LO FA LA APP

Alcune startup hanno recentemente raggiunto il successo creando app che svolgono compiti stressanti, noiosi o faticosi al posto dell’utente.
La natura stessa delle app, in fondo, come di tutte le moderne comodità è basata appunto sull’idea di facilitare la vita di chi le scarica. Vi riportiamo di seguito gli esempi più eclatanti degli ultimi tempi:


Bagbnb mette a disposizione una rete luoghi pubblici, come bar o ristoranti. dove depositare le valigie, di qualsiasi peso o dimensione senza limiti di orario, a un costo fisso di cinque euro. Utilissima nei casi in cui il check-out dall’hotel avviene troppo presto e volete finire di visitare la città.


Wanderio invece è un vero e proprio tour operator: pianifica il tuo viaggio dai trasporti ai trasferimenti, fino ai mezzi pubblici e prenota tutto online confrontando prezzi e combinando i vari movimenti.


Qurami vi evita le code snervanti tramite un numero virtuale per mettersi in fila in qualsiasi luogo, dall’ufficio postale al supermercato.


Vicker permette, al costo minimo di venti euro, di far svolgere i lavori domestici ad altri, come una sorta di marketplace per lavoretti occasionali, dalle pulizie al giardinaggio.

 
Yougenio è un’altra startup Made in Italy molto simile che comprende 120 attività diverse, dalla stiratura alle disinfestazioni, mentre Mario App, attiva in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Lazio, fa incontrare domanda e offerta per lavori artigianali dall’idraulico al falegname, dall’elettricista, all’imbianchino al traslocatore. Taskhunters è dedicata agli studenti universitari, sempre per svolgere piccoli lavori.


Supermercato24, ti consegna a casa la spesa entro un’ora di tempo. Quomi spedisce ricette stagionali e ingredienti freschi ogni settimana. Wag permette di contattare delle persone per portare a spasso i nostri cani. DogVacay.com invece consente di affidare il proprio amico a quattro zampe ad una famiglia amante degli animali durante le vacanze o i viaggi del padrone. 

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E-COMMERCE IN ITALIA: I DATI 2016

A fine anno è arrivato il momento di tirare le somme per quanto riguarda i dati in nostro possesso sugli acquisti online degli italiani. A quanto pare non siamo ancora così avvezzi all’e-commerce, se, secondo le ultime stime dell’Osservatori del Politecnico di Milano, concludiamo in rete appena il 5% dei nostri acquisti (da due a quattro volte meno di francesi, tedeschi e britannici).
In 19 milioni hanno sperimentato almeno una volta nel 2016 lo shopping digitale, cioè il 60% degli utenti Internet (in Francia sono 41 milioni, in Germania 48 milioni).
Non c’è però da disperare, visto che nel nostro Paese i consumi in generale sono fermi, mentre quelli sul web nell’ottobre scorso erano cresciuti del 18%. L’oggetto più acquistato? Gli smartphone (mercato triplicato negli ultimi tre anni) e i settori? Si sono ampliati: non solo viaggi e elettronica, ma anche abbigliamento, mobili e alimentari.
Il turismo traina ancora il mercato web con 8 miliardi e mezzo di euro spesi per biglietti e stanze d’albergo (il 44% delle spese complessive fatte in Rete dagli italiani). Per quanto riguarda, però il tasso di crescita i viaggi si fermano a +10%, mentre i servizi nel loro complesso arrivano al +8%. Sorprendono con un +32%, le vendite di prodotti: elettronici (quasi 3 miliardi di euro, +28%), ma anche abbigliamento (+27%) e new entry come arredamento (+48%) e alimentari (+20%).
L’Italia, inoltre, si sta avvicinando ai trend europei anche con l’aumento degli acquisti da smartphone, saliti del 53% nell’ultimo anno, per due terzi in prodotti acquistati, soprattutto grazie ad offerte speciali, a tempo limitato o spinte dalle piattaforme di acquisto social.

Fonte: La Repubblica

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Le regole del digital detox

La scorsa settimana abbiamo accennato alla nuova moda del digital detox per manager e imprenditori: si tratta di un periodo “disconnessi” per riappropriarsi dei propri ritmi biologici e abbandonare lo stress e il cellulare, almeno per qualche giorno.
Esistono centri specializzati e resort che propongono pacchetti completi per chi vuole “staccare la spina” nel vero senso del termine, ma possono bastare anche poche regole di buonsenso da applicare a casa propria per rigenerarsi senza bisogno di una vacanza vera e propria. Vediamole insieme.

1) Fate il punto della situazione
Vi sembra di passare troppo tempo connessi? Fate la prova del nove: con applicazioni come “Rescue Time” (per Mac), “Moment” (per iPhone) o “Phone Addict” (per Android), potrete “tracciare” l’effettiva quantità di ore che trascorrete attaccati a computer e smartphone, con attività più o meno produttive.  

2) Stabilite le regole
Una volta stabilita la quantità di tempo da ridurre, stabilite un obiettivo: quale mezzo usare meno, a quali social network potete rinunciare, quali momenti della giornata dedicare ad altro,… Gli esperti suggeriscono di stilare un diario per valutare i progressi e tenere alta la motivazione anche dopo il momento di entusiasmo iniziale.

3) Preparatevi 
Preparatevi al digital detox vero e proprio con piccole attività propedeutiche: un fine settimana o le vacanze senza smartphone e laptop, attività che non prevedano l’accesso alla rete (un corso di cucina, una nuotata in piscina, uno spettacolo teatrale). Potete anche scollegare il vostro smartphone dal wifi per usarlo solo come cellulare.

