ZONE ECONOMICHE SPECIALI PER IL SUD

Il cosiddetto «Decreto Sud» (D.L. 91/2017) entrato recentemente in vigore è nato per rispondere concretamente all’esigenza di crescita economica nelle aree del Mezzogiorno.

Due le misure principali introdotte dal decreto:
- “Resto al Sud” dedicata all’imprenditoria giovanile;
- le Zona economiche speciali (Zes), ovvero delle aree, generalmente portuali, a cui spettano particolari benefici fiscali e semplificazioni amministrative.

Questo provvedimento d’urgenza a cui hanno lavorato i tecnici dei ministri Claudio De Vicenti e Carlo Calenda prevede una sorta di evoluzione delle zone franche concentrate in ambito doganale con l’obiettivo principale di attrarre gli investitori.
Le «Zes» nei mesi scorsi sono state oggetto di una lunga trattativa con Bruxelles per valutare criteri e benefici per queste aree circoscritte e con una particolare vocazione produttiva e di apertura ai mercati internazionali, nelle quali con una combinazione di incentivi (vantaggi fiscali, creditizi, deroghe e semplificazioni normative) si può creare un contesto più favorevole agli investimenti. È stato lo stesso ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno De Vincenti a indicare a esempio in Gioia Tauro la prima possibile candidata a diventare « Zes». Ma in lista di attesa ci sarebbero altre zone, come le aree retroportuali di Napoli e Salerno, Bagnoli, Taranto e Matera per lanciarla come capitale europea della cultura del 2019.
Le regioni ammissibili per le Zes sarebbero quindi: Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.
In 10 dei 12 Stati europei sono già presenti alcune Zes, come ad esempio in Polonia.


Fonte: Il Sole 24Ore