IMPRENDITORI: INTROVERSI E’ MEGLIO

Immaginate un tipico imprenditore.

Un soggetto introverso, tranquillo e riservato non è sicuramente la prima immagine che vi viene in mente. Gli imprenditori non dovrebbero essere aggregatori e leader, abili oratori e in grado di ispirare dipendenti, clienti e investitori con la sola forza della loro personalità? Non stupisce che il consiglio a tutti gli introversi che volevano intraprendere la carriera imprenditoriale è sempre stato “sii più estroverso”.


Ora però esperti di business e psicologi stanno cercando di sfatare questo mito perché l’introverso mette in campo capacità uniche (abilità di concentrazione per lunghi periodi, propensione all’equilibrio e al pensiero critico, fiuto per affidare incarichi agli altri) che lo rende anche più portato all’imprenditoria e al successo degli estroversi.
E infatti, numerosi imprenditori e AD sono per loro stessa ammissione introversi o hanno così tante qualità da introversi da far pensare che lo siano. Tra loro troviamo Bill Gates (co-fondatore di Microsoft), Steve Wozniak (co-fondatore di Apple), Larry Page (co-fondatore di Google), Mark Zuckerberg (co-fondatore di Facebook), Marissa Mayer (attuale presidente e AD di Yahoo) e Warren Buffet (presidente e AD di Berkshire Hathaway).


Come imprenditori gli introversi hanno successo perché “creano e guidano compagnie con grande concentrazione”, dice Susan Cain, autrice di “Quiet: The Power of Introverts in a World That Can’t Stop Talking” e fondatrice di Quiet Revolution, un sito web per introversi. La scorsa primavera, ha co-fondato il Quiet Leadership Institute, un’azienda di consulenza con l’obiettivo di aiutare le compagnie ad imbrigliare il talento dei dipendenti introversi e aiutare loro stessi a tirare fuori le loro qualità naturali. Tra i clienti dell’azienda oggi troviamo la General Electric, Procter & Gamble e la NASA.
Un altro grande plus, dice, è che “gli introversi non sono interessati alla leadership per gloria personale e si guardano bene dall’alimentare un culto della personalità. Pongono tutta l’enfasi nel creare qualcosa e non su sé stessi. Per loro natura, gli introversi tendono ad appassionarsi ad una, due o tre cose nella vita e per trasformare quell’idea in realtà si danno da fare a costruire alleanze e reti per acquisire capacità e fare tutto quanto necessario”.


Di seguito alcuni tratti comuni alla maggior parte degli introversi che li rendono particolarmente adatti all’imprenditoria.


Agognano la solitudine
Se gli estroversi hanno bisogno di un pubblico spesso generano la propria opinione sulle cose nel momento stesso in cui ne stanno parlando, gli introversi amano la solitudine. Quando sono soli prendono le decisioni più importanti.


Non hanno bisogno di conferme esterne
Solitamente non si fanno dire dagli altri se un’idea è buona o meno. Visto che tendono a riflettere prima di parlare, si fidano del loro giudizio. Gli estroversi, invece, hanno sempre bisogno di stimoli esterni e di “testare” le proprie idee sugli altri per essere sicuri e motivati.
Per gli stessi motivi, poi, gli introversi non prendono i fallimenti lavorativi sul personale come gli estroversi.


Sono bravi ascoltatori
“Gli estroversi sono convinti di avere il dono di una buona parlantina — prosegue la Buelow — e sono ansiosi di dimostrarlo. Gli introversi parlano solo quando hanno qualcosa da dire: quindi hanno tutto il tempo di ascoltare, sintetizzare e analizzare. I migliori imprenditori — conclude la Buelow — spesso sono i migliori ascoltatori, e di certo quelli che sanno porre le migliori domande”.

Sono più realistici
Adam Grant, docente alla Wharton, sostiene che le aziende dove la carica innovativa deve mantenersi alta funzionano meglio se a guidarle c’è un introverso perché “gli impiegati si sentono più liberi di esprimersi”. Inoltre, aggiunge Laurie Helgoe, autrice diPotere introverso, perché la tua vita interiore è la tua forza nascosta “gli estroversi sono naturalmente votati alla ricerca della positività, mentre gli introversi sono più critici, quindi più realistici nell’analizzare gli aspetti di una questione”.

Fonte articolo: Wall Street Journal