DAL GIAPPONE LA RIVOLUZIONE DEL LAVORO

La rivoluzione del lavoro parte dal Giappone, più in particolare dagli uffici di Yahoo.
A differenza di quanto avviene nella sede centrale statunitense (dove la precedente AD Marissa Meyer ha ammesso di lavorare anche 18 ore al giorno), in oriente è stata avanzata la proposta di weekend lungo di ben 3 giorni per tutti i dipendenti. L'imperativo è "lavorare meno, riposarsi di più" e si sta allargando in tutto il paese ormai da qualche anno.
Questo per ovviare alle ormai annose piaghe che affliggono il Giappone dagli anni '80: la morte per troppo lavoro (karoshi) e il suicidio per l’eccesso di lavoro (karojisatsu). Solo pochi mesi fa una dipendente dell’agenzia pubblicitaria Dentsu si è suicidata per l’eccessivo carico di lavoro: 105 ore di straordinari in un mese. L'episodio ha causato le dimissioni del presidente della società e costretto l'intero paese a riflettere ancora una volta sull'argomento.
Per questo Yahoo Giappone ha deciso di dare il buon esempio riducendo la settimana lavorativa a quattro giorni, con tre giorni settimanali di riposo.
I dirigenti affermano che non ci dovrebbero essere impatti sulla produttività e il risparmio dei costi potrebbe riservare sorprese positive a bilancio. “Dando agli impiegati più libertà su come lavorare, ci auguriamo che i dipendenti scelgano uno stile che permetta loro di operare al massimo della loro capacità, così potremo aumentare la produttività”, ha dichiarato all’agenzia americana Bloomberg una portavoce della compagnia, Megumi Yagita.

Fonte: Wired

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E-commerce: lo sprint del 2017

L’e-commerce b to c in Italia ha affrontato con uno sprint questo inizio 2017 ed entro l’anno dovrebbe riuscire a guadagnare una crescita del 20% con 23,4 miliardi di valore. Lo afferma Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico italiano in occasione della presentazione dei trend del settore per il 2017.
Nonostante il calo delle vendite al dettaglio (-0,5%) registrato dall’Istat lo scorso dicembre, quest’anno la spinta agli acquisti online sarà data dalla lieve ripresa del PIL e dalla maggiore propensione delle famiglie italiane ad acquistare sul web.
“Il numero degli acquirenti online è cresciuto dal 2014 al 2016 del 26% ma ancora maggiore è stato l’incremento del valore del mercato e-comm che nello stesso periodo è aumentato di oltre un terzo. Anche per quest’anno prevediamo un forte sviluppo del comparto, in cui la multicanalità giocherà un ruolo chiave insieme alle vendite in mobilità e allo sviluppo di modelli di interazione tra negozio fisico e canali digitali”, sottolinea Roberto Liscia, presidente di Netcomm.

 


Le migliori performance di crescita sono attese per quelli che finora erano ritenuti comparti di nicchia: arredamento con complementi, abbigliamento, calzature, accessori, alimentari e largo consumo confezionato. Già oggi una catena su quattro di quelle attive nell’e-commerce offre prenotazioni online e ritiro a negozio, mentre il 12% prevede il reso.
Pare rallentare leggermente, invece, la richiesta di viaggi e vacanze on-line, insieme alle assicurazioni, mentre vanno bene l’elettronica di consumo e l’hi-tech (+28% nel periodo 2015-17).
Oltre ai giganti dell’e-commerce e alle grandi catene di distribuzione, in Italia si osserva una presenza sempre più strutturata di imprese medie e piccole che cercano di usare l’on-line a loro vantaggio anche verso mercati esteri.
Su quasi 21 milioni di acquirenti online attivi in Italia, quasi 16 milioni sono classificabili come clienti abituali nell’ultimo trimestre 2016. Ciascuno ha fatto in media non meno di tre acquisti nel periodo, spendendo mediamente circa 100€.
Sempre più acquisti, infine, avvengono da mobile, tramite smartphone (+80% degli acquisti).

Fonte: Il Sole 24 Ore

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DONNE MANAGER: IMPRESE IN CRESCITA

L’indagine “The future of business” condotta da Ocse e World Bank in partnership con Facebook mostra che le imprese guidate da donne investono maggiormente all’estero e sanno sfruttare meglio le potenzialità del web.
Sono circa 60 milioni le aziende con meno di 250 dipendenti che nel mondo hanno aperto una pagina Facebook. Un campione rappresentativo di queste aziende è stato selezionato un anno fa in 22 Paesi (oggi saliti a 33) per un monitoraggio a campione. Lo scorso dicembre, erano circa 140 mila i proprietari di pagine Business su Facebook che nel mondo hanno partecipato all’indagine mensile. In Italia le aziende coinvolte sono oltre 7.400 e, secondo un’indagine di Registro.it nel nostro Paese il 27% dei piccoli e medi ha una pagina Facebook.
Dalla ricerca congiunta emerge che le aziende che producono almeno il 25% delle entrate grazie all’export sono più spesso guidate da donne che da uomini (41% contro 31%). Il 76% delle imprenditrici usa la Rete per promuovere il business contro il 74% degli imprenditori, oppure per mostrare prodotti/servizi (78% contro 74% delle aziende al maschile). Percentuali più alte anche quando si tratta di fornire informazioni online (69% delle aziende rosa contro il 62% di quelle al maschile).
«In genere, le donne non sono viste come i principali consumatori di tecnologia, ma in realtà, stanno usando il digitale più degli uomini per gestire le proprie attività», fa notare il country manager di Facebook in Italia, Luca Colombo.
Uomini e donne imprenditrici hanno però la stessa opinione su un punto: l’occupazione. Nei prossimi sei mesi, il 71% delle aziende manterrà stabile il proprio organico. Il 20% ha invece in previsione un aumento dei dipendenti contro il 17% di tre mesi prima. Infine il 9% prevede un «restringimento» dell’organico.

Fonte: Corriere Economia

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