pmi poi, un altro dato dello studio del Politecnico di Milano risulta particolarmente impietoso: il 93% ha dedicato un budget alle soluzioni di information security nel 2016, ma senza un utilizzo maturo e consapevole. A pesare è soprattutto l’adeguamento normativo (48%) con solo il 9% delle piccole aziende (fra i 10 e i 49 addetti) che ha specifici programmi di formazione.


Fonte: IlSole24Ore

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IL RISTORANTE DEL FUTURO

Anche la ristorazione è un ambito in cui la tecnologia e l’innovazione possono aiutare utenti e imprenditori. Lo dimostrano le recenti evoluzioni di grandi catene, ma anche i nuovi ristoranti nati con una concezione 2.0 che li ha da subito resi famosi nel mondo.
Vediamo insieme qualche esempio!

Senza camerieri
Al Data Kitchen di Berlino è tutto automatizzato: si prenota attraverso l’applicazione dedicata e si paga online da casa. IAl momento della prenotazione si può stabilire l’orario in cui ci si recherà al ristorante, in modo da trovare tutto pronto presso il proprio “Food Wall”: una parete formata da diversi scomparti che diventano trasparenti e indicano il nome lasciato alla prenotazione quando il piatto è pronto. Per aprire lo scomparto e prendere il proprio piatto basta schiacciare l’apposito pulsante dell’app dedicata. Senza alcuna interazione umana. Forse un po’ freddo e asettico, ma adatto a chi ha fretta e magari è un po’ misantropo.

@Social Up!

Il social restaurant
Nel quartiere alla moda di Camden, a Londra, il ristorante Inamo raccoglie tutti i food blogger e gli instagramers amanti del #foodporn. Questo perché la catena inglese che serve cibo asiatico è nota per la tecnologia che offre ai propri ospiti: i tavoli, sono costituiti da schermi interattivi, per personalizzare la propria tovaglia, di giocare a memory o ad altri giochi o dare sfogo alla propria vena artistica disegnando sulla superficie del tavolo.
Dei tablet, poi, permettono di controllare in diretta lo stato di preparazione del proprio ordine, di navigare in internet e postare i propri contenuti sui social.

@Bookatable

Realtà aumentata
Si chiama Sublimotion il ristorante di Ibiza aperto dallo chef 2 stelle Michelin Paco Roncero con la collaborazione di cuochi, architetti, ingegneri, illusionisti e scenografi. Il cliente è accolto in una sala dalle pareti totalmente bianche, poi, indossando gli occhiali Samsung Gear VR, potrà testare in prima persona la realtà aumentata, aprendo scatole dal contenuto misterioso e interagendo con vari elementi.
Durante la cena però gli occhiali si tolgono e sulle pareti bianche della stanza compaiono proiezioni di scenari differenti ispirati dalle portate o da eventi a tema. L’idea è quella di offrire una cena che coinvolga i cinque sensi, uno spettacolo culinario ed emozionale della durata di circa tre ore che vede la collaborazione di coreografi e chef.

@www.sublimotionibiza.com

Tavoli interattivi
Meno gourmet ma comunque interattivo è il ristorante Max à Table di Bordeaux, dove si possono usare i tavoli interattivi con touch screen per ordinare, giocare e navigare su internet.
Molti altri ristoranti stanno integrando questi speciali tavoli tech per i propri ospiti, non solo per velocizzare e personalizzare gli ordini ma anche per un’intrattenimento in più durante la cena (anche per chi mangia da solo, ad esempio).

@Fundtruck

Molto fast food
L’obiettivo della catena americana Eatsa invece è la velocità: in pochi minuti e utilizzando semplicemente il proprio smartphone o uno dei tablet del locale il cliente entra, ordina, mangia ed esce senza code per pagare o ordinare.
Come da Data Kitchen anche qui l’ordine viene ritirato direttamente dal cliente.
Aperto dall’ora della colazione sino alla cena, per premiare gli ospiti più affezionati Eatsa offre prezzi scontati a chi vi fa ritorno più spesso e ricorda le pietanze preferite, permettendo ai clienti di memorizzare i propri menu in modo da non doverli inserire nuovamente alla prossima visita. Ogni ricetta è accompagnata da una scheda che riporta i valori nutrizionali del piatto.

@Business Insider

Fonte: Corriere innovazione

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