CYBERSECURITY, ANCORA TANTA STRADA DA FARE

La situazione italiana in tema di cybersecurity è ancora molto indietro rispetto a quanto avviene nel resto d’Europa, come si evince dai grafici esplicativi diffusi da Il Sole24Ore:



Il Governo, da parte sua, sta cercando di intervenire con il piano Industria 4.0, che ha tra i suoi pilastri anche l’agevolazione degli investimenti delle imprese in cybersicurezza.
«Il Piano è fondamentale per l’evoluzione del sistema industriale italiano. Sarebbe però altrettanto importante, come peraltro già evidenziato, trovare le modalità con cui gestire anche servizi continuativi, come l’ingaggio di esperti di sicurezza, che sono particolarmente importanti e non sono coperti dalle modalità di incentivazione introdotte da Industria 4.0», spiega Giorgio Mosca, presidente Steering Committee Cybersecurity di Confindustria Digitale, associazione che sta lavorando alla creazione di un framework di passaggi necessari per mettere in cybersicurezza un’azienda.
«Eventi come WannaCry (l’attacco hacker che ha messo in ginocchio 200mila computer in tutto il mondo, n.d.R.) paradossalmente aiutano. Anche se ora il problema è più di alfabetizzazione che di mancata consapevolezza che il rischio esista», dice dal canto suo Marco De Bellis, di Exage: digital technology integrator, e quindi società che coniuga consulenza strategica e sviluppo di tecnologie.
Il vero problema, però, non sembra essere tanto la consapevolezza del rischio, quanto la volontà di investire in maniera strutturata per prevenirlo: secondo una recente indagine dell’Osservatorio Information Security&Privacy del Politecnico di Milano, infatti, il mercato delle soluzioni di information security in Italia nel 2016 ha registrato un +5% rispetto al 2015, ma la crescita riguarda per il 74% le grandi imprese. Alle Pmi resta solo un 26%: poco più di 250 milioni.
Proprio sulle Pmi poi, un altro dato dello studio del Politecnico di Milano risulta particolarmente impietoso: il 93% ha dedicato un budget alle soluzioni di information security nel 2016, ma senza un utilizzo maturo e consapevole. A pesare è soprattutto l’adeguamento normativo (48%) con solo il 9% delle piccole aziende (fra i 10 e i 49 addetti) che ha specifici programmi di formazione.


Fonte: IlSole24Ore

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