4) Create delle “zone franche”
Stabilite delle zone franche in casa dove la tecnologia non è ammessa, come ad esempio a tavola o in camera da letto. Questa decisione dovrebbe coinvolgere l’intera famiglia, creando una rete di supporto per riuscire a gestire il detox tutti insieme.

5) Puntate la sveglia
Sono in molti a nascondersi dietro la scusa della sveglia per tenere il cellulare sempre acceso e vicino. Il problema è facilmente risolvibile: basta una sveglia sul comodino e un orologio sul polso, vecchi metodi, ma sempre infallibili.
 
6) Riorganizzate la gestione della posta elettronica
Innanzitutto chiedetevi se la vostra professione richiede un controllo costante della posta elettronica. Se la risposta è sì, potete evitare il controllo compulsivo dello smartphone innanzitutto silenziando le notifiche (che vi tolgono anche la concentrazione durante lo svolgimento di altri lavori) e poi allungate i tempi fra un controllo di posta e l’altro, ad esempio scegliendo di scaricare sul cellulare la posta tre volte al giorno (alle 9, alle 13 alle 16) magari indicando questi orari accanto alla vostra firma in calce al messaggio per tranquillizzare clienti e colleghi.

7) Attenti ai micro-moments
Gli analisti di Google hanno dato un nome a tutte quelle volte in cui sentiamo l’urgenza di soddisfare una curiosità tramite una ricerca on-line: “micro-moments”. Per allenarsi a tenere sotto controllo questi momenti e ridurre il tempo dedicato al browsing, si può differire la soddisfazione della curiosità annotandola su un foglio di carta e rimandano la ricerca ad un singolo momento della giornata.

8) No al multitasking
Fate una cosa alla volta, ma concentrati. Silenziate le applicazioni, oppure assegnate suonerie diverse per messaggi che riguardano la sfera della socialità e quella professionale.

9) Occhio all'orario di lavoro 
In base a un sondaggio condotto da Gallup lo scorso anno quasi il il 50% di chi controlla la posta dell’ufficio fuori dagli orari di lavoro si definisce “molto stressato per gran parte della giornata”. Dunque, se avete degli orari di lavoro, cercate di rispettarli limitando le distrazioni e non accedete alla posta dell’ufficio fuori dagli orari di lavoro.

10) Invertite la tendenza 
Negli ultimi anni lo smartphone è diventato il nostro diario di bordo (o diario segreto, a seconda delle occasioni), che ne dite di invertire la tendenza? Invece di controllare il telefono come prima cosa al mattino e ultima alla sera, tenete un diario vero e proprio sul comodino dove annotare buoni propositi, sensazioni e accadimenti stabilendo una sorta di rituale alternativo per iniziare e finire la giornata.

Fonte: D.repubblica 

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INSTAGRAM: I SEGRETI DEGLI HASHTAG

L’estate è sicuramente il momento migliore per “mettersi in paro” con le competenze social, soprattutto per quanto riguarda Instagram, il network di condivisione fotografica dai risvolti business che forse non conoscete appieno.
Il segreto del successo su Instagram si deve principalmente ad un uso corretto degli hashtag, ovvero le parole precedute dal simbolo # e che contrassegnano in un certo senso le vostre foto per argomento, facilitandone la ricerca agli altri utenti.
Saper usare correttamente questo strumento vi aiuterà ad aumentare like e visibilità, anche e soprattutto nel caso in cui abbiate deciso di usare Instagram per scopi lavorativi e promozionali della vostra azienda o marchio.
Secondo gli esperti, infatti mettere gli hashtag giusti al posto giusto può aumentare follower e commenti fino al 300%.
Innanzitutto non dovrete mai esagerare con la quantità di hashtag, Instagram stesso pone un limite di 30 per ogni commento o didascalia.
Un altro trucco è saper mixare gli hashtag tra generici e specifici, che illustrino la foto a mo’ di didascalia e che attirino like raggiungendo più pubblico possibile. Meglio raggrupparli tutti insieme dopo la descrizione o la didascalia perché sicuramente gli hashtag sparsi qua e là all’interno di una frase creano confusione e disturbano la lettura.
Avrete sicuramente notato che molti utenti usano hashtag come: followMe, like4like, like, 100likes, ecc… che possono sembrare fastidiosi o poco illustrativi, ma a quanto pare funzionano. Prendono il nome di “social proof hashtags, hashtag a prova di social, e secondo gli esperti questa promessa di scambio like funziona finora.
Per la scelta degli hashtag giusti potete anche affidarvi ai trend del momento, cercandoli su Twitter o su Iconosquare, dove vengono evidenziati come “trending topic”, ovvero gli argomenti del giorno, per inserirvi in conversazioni o ricerche più seguite.
Importante è anche coinvolgere le comunità di Instagramers delle varie città, a seconda della pertinenza della foto o della vostra provenienza. Aiutano a localizzarvi ma anche a fornire spunti a chi si trova nel vostro raggio d’azione (gli hashtag sono tutti costutituiti dalla parola “igers” seguita dalla città o regione, (es. #igerstoscana, #igersfirenze).
Infine, se non vi piace l’effetto dell’accumulo di hashtag sotto la foto, potete sempre scriverli in seguito, in un commento separato: così l’immagine sarà comunque raggiungibile tramite la ricerca hashtag ma non avrà un elenco di parole precedute dal cancelletto sotto la didascalia.

Fonte articolo: Huffington Post

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