Equity crowdfunding per tutte le PMI

Grazie all’approvazione dell’«emendamento sul crowdfunding» alla Camera di dicembre l’equity crowdfunding potrà a breve essere esteso a tutte le PMI italiane.

In attesa dell’approvazione definitiva da parte del Senato, vediamo cosa comporta questo cambiamento. Fino ad oggi la possibilità di ricorrere a questa forma di finanziamento era riservata alle PMI a carattere innovativo (es. startup), mentre ora tutte le piccole e medie imprese italiane potranno avere la possibilità di ricorrere ai portali online per la raccolta di capitali di rischio.
Secondo quanto dichiarato dal Presidente della commissione Finanze della Camera, Maurizio Bernardo: “Adesso c’e’ uno strumento in più per avvicinare il risparmio privato al capitale del tessuto produttivo italiano riducendone la dipendenza dal canale bancario Si tratta di un provvedimento che non ha precedenti in Europa e mette l’Italia all’avanguardia, sul piano normativo, nel campo del crowdinvesting, un fenomeno nuovo che ha consentito di raccogliere, nel mondo, oltre 28 miliardi di dollari”.
Nel testo del Testo Unico Finanza cambia anche la definizione stessa di equity crowdfunding: mentre prima veniva definito come uno strumento ad uso esclusivo di start up e PMI innovative, ora diventa “una piattaforma on line che abbia come finalità esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio da parte delle PMI come definite dalla disciplina dell’Unione europea e degli organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investono prevalentemente in PMI”.
Sarebbero circa 4.100.000 le PMI che potranno beneficiare di questo cambiamento.
Non cambia nulla, invece, per i gestori dei portali di crowdfunding che dovranno sempre essere banche, imprese di investimento o soggetti che rispettano determinati requisiti e risultano iscritti ad un apposito registro Consob. Questi soggetti non possono fornire un servizio consulenziale, ma devono comunque fare da intermediari tra l’impresa che richiede il credito e le banche o imprese di investimento.
Almeno il 5% dell’offerta per il finanziamento delle Pmi deve avvenire da parte di almeno uno dei seguenti soggetti:
• investitori professionali;
• fondazioni bancarie;
• incubatori “certificati” di start-up innovative;
• investitori a supporto dell’innovazione.

(Fonte: www.mondopmi.com